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Scintille tra Gori e commercianti sulla movida. Gli esercenti: «Noi non abbiamo responsabilità»

Il sindaco ha scritto una lettera alle attività della città per ricordare loro il rispetto stringente delle regole. Ascom e Confcommercio rispondono: non è accettabile che si imputi il problema degli assembramenti a noi». Prime multe a persone senza mascherine

Scintille tra Gori e commercianti sulla movida. Gli esercenti: «Noi non abbiamo responsabilità»
Bergamo, 23 Maggio 2020 ore 10:05

Se i numeri rassicurano, dall’altra parte l’atteggiamento di tanti (troppi) preoccupa. E così, un po’ in tutta Italia, è stata avviata la “battaglia” contro chi non indossa la mascherina e contro la movida. Anche a Bergamo, naturalmente, a maggior ragione essendo stata la città più colpita da questa tragedia. Nelle ultime ore, dopo gli allarmi lanciati dal sindaco Giorgio Gori e rivolti soprattutto ai più giovani, sono state comminate dalle forze dell’ordine le prime tre sanzioni da 400 euro a persone senza mascherina.

Il sindaco Giorgio Gori

Il primo cittadino ha poi scritto una lunga missiva a commercianti e operatori della città per chiedere maggior attenzione e sicurezza. Gori ha ricordato loro le azioni messe in campo dal Comune per favorire le loro attività nonostante il delicato momento e si è poi concentrato sulla richiesta di collaborazione per evitare assembramenti e pericolose situazioni di rischio contagio.

«Carissimi,

La ripresa dell’attività dei ristoranti e dei bar segna un passaggio importante della cosiddetta “Fase 2”, che segue quella della grave emergenza sanitaria legata all’epidemia di Covid-19. Spero innanzitutto che tutti voi abbiate potuto riaprire: sono consapevole che la lunga chiusura ha determinato pesanti conseguenze per tutte le attività d’impresa e non mi nascondo le difficoltà che ne possono derivare.

[…]

Non siamo però oltre l’emergenza Covid, come sapete. La fase sanitaria più critica – terribile per la nostra città – sembra superata, ma il virus ancora circola, e il rischio di nuove fiammate dell’epidemia va assolutamente scongiurato. Questo dipende dal concorso di tanti soggetti: delle autorità sanitarie, in primo luogo, ma anche dai comportamenti di ogni cittadino, dal rigore con cui verranno rispettate le prescrizioni di sicurezza che abbiamo imparato a conoscere.

Anche voi, ristoratori e baristi, protagonisti dei momenti di relax e di svago dei nostri cittadini, avete un ruolo importante. Il Governo, la Regione Lombardia – nonché la nostra Amministrazione, per quanto riguarda i dehors – hanno fissato delle regole a cui è necessario che vi atteniate con serietà. Dopo avervi ricordato cosa il Comune sta facendo per voi, consentitemi quindi di richiamare queste regole:

SPAZI INTERNI

I tavoli devono essere disposti in modo che le sedute garantiscano il distanziamento interpersonale di almeno 1 metro di distanza tra i clienti, con l’unica eccezione – per disposizione della Regione – dei casi di accompagnamento di minori di 6 anni o di persone non autosufficienti (su questo sono i clienti ad assumersi la responsabilità di ciò che affermano). Tale distanza può essere ridotta solo ricorrendo a barriere fisiche (plexiglas) tra i diversi tavoli.

Negli esercizi che non dispongono di posti a sedere, è possibile consentire l’ingresso ad un numero limitato di clienti per volta, in base alle caratteristiche dei singoli locali, in modo da assicurare il mantenimento di almeno 1 metro di separazione tra i clienti.

La consumazione al banco è consentita solo se può essere garantita la distanza di 1 metro tra i clienti, salvo che in caso di accompagnamento di minori di 6 anni e di persone non autosufficienti.

DEHORS

All’esterno i tavoli devono essere disposti in modo che le sedute garantiscano almeno 1 metro di distanziamento tra i clienti, salvo – dice l’Ordinanza della Regione – i soli casi di accompagnamento di minori di sei anni o persone non autosufficienti.

