A Čeladná, sui monti Beschidi

Sette giorni al buio per ritrovarsi La strana terapia da 600 euro

Sette giorni al buio per ritrovarsi La strana terapia da 600 euro
Cronaca 25 Luglio 2018 ore 09:15

La Repubblica Ceca ospita un centro di riabilitazione, nella città di Čeladná, sui monti Beschidi, gestito da uno psicologo 71enne, Andrew Alois Urbiś. Da appassionato di medicina orientale qual è, il centro di Urbiś offre esperienze terapeutiche prive di farmaci e alquanto… estreme, come ad esempio il soggiorno in una stanza a -120°C o in una piramide guaritrice costruita con ossa e legna. Recentemente, lo psicologo ha ideato una nuova terapia d’avanguardia, chiamata “tmou” e ispirata ai monaci tibetani, che passano fino a sette settimane in totale assenza di luce e rumori. Una pratica già in uso negli Anni Sessanta in Germania, che parte dall’idea di sfruttare il buio come guaritore e presente nella teoria della Dunkeltherapie dell’ antropologo Holger Kalweit. L’obiettivo è «curare i malanni di certi stili di vita» e «ritrovare se stessi» grazie all’alterazione della melatonina, ormone che si occupa del sonno, dei cicli riproduttivi e del funzionamento cardiovascolare. Una proposta decisamente attuale, dato che molti, senza bisogno di particolari test per confermarlo, conducono una vita stressata dal lavoro e presentano disturbi simili legati a traumi infantili.

 

 

Al giornalista di The Atlantic, Morgan Childs, ad esempio, è stato diagnosticato uno di questi disturbi dopo aver messo in ordine di preferenza cromatica dieci quadrati. Mangiava male, dormiva male. Da qui la scelta di provare a seguire questa terapia innovativa in Repubblica Ceca, come ha racconta in un articolo. Urbiś gli ha dunque consigliato la permanenza nella sua “villa Matma”: a favore di questa pratica ci sono scienziati secondo cui troppa luce artificiale può bloccare la melatonina e il sonno. Non tutti sono però d’accordo: David Blask, capo del laboratorio di Oncologia crono-neuroendocrina dell’Università di Tulane, sostiene invece che il buio non favorisca la guarigione da tumori o altri disturbi, e non è scientificamente provato che diminuisca la produzione di melatonina. In ogni caso, trovare la pace interiore in solitaria costa ben seicento euro ogni sette giorni. La terapia oscura si svolge in una casa con mobili smussati, dove cibo e acqua vengono serviti da personale autorizzato e attento a non interferire con la ricerca silenziosa del paziente. Non è specificata l’agevolazione di un condizionatore, ma si spera di trovare aria pulita data l’assenza di finestre, e la possibilità di fare attività fisica con pochi attrezzi a disposizione. Se non si ha voglia di sudare, ci si può intrattenere facendo disegni o sculture di argilla alla cieca e se la propria intonazione non soddisfa il bisogno di stimoli uditivi, si può rischiare di cimentarsi nell’improvvisazione di uno strumento musicale sconosciuto e praticamente invisibile. Fortunatamente c’è un interfono sempre acceso con cui si può chiamare qualcuno in caso di emergenza e delle chiavi per chi non ce la facesse più, che probabilmente un fumatore incallito sfrutterebbe dato il divieto di accendersi una sigaretta. Il sistema di pulizia fa in modo che non ci siano interazioni col cliente, ma i più ciarlieri possono sfogarsi con un guardiano, con il quale è permesso fare due chiacchiere.

Childs, nell’articolo, racconta la propria particolare esperienza, precisando che Urbiš afferma di essere il miglior dottore professionista, perché lui lavora con intenditori, non amatori, e in effetti questo tipo di terapie riscontra un certo successo. Childs aggiunge anche, però, che Urbiś è un sostenitore di cure alternative e mistiche, rigetta le medicine e si attiene a manuali di leggi cosmiche, libri dei morti, sciamanesimo, e tiene in ufficio souvenir di statue di peni enormi e foto di maghi neozelandesi. Il suo centro vanta storie di clienti che hanno risolto problemi psicologici, infezioni, problemi alla pelle e quant’altro, ma questo dipende molto anche dal soggetto che si presenta. Allo stesso tempo, risulta alquanto inquietante riscontrare che le forme di privazione sensoriale seguano gli stessi principi delle tecniche più efficaci di tortura. È doveroso quindi sconsigliare la permanenza a chi soffre di epilessia, claustrofobia, ipertensione e depressione, perché possono insorgere sogni o esperienze allucinanti. Childs infatti, ammette che dopo meno di 24 ore provava già ansia e che, a seconda dei propri pensieri, talvolta si sentiva rilassato e tal’altre, invece, insofferente.

 

[Villa Matma, dove si svolge la terapia del buio]

 

Alla fine dell’avventura, Urbiś fa una colazione con gli ospiti, a cui riconosce il certificato di soggiorno e regala una calamita e una scatola vuota contenente il “buio di Čeladná”. Non si può giudicare l’esperienza prima di viverla né prevederne gli effetti, perché non capita abitualmente di ritrovarsi in una situazione simile, o almeno non per così tanto tempo. Non c’è da spaventarsi, però, se l’esperienza dovesse rivelarsi fastidiosa, perché è comprensibile che, in assenza di stimoli sensoriali, la mente vaghi nelle zone più buie della psiche, oltre che della stanza. Il valore aggiunto da riconoscere al bizzarro ricovero è la disintossicazione da una realtà esterna che distrae continuamente la persona dalla propria coscienza e un viaggio interiore per cogliere ogni sfumatura del proprio pensiero.

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