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Come Dorian Gray

E se riuscissimo a non invecchiare? (C’entrano i moscerini della frutta)

E se riuscissimo a non invecchiare? (C’entrano i moscerini della frutta)
Cronaca 15 Novembre 2014 ore 10:00

Potremo essere tutti degli eterni giovani Dorian Gray. Forse. Responsabili di questo miracolo scientifico, e non di un patto con il diavolo come avvenne al menzionato protagonista del più famoso romanzo di Oscar Wilde, sarebbero i poco amati moscerini della frutta. Proprio su questi piccoli insetti, infatti, i ricercatoridella University of California di Los Angeles, avrebbero identificato un gene per rallentare l’invecchiamento, pubblicando i risultati delle loro ricerche finanziate dai National Institutes of Health’s National Institute on Aging, su  Cell Reports.

 

time-lapse

 

Lo studio sui moscerini. Dobbiamo immaginare un laboratorio popolato da esserini volanti: almeno100mila esemplari di Drosophila melanogaster, questo il nome scientifico dei moschini, di cui gli scienziati hanno identificato tutti i geni, arrivando al punto di sapere come ‘accenderli’ o ‘spegnerli’. L’attenzione, in questo caso, era focalizzata sui geni dell’invecchiamento, per studiare l’evoluzione anche sull’uomo, visto che la drosofila è tra i migliori modelli mappali, di tipo animale, perché vicino a quello della nostra specie.

Sotto la luce e le lenti dei microscopi c’era in particolare il gene AMPK che è una sortadi sensore di energia ‘chiave’ per la cellula. Aumentandone la quantità in particolari organi, come ad esempio nell’intestino o nel sistema nervoso (soprattutto nel cervello), i biologi hanno osservato nella drosofila un aumento del 30 percento della durata della vita, pari a circa 6-8 settimane in più. Che applicato all’uomo significherebbe una passaggio potenziale da una media di 78 anni a oltre 101 anni.

Ma come è stato possibile arrivare a questo traguardo di lunga vita? Favorendo l’autofagia, un processo che come dice l’origine greca del termine ‘mangiare se stessi’, elimina i componenti cellulari spazzatura perché troppo vecchi o danneggiati, prima che creino guai anche alle altre cellule presenti nell’organismo.

 

Giovane-vecchio

 

La sfida della ricerca. I biologi hanno anche osservato che aumentando il gene AMPK, e quindi accelerando il processo di autofagia, l’invecchiamento rallentava nell’organo in cui era stato attivato. Ma non solo. Ovvero l’autofagia era una condizione necessaria e sufficiente per scatenare effetti anti-invecchiamento. Da qui l’idea di bypassare l’AMPK e puntare direttamente all’autofagia, cercando di capire se il ‘ringiovanimento cellulare’ possa essere potenziato ed esteso all’intero organismo, cervello compreso, per combattere alcune fra le malattie più disabilitanti, croniche o serie dell’età avanzata.Come Alzheimer e Parkinson che sono associate all’accumulo di aggregati proteici, un tipo di ‘rifiuti’ cellulari, nel cervello, ma anche cancro, ictus, malattie cardiovascolari e diabete.

Il futuro. Se ulteriori studi dovessero confermare i risultati preliminari ottenuti sui moscerini della frutta, si potrebbe aprire la strada a uno ‘studio di massa’ della malattie dell’età piuttosto che a un approccio e a un trattamento mirato ad ogni  singola patologia perché il principio e l’aggressione al problema sarebbe genetica. Ma, oltre a ciò, si potrebbero creare anche farmaci mirati e intelligenti: pare infatti che l’AMPK sia un obiettivo chiave della metformina, un farmaco utilizzato per trattare il diabete di tipo 2, e che la metformina attivi a sua volta l’AMPK. Insomma molte risposte e potenzialità sono legate a questo gene Matusalemme di quattro lettere. Molte delle quali ancora tutte da scoprire.

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