Ricerca della Carroll University

Sentite l’ultima su cani e gatti Sarebbe più intelligente chi ama…

Sentite l’ultima su cani e gatti Sarebbe più intelligente chi ama…
08 Agosto 2015 ore 15:51

Dio li fa e poi li accoppia. Ma questa volta non parliamo di uomini e donne bensì di animali, in particolare dei due amici dell’uomo per eccellenza – il cane e il gatto – e dei loro padroni. Unaricerca della Carroll University in Wisconsin, Stati Uniti, presentata in occasione della riunione annuale dell’Association for Psychological Sciences, rivelerebbe infatti che la scelta e la predisposizione all’amore di un animale domestico piuttosto che dell’altro avverrebbe per affinità caratteriale. Ovvero gli estroversi prediligerebbero i cani e i pantofolai i gatti, ma con un gran finale a sorpresa perché i ‘gattari’ sarebbero più intelligenti degli amici dei cani.

Vince (in preferenze) il cane sul gatto. Abbai e miagolii, dentro le mura domestiche, sono comuni. Sono amati da grandi, piccini e pure dai nonni che trovano nel cane e/o nel gatto una eccellente compagnia alle loro giornate talvolta solitarie. Fra i due però la meglio la ottiene Fido con un 60 per cento di preferenza contro solo l’11 per cento del felino, mentre neutrale sarebbe il restante 29 per cento della popolazione. Non sono percentuali a casaccio, ma quelle emerse da una indagine americana condotta fra 600 studenti universitari, interrogati sulle caratteristiche e inclinazioni delle loro personalità e le predilezioni animali con lo scopo di arrivare a definire se tra le due entità vi fosse un denominatore comune. E pare proprio che una relazione uomo-animale esista davvero: insomma ci si sceglierebbe per affinità emotiva ma anche (e soprattutto) intellettiva. Meglio di intelligenza: strano ma vero!

 

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Gli estroversi non possono che amare e scegliere come compagno di giochi e tempo libero il cane. L’animale diventa per loro occasione di socialità: lo portano a spasso volentieri e non si tirano indietro, mentre passeggiano, dalle quattro chiacchiere con un altro padrone di fido incontrato per strada. Tutto nel rispetto del loro carattere vivace, attivo, conforme alla regole di buona convivenza e vicinato e al loro senso pratico che li guida nelle decisioni della vita quotidiana.

Gli introversi e i sensibili preferiscono invece i gatti: come loro amano fare le fusa, gli affetti, restare nel calore della casa dove trovano sicurezza. È sempre la timidezza e la riservatezza a fare loro preferire i tratti più guardinghi del gatto, attento ai rumori e un po’ diffidente. Insomma gli introversi (e i proprietari dei ‘miao’) sarebbero anticonformisti, poco inclini alle mode e alle convenzioni; vivrebbero un po’ a loro modo e in un proprio mondo, lasciando da parte le regole.

Qui casca l’asino. È il quoziente intellettivo che però differenzia i proprietari e gli amanti dei due animali. In buona sostanza, dalla ricerca emerge che i giovani (e dunque in generale gli individui) che si erano dichiarati dei “gatto Silvestro” erano più vispi intellettualmente, avevano cioè ottenuto ai test d’intelligenza punteggi migliori degli “amici di fido”. Come si spiega questo fatto? La ragione sembra “culturale”: i gattari sarebbero infatti degli intellettualoidi, dei creativi che amano stare in soggiorno a leggere un libro piuttosto che uscire, come la vita pantofolaia spesso induce a fare, e del tutto similmente al loro gatto (non a caso sono stati anche fonte di ispirazione per poeti, scrittori, musicisti e pittori), ma anche risolvere i problemi in maniera poco convenzionale.

 

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Un dubbio però sorge. C’è chi dice che, nella valutazione di questo aspetto intellettivo, ci si sia lasciti in parte influenzare da uno dei luoghi comuni sugli introversi che li vogliono innanzitutto timidi. E già qui ci sarebbe da obiettare perché timidezza e introversione non sempre coincidono: la timidezza ha infatti a che fare con un disagio e con l’ansia che insorgono nei momenti di interazione sociale, mentre l’introversione è simile ad un’autoricarica, un acquisto di energia che si acquisisce in solitudine.

Poi si dice che non amino la gente, e su questo punto si concorda in parte perché preferiscono gli incontri uno-a-uno piuttosto che di massa; che non siano buoni leader e oratori, mentre in realtà i più bravi a costruire uno spirito di squadra all’interno del gruppo sono proprio gli introversi silenziosi che possono eccellere anche nel parlare in pubblico grazie alla loro attenzione per la qualità e alla tendenza a preparare il discorso fin nei minimi dettagli; che abbiano una personalità negativa la quale invece può essere confusa con un continuo rimuginio e non con stati ansiosi e depressivi tipici degli introversi. E infine che i ‘chiusi’ siano più creativi, intellettuali e intelligenti, appunto.

Concesso il fatto che un’idea nasce meglio nel silenzio, non per questo essa deve essere prerogativa esclusiva dei soggetti di poche parole. Da parte nostra siamo dell’idea che una cosa sia la cultura (che si potrebbe pure riconoscere superiore negli amanti dei gatti, lettori e pantofolai) e tutt’altra cosa è l’intelligenza. Una dote naturale, introversione e/o estroversione a parte.

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