Un'indagine australiana

Se mancano selenio e affini la cicogna non trova la strada

Se mancano selenio e affini la cicogna non trova la strada
11 Dicembre 2014 ore 11:27

Un nuovo studio australiano dell’Università di Adelaide confermerebbe una volta di più l’importanza di una dieta corretta, varia e bilanciata per future mamme, nella fase del concepimento prima e nel periodo della gravidanza poi. Questo per garantire al nascituro una buona salute e per allontanare il rischio di importanti complicanze durante lo sviluppo intrauterino o il parto. In particolare, i ricercatori australiani suggeriscono di assumere selenio e monitorarne la presenza nei follicoli ovarici (le strutture in cui vengono prodotti gli ovuli), perché sostengono sia fondamentale per renderli fecondi.

Il selenio. Allo studio australiano, pubblicato sulla rivista Metallomics, vanno dati almeno due meriti: quello di avere ricercato, da un lato, attività e implicazioni nella fertilità di un elemento dietetico di cui ancora si sa o si parla poco in letteratura e, dall’altro, di avere messo in relazione per la prima volta il selenio con la capacità riproduttiva della donna. Infatti precedenti studi ne avevano già identificato implicazioni e ruoli, ma solo nella fertilità maschile.

È stato così possibile scoprire che l’espressione di un gene codificante una particolare proteina, la GPX1, che contiene proprio selenio, è significativamente più elevata, in alcuni casi addirittura raddoppiata, nelle cellule uovo che hanno portato a una gravidanza.  La ricerca svelerebbe quindi non solo che il selenio e le selenioproteine sono presenti in quantità importanti nei follicoli ovarici grandi e sani, ma che svolgano anche una funzione antiossidante negli stadi tardivi dello sviluppo del follicolo, aiutando cioè a creare un ambiente perfetto nel quale la cellula uovo si può impiantare.

 

 

Gli alimenti ricchi di selenio. In attesa che ulteriori studi stabiliscano quali siano i livelli di selenio ottimali per rimanere incinta, la scienza suggerisce di inserire nella dieta, con l’aiuto di un nutrizionista (perché gli eccessi sarebbero dannosi), un adeguato e moderato apporto di selenio.

Questo minerale può essere naturalmente trovato nei cibi ricchi di proteine come nella carne rossa, nel manzo in particolare; in alcune carni bianche quali il tacchino e l’agnello; nei frutti di mare; nei crostacei come i gamberi; in alcuni tipi di pesce fra cui il merluzzo, il tonno, le sardine, il salmone, l’halibut; nelle noci e nell’orzo.

Gli altri micronutrienti fondamentali in gravidanza. Oltre al selenio, però, ci sono altre sostanze che non possono essere trascurate dieteticamente dalla mamma. Innanzitutto l’acido folico, una vitamina indispensabile nella sintesi del DNA e nei processi di divisione cellulare, che, assunto nel periodo preconcezionale, quindi 2 mesi prima del concepimento e per tutto il primo trimestre di gravidanza, aiuta ridurre significativamente nel feto i rischi di difetti del tubo neuronale, responsabile di malattie quali la spina bifida, l’anencefalia e l’encefalocele. Sono diversi gli alimenti in cui l’acido folico è naturalmente contenuto; fra questi, alcuni tipi di verdura come cavoli, lattuga, spinaci, asparagi e pomodori, nella frutta in particolare in arance e datteri, nel frumento integrale e nei derivati. Ma per quanto se ne possa mangiare, l’apporto non sarà mai sufficiente a coprire il fabbisogno raddoppiato nel periodo della gravidanza e che dovrà essere necessariamente arricchito con una supplementazione.

 

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Oltre all’acido folico, si sta scoprendo anche l’importante ruolo in gravidanza di altri micronutrienti, come vitamine e minerali: ad esempio degli Omega 3 contenuti in modo particolare nel pesce, principalmente il pesce azzurro di piccola taglia (alici, sgombri e sardine ad esempio) e del DHA, un acido grasso appartenente anch’esso alla famiglia degli Omega-3 e che contribuisce allo sviluppo cerebrale e dell’apparato visivo nel feto e nel lattante, il quale è contenuto in pesci grassi (merluzzo, salmone, tonno, sgombro), ma anche in aringhe, sardine, pesce azzurro in genere, e che va eventualmente supportato da integratori alimentari laddove carente.

È inoltre consigliata anche la supplementazione di ferro, un minerale importante che contribuisce alla formazione dei globuli rossi utili per il trasporto dell’ossigeno ai tessuti. Infatti la sola assunzione di ferro attraverso la tavola, anche con un consumo aumentato di carne, pesce, uova, cereali integrali, legumi verdura verde scuro e frutta secca o potenziata con l’utilizzo del limone non permette di soddisfare la richiesta raddoppiata da parte dell’organismo e di mettere al riparo la mamma da emorragia post-partum e il bambino dal basso peso alla nascita e da implicazioni a livello cerebrale in età adulta.

Ancora, occorre fare attenzione a possibili carenze di vitamina A e del gruppo B (B6 e B12), di zinco e di vitamina D. Quest’ultima è preziosa anche in gravidanza poiché facilita l’assorbimento del calcio, contribuendo alla corretta formazione dello scheletro fetale e a proteggere la donna dal rischio a breve termine di complicanze, che possono portare a parti prematuri o a basso peso fetale e, a lunga scadenza, di osteoporosi.

Ancora, in gravidanza, possono essere bassi i livelli di iodio, invece fondamentale per lo sviluppo della tiroide e del cervello fetale e che va quindi maggiorato con l’utilizzo di un sale esclusivamente iodato e di una eventuale supplementazione e di calcio dovuta al fatto che la maggior parte dei multivitaminici non contengono questa sostanza poiché influisce con l’assorbimento del ferro.

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