Lo dicono i ricercatori

Se siete golosi non è colpa vostra ma di un enzima dal nome dolce

Se siete golosi non è colpa vostra ma di un enzima dal nome dolce
16 Dicembre 2014 ore 12:11

Non è solo questione di palato. Le scelte alimentari e in particolare la predisposizione verso cibi ricchi di glucosio, quindi dolci o carboidrati, sarebbe guidata dal cervello. In particolare, dall’attività di un enzima, che sembra essere la causa dell’appetito di alimenti zuccherosi. La scoperta di questo meccanismo cerebrale è stata resa nota in un articolo apparso sul Journal of Clinical Investigation dai ricercatori dell’Imperial College London che, per le loro ricerche, hanno ricevuto un finanziamento del Biotechnology and Biological Sciences Research Council.

 

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Lo studio. È ancora a livello sperimentale, poiché i primi risultati si attestano su esperimenti eseguiti in laboratorio, ma comunque significativi e meritevoli di ulteriori indagini. Ad ogni modo, per la prima volta si sarebbe dimostrata l’influenza di un nutriente, in particolare il glucosio, su una determinata area cerebrale nel processo di acquisizione dell’energia. Quest’area è fondamentale per attivare tutte le funzionalità della materia grigia, che comincia a perdere i colpi se manca la giusta quantità di carburante energetico. Il quale, se non viene fornito direttamente dal glucosio, deve essere inevitabilmente ricavato da qualche altra fonte. Quale e come?

La risposta arriva da un modello messo a punto dai ricercatori. A partire da un’osservazione: quando l’energia che raggiunge il cervello non è sufficiente, si innesca un particolare processo per cui si è spinti a ricercarla e ad introiettarla attraverso l’alimentazione. Ma non da tutti i cibi: servono quelli ricchi di zucchero e amidi, che consentono di accumulare le giuste riserve energetiche cerebrali.

A regolare questo meccanismo di acquisizione è un enzima speciale, chiamato glucochinasi, che rileva la presenza di glucosio nel fegato e nel pancreas, e che è anche presente nella regione cerebrale dell’ipotalamo. Compito di quest’ultimo è quello di regolare diverse funzioni, fra cui anche quella preposta all’introduzione del cibo.

 

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Glucosio dipendenza. Sembra che del glucosio se ne abbia una necessità fisica e mentale. Una vera e propria dipendenza. È vero almeno nei modelli animali: infatti, i ricercatori hanno osservato che, quando i topolini restavano a digiuno per ore, quindi in carenza anche di glucosio, l’attività della glucochinasi – il centro di regolazione dell’appetito all’interno dell’ipotalamo – aumentava in maniera netta.

Al momento del pasto, dopo essere stati tenuti a stecchetto, gli animali che potevano scegliere fra una soluzione di glucosio o una pillola che costituiva il loro normale cibo, consumavano più zuccheri (glucosio) rispetto al resto del cibo. Viceversa, mano a mano che la glucochinasi rientrava nella norma e diminuiva la sua attività, anche la richiesta e il consumo di glucosio da parte delle cavie si riduceva.

Una scoperta che potrebbe avere una applicazione anche nell’uomo: obiettivo dei ricercatori è infatti ora capire il desiderio di glucosio possa essere ridotto modificando la dieta o utilizzando un eventuale farmaco che agisca in maniera efficace su questo sistema enzima-cervello-glucosio per prevenire alcune condizioni cliniche importanti come l’obesità.

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