le reazioni

Scuola, i concorsi dopo l’estate. Dalle supplenze proprio non se ne esce

Dura presa di posizione della Cisl, che critica le decisioni del Governo.

Scuola, i concorsi dopo l’estate. Dalle supplenze proprio non se ne esce
26 Maggio 2020 ore 08:42

L’annuncio è del ministro dell’istruzione Lucia Azzolina che ieri ha presentato a grandi linee l’accordo raggiunto sulla scuola. «Vogliamo ridurre il precariato – afferma la ministra -, per dare più stabilità alla scuola, e vogliamo farlo attraverso una modalità di assunzione che garantisca il merito. Nel frattempo, in attesa di espletare la prova, ci saranno le supplenze dalle graduatorie provinciali che saranno aggiornate con le nuove modalità». Ecco, appunto, le supplenze. L’eterno problema della nostra scuola. E subito c’è stata la reazione della Cisl scuola. «Almeno 650 docenti  bergamaschi  potevano essere stabilizzati dal 1° settembre, in totale quasi 5 mila in tutta la regione. Un’occasione mancata», stigmatizza Salvo Inglima, segretario generale Cisl Scuola Bergamo.


«Ancora una volta – spiega Inglima – la politica sta decidendo senza valutare la fattibilità. Il 1° settembre continueranno a esserci i soliti avvicendamenti a partire dalle aree più colpite dal covid-19. La Provincia di Bergamo, oltre che dal virus di questa primavera, è sicuramente una delle più colpite dall’atavica emergenza della “supplentite”. Se a ciò si aggiungono le incertezze sul regolare avvio dell’anno scolastico legate al Covid-19, la situazione si prospetta drammatica». «Avrà  il Governo  il coraggio di guardare negli occhi studenti e famiglie senza un minimo senso di colpa? – rincara la dose Lena Gissi, numero uno nazionale di Cisl Scuola -. Noi non volevamo vinti o vincitori e il risultato di una prova che cambia ci soddisfa poco. Le assunzioni per soli titoli avrebbero portato in cattedra i docenti per garantire le attività didattiche in presenza e con la didattica a distanza. In un intero anno di formazione e con una selezione vera finale si poteva completare la procedura concorsuale. Oggi è più che mai evidente che la scuola non è importante, è parte di una scacchiera politica e degli equilibri di partito, ma non è al centro delle scelte per il futuro di questo Paese».

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