Tra un mese esatto si vota

Scozia indipendente o no?

Scozia indipendente o no?
17 Agosto 2014 ore 15:00

È ancora ampiamente in testa il fronte del no, ma le percentuali di chi vuole che il 18 settembre prossimo la Scozia diventi indipendente dalla Gran Bretagna crescono sempre di più.

Questo, almeno, è quello che due diversi sondaggi hanno messo in luce, sebbene il leader del movimento indipendentista, Alex Salmond, sia uscito con un bottino abbastanza magro dal dibattito tv di due settimane fa. Il match con Alistair Darling, capofila del gruppo anti-indipendentista, ha assunto tratti troppo americani e il premier scozzese non è riuscito a girare a suo favore la discussione. Tuttavia, una prima indagine pubblicata ieri dallo Scotland on Sunday dice che gli scozzesi che, come lui, vogliono salutare Londra sono passati al 38%, cioè più 4% in un mese. Più ridenti sono invece le ricerche di Panelbase: il sì oggi prenderebbe il 42%, a soli 4 punti di distacco dagli anti-indipendentisti (46%).

Insomma, tutto si gioca sull’ampia fetta degli indecisi, un decimo abbondante dell’elettorato su cui in questo mese i due fronti tenteranno di far presa con programmi e discorsi. A questo punto, la più spaventata di tutte è Londra: difficile cogliere in toto le conseguenze di una spaccatura del Regno Unito, per evitare la quale, nelle scorse settimane, sono state acquistate numerose pagine pubblicitarie sui giornali venduti tra Glasgow e Edimburgo.

«Dall’indipendenza non si torna indietro, è una decisione irreversibile che potrebbe cambiare il mio Paese per sempre», ha detto alla stampa Danny Alexander, scozzese ma parlamentare a Londra, battendo il dito sull’irrevocabilità dell’eventuale scelta. Ci sono questioni di identità e ancor più ragioni economiche, ma la paura di fondo è che una vittoria del “sì” possa rianimare altri fronti storicamente più preoccupanti per gli inglesi, Irlanda del Nord in primis.
Settimana scorsa sono scese in campo pure tante personalità inglesi del mondo dello spettacolo, schierandosi a favore dell’unità: dal Rolling Stone Mick Jagger allo scienziato Stephen Hawking, passando per attori e sportivi, in tanti hanno firmato una petizione rivolta al di là del Vallo di Adriano: «Vogliamo che sappiate quanto apprezziamo il legame di cittadinanza con voi e esprimervi il nostro auspicio che votiate per rinnovarlo: ciò che ci unisce è molto più grande di quello che ci divide. Rimaniamo insieme».

 

sterline

[Sterlina scozzese]

 

Dall’altra parte ci si rimbocca le maniche in vista del mese finale di campagna elettorale, ben sapendo però che il nodo più difficile da sciogliere è quello che più preoccupa gli scozzesi, ossia la moneta. Salmond ha ammesso fin qui di essere stato poco chiaro, ma è convinto che alla fine riusciranno a mantenere la sterlina. Cosa che però Londra nega.
Perché è chiaro che ci sono ideali di identità, ma a sostenere la lotta scozzese sono principi di ordine economico. Sarebbe affidabile e duratura una repubblica così piccola e appoggiata in prevalenza sul petrolio? Il modello, è risaputo, è quello della Norvegia, e il fronte del “sì” continua a sbandierare il parere che Standard&Poors (agenzia di rating statunitense) ha emesso tempo fa: «Una Scozia indipendente anche al netto delle riserve del Mare del Nord merita la nostra valutazione più elevata». Chi invece sostiene il “no” teme un ipotetico cambio di moneta e, ancor di più, l’esaurimento delle riserve petrolifere: le coste di Aberdeen sono ricche, ma non infinite. E una futura sopravvivenza di una Scozia indipendente dovrebbe costruirsi anche su nuove politiche economiche.

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