Cronaca
Cosa emerge dalle prime indagini

Scommesse, potere e riciclo Perché la 'ndrangheta ama il calcio

Scommesse, potere e riciclo Perché la 'ndrangheta ama il calcio
Cronaca 20 Maggio 2015 ore 19:15

Si chiama operazione Andromeda la “testa di ponte” che ha fatto cadere il castello attorno al nuovo filone di calcioscommesse che ha combinato alcune partite di Lega Pro e serie D. Il blitz, eseguito la scorsa settimana della Polizia di Stato, Guardia di Finanza e direzione investiga antimafia, ha smascherato il sistema di comando tramite il quale la cosca Iannazzo controllava gran parte della Calabria. Dal materiale trovato sul clan, facente capo a Pietro Iannazzo, e soprattutto dalle intercettazioni delle telefonate di quest’ultimo, si è risaliti fino alla gestione societaria del Neapolis e a il polverone legato al calcioscommesse esploso nella giornata di martedì. I magistrati della Direzione distrettuale antimafia hanno evidenziato come gli arrestati facessero parte di «una cosca d’elite della mafia imprenditrice», intenzionata a controllare il territorio d’appartenenza, servendosi anche di violenze verbali e atti intimidatori.

Il meccanismo. Gli esponenti del clan, indicati da Iannazzo, erano l’ultimo anello di una catena ben stratificata con legami a livello internazionale con altre organizzazioni criminali straniere («Quello che emerge è uno spaccato nazionale e transnazionale», come detto dal procuratore capo di Catanzaro Vincenzo Antonio Lombardo). Kazaki, serbi, sloveni e russi, esperti del “mondo” delle scommesse illegali, pagavano i membri dei clan nostrani per alterare i risultati delle partite sulle quali scommettevano (o sulle quali davano soffiate). I membri della cosca calabrese utilizzavano il denaro per corrompere i giocatori così da avere le partite combinate. L’avvicinamento ai calciatori era abbastanza semplice, facilitato dalla trama di rapporti di amicizia “clientelare” tessuti da Iannazzo in persona con i principali dirigenti ed i presidenti delle società calcistiche (è stato anche consulente di mercato e componente della gestione tecnica del Neapolis). Quando però i match non finivano con il risultato “previsto dagli accordi” potevano scoppiare liti tra i finanziatori ed i dirigenti dei club, con conseguenti atti criminali quali estorsione e sequestro di persona («La pericolosità della condotta estorsiva ci ha convinti ad intervenire» ha dichiarato il procuratore aggiunto di Catanzaro Giovanni Bombardieri).

Perché interessata al calcio? Un vero e proprio sistema di mutua assistenza indirizzato ad accrescere gli affari, e gli interessi, di ognuno. Pierpaolo Romani, coordinatore nazionale di “Avviso Pubblico”, ha infatti evidenziato come i campionati minori siano “terreni importanti” per le organizzazioni mafiose, in quanto hanno la possibilità di inserire nel calcio capitali frutto di attività illecite, così da ottenere maggior consenso sociale ed accrescere esponenzialmente il proprio business con “investimenti sicuri”. A fargli eco anche Nicola Gratteri, procuratore aggiunto di Reggio Calabria, che, intervistato da Radio24, ha fatto notare come «il calcio è uno strumento, una forte forma di pubblicità. Essere presidenti di una squadra di calcio è un collettore formidabile di consenso». La ricerca dell’appoggio dell’area territoriale per cui farsi vedere vicino ad un presidente di una squadra di calcio, o aiutare finanziariamente un club, è «una forma di esternazione di potere per uno ‘ndranghestista». La gestione di appalti, del traffico delle armi e degli esplosivi ed il calcioscommesse sono stati solo alcuni dei settori che la cosca Iannazzo ha controllato in Calabria, tramite una rete stratificata e variegata di accordi di fiducia e consensi.

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