Basta chiasso

Seriate, pugno duro del sindaco (ma così si spegne il centro?)

Seriate, pugno duro del sindaco (ma così si spegne il centro?)
Cronaca 07 Settembre 2018 ore 09:10

Attenti all’orologio, negozi del centro storico: alle 22 si chiude, e non solo nelle vie in cui già vigeva il vecchio regolamento. Il Consiglio comunale di lunedì 4 settembre ha infatti presentato una modifica al regolamento di Polizia urbana, inserendo un’aggiunta all’articolo 18 bis e allargando l’area oggetto della chiusura obbligatoria alle 22.

 

 

Facciamo un passo indietro: l’articolo 18 disciplina «le attività temporanee di somministrazione alimenti e bevande e dei trattenimenti danzanti temporanei». Nel 2016 venne poi aggiunto l’articolo 18 bis per porre un limite agli orari delle attività nel centro storico. Nello specifico il regolamento stabilì che tutte le attività di somministrazione di alimenti e bevande, di esercizi di vicinato, di artigianato alimentare e non alimentare, e in generale di servizi vari alla persona, cessassero alle ore 22. L’area interessata riguarda precisamente piazza Bolognini, via Cristoforo Colombo, via Tasca, via IV Novembre, via Sacerdote Parietti e via Decó e Canetta dal civico 1 al 46. La proposta è stata quella di inserire altre quattro vie o tratti di vie nella limitazione, in altre parole di inserirle in quell’area commerciale dove vige il divieto. Si parla di via Dante nel tratto compreso tra via IV Novembre (sbocca davanti alla banca Credito Bergamasco) e piazza papa Giovanni XXIII (la piazzetta di fronte alla chiesa parrocchiale), via Italia, nel pezzo tra la piazza di prima e via Cerioli (sostanzialmente dalla chiesa al ponte), e infine via Cerioli stessa.

A queste vie un emendamento presentato dalla maggioranza ha chiesto, ottenendo il favore del Consiglio, di aggiungere via Battisti dai civici 1 a 31 e dal 2 al 18, in quanto, come ha spiegato Lorenzo Panseri, consigliere di maggioranza di Lega Nord, «in questo tratto di strada è presente la residenza sanitaria assistenziale quindi quel tratto necessita di particolari esigenze di vivibilità». «Si tratta di un regolamento drastico fatto per venire incontro alle esigenze della città: infatti due anni fa, oltre a introdurre l’articolo 18 bis, introducemmo l’11 bis finalizzato a sanzionare l’attività di rimessaggio in assenza di titolo abilitativo o una superficie superiore a quella prevista nel titolo abilitativo (l’introduzione della normativa fu ed è dettata dall’esigenza di contrastare il fenomeno della presenza selvaggia di macchine in sosta vietata nei terreni adiacenti all’aeroporto e non solo, soprattutto nei mesi estivi). Ora, tenuto conto delle problematiche emerse, alla luce dell’interlocuzione anche con i gestori, con Confesercenti e con Confcommercio, abbiamo deciso di prendere provvedimenti. Non vuol essere una penalizzazione, ma un modo per ottemperare alle legittime aspettative dei residenti e dei commercianti. Già nel 2016 le cause furono dettate dalla «specifica conformazione urbanistica, caratterizzata da vicoli stretti e limitate aree di sosta, e la necessità di contemperare gli interessi commerciali degli esercenti e le primarie esigenze di vivibilità dei residenti, compromesse da gravi episodi di disvalore sociale».

 

Cristian Vezzoli, sindaco di Seriate

 

Si tratta, anche in questo caso di una scelta piuttosto dura, condizionata anche da eventi spiacevoli recentemente accaduti: il bar Arkus, dopo due mesi di indagini e controlli da parte delle forze dell’Ordine, ha nuovamente chiuso su ordine di sospensione della Questura di Bergamo, cui si aggiunge la specifica richiesta dei cittadini e dei residenti, che addirittura hanno organizzato una raccolta firme e che «la sera vogliono dormire e non vogliono certo essere coinvolti in schiamazzi che durano fino all’alba o in risse e litigi», precisa il sindaco Cristian Vezzoli. La minoranza ha però sottolineato un lato negativo insito in questa decisione: «Questo fa parte di una serie di provvedimenti che, nell’ottica di miglioramento presunto della qualità di vita nel centro storico, vanno ad agire sugli effetti e non sulle cause – precisa il consigliere di Albatro Damiano Amaglio -. Al di là degli episodi gravi che possono giustificare determinati interventi, qui il dibattito credo non sia molto diverso da quando questo articolo è stato inserito. È chiaro che, se spengo fisicamente delle sue attività un luogo che va rivitalizzato, posso avere difficoltà nell’ottenere risultati coerenti». Si parla infatti della chiusura di attività di somministrazione, in altre parole le uniche…

 

Per leggere l’articolo completo rimandiamo a pagina 25 di BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 13 settembre. In versione digitale, qui.

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