Per i clienti che si trovino seduti uno accanto all’altro a tavoli diversi, il distanziamento dovrà essere di 1.5 metri (questa distanza può essere ridotta a 1 metro se viene interposta una barriera fisica, per esempio di plexiglass).

Al fine di consentire il transito pedonale lungo il marciapiede, deve essere garantito uno spazio di passaggio non inferiore a 1,50 metri per tutta la zona di transito in corrispondenza del dehor.

PRENOTAZIONE

Per i servizi di ristorazione all’aperto è sempre obbligatoria la prenotazione (che può essere eventualmente fatta anche “in presenza”). La prenotazione è obbligatoria anche per i bar per le consumazioni prolungate al tavolo tra le 12 e le 14 e dalle 18 alla chiusura.

Il gestore ha l’obbligo di conservare per 14 giorni nome cognome e numero di telefono dei soggetti che hanno prenotato.

LE ALTRE REGOLE

È obbligatorio rilevare la temperatura corporea, impedendo l’ingresso ai clienti che hanno più di 37,5°C;

  • Bisogna rendere disponibili prodotti igienizzanti per i clienti e per il personale in più punti del locale, e in particolare in prossimità dei servizi igienici (che vanno puliti più volte al giorno);
  • La consumazione al buffet non è consentita;
  • Il personale a contatto con i clienti deve utilizzare la mascherina e deve procedere all’igiene delle mani con soluzioni idro-alcoliche prima di ogni servizio;
  • Va favorito il ricambio d’aria ed escluso, per gli impianti di condizionamento, il riciclo dell’aria;
  • La postazione della cassa può essere protetta da schermi; il personale deve usare la mascherina e avere a disposizione gel igienizzante;
  • vanno favoriti i pagamenti elettronici, possibilmente al tavolo;
  • I clienti devono usare la mascherina tutte le volte che non sono seduti al tavolo;
  • Al termine di ogni servizio al tavolo va fatta la disinfezione delle superfici;
  • Per olio, aceto, sale, pepe, zucchero, ecc., vanno usate porzioni monouso o contenitori igienizzati ad ogni servizio;
  • I menù devono essere usa e getta o plastificati e disinfettati dopo ogni uso; oppure scaricabili sui cellulari dei clienti, o riportati su lavagne.
  • Va fornita un’adeguata informazione sulle misure di protezione, comprensibile anche per i clienti di altre nazionalità.

LE SANZIONI

Vi ricordo infine che la violazione di queste norme, salvo che il fatto costituisca reato, sono punite con una sanzione amministrativa da 400 a 3.000 euro. Nel caso delle attività di impresa si applica anche la sanzione accessoria della chiusura dell’esercizio o dell’attività da 5 a 30 giorni.

So che vi si chiede uno sforzo particolare, in un periodo già difficile, ma ne va della salute dei vostri clienti e dei vostri collaboratori. Confido dunque nella vostra piena collaborazione».

Una lettera ai titolari di attività di ristorazione e somministrazione a cui ha fatto seguito anche un’altra missiva, a firma di Oscar Fusini e Filippo Caselli, rappresentanti cittadini di Ascom e Confesercenti. I due, pur sottolineando la confusione e il ritardo delle disposizioni di legge, ricordano che purtroppo non ci sono alibi quando si parla di sicurezza e salute pubblica. Ricordano anche loro, una volta in più, le regole a cui attenersi, ma non esitano a rispondere a tono a chi chiede che siano i commercianti, per l’appunto, a vigilare sui comportamenti delle persone.

«Non è accettabile quello che stiamo registrando e che imputa il problema della movida ai locali – scrivono Fusini e Caselli -. Le violazioni della legge di una minoranza non possono far scivolare le responsabilità sugli esercenti». Quasi come a dire, anche al sindaco Gori, ognuno faccia il suo: i commercianti si devono preoccupare di rispettare le norme a loro imposte, ma delle sicurezza pubblica se ne occupino le forze dell’ordine.

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