Tipo che nessuno parla inglese

Sfatiamo le dicerie sui francesi (restano comunque poco simpatici)

Sfatiamo le dicerie sui francesi (restano comunque poco simpatici)
21 Ottobre 2015 ore 15:25

Non sveliamo nessun grande mistero se diciamo che i francesi sono un popolo che sta antipatico a molti, in particolare a noi italiani. Sarà la storia, sarà che i rapporti con i vicini non sono mai semplici in un condominio e quindi figurarsi tra Paesi, sarà la rivalità sportiva (ehm ehm, Berlino, 9 luglio 2006). O sarà semplicemente che i transalpini non sono proprio ‘sti gran simpaticoni, con i loro nasi all’insù e quel fare altezzoso da primi della classe. Va però detto che questa innata antipatia (condivisa con abitanti di tante altre nazioni, tra cui ad esempio gli Usa) ha creato, negli anni, luoghi comuni che, di vero, hanno ben poco. Non tutti sono per forza di cose credenze negative, ma la maggior parte sì.

La giornalista Sarah Schmalbrunch, tedesca con cittadinanza americana ma madre (e svariati parenti) francesi, ha così pensato bene di sfatare un po’ di queste dicerie, raccontando una volta per tutte la verità. Alla fine ne aggiungeremo un’altra, di verità, frutto della riflessione del filosofo d’Oltralpe Vincent Cespedes, che ci risponderà all’eterna domanda: ma i francesi odiano o no noi italiani? In ogni caso tranquilli, potrete comunque continuare a ritenere i francesi antipatici, ma almeno lo farete arricchiti del prezioso dono della verità.

 

Le donne francesi non si radono

C’è chi ritiene che la diceria sia nata negli anni in cui, dietro cineprese italiane, Edwige Fenech mostrava a tutti gli italiani le sue nudità e qualche pelo di troppo; altri invece, tra cui la Schmalbrunch, fanno risalire questa diceria agli anni della Seconda Guerra Mondiale, quando i soldati americani, una volta tornati in patria dopo essere stati in Francia, riferirono alle gelosissime compagne che non dovevano preoccuparsi, perché “le francesi sono brutte e pelose”. In ogni caso la verità è ben diversa: basta fare un giro sulle spiagge francesi per rendersi conto di quanto questa sia solamente una falsità, probabilmente fatta circolare proprio dai soldati americani che, oltre che liberare la Francia dall’invasore, avevano liberato anche i loro ormoni, ammaliati dal fascino transalpino.

 

Gli uomini francesi sono effeminati

Nonostante i tempi siano cambiati e, in tal senso, le cose siano molto migliorate, ancora oggi si tende a etichettare un uomo particolarmente attento allo stile e alla moda come “effeminato”, per non dir di peggio. In realtà il numero di uomini omosessuali in Francia non è affatto superiore a quello di altri Paesi. La Schmalbrunch ritiene che dietro questa diceria si nasconda in realtà un’abitudine stilistica poco compresa dagli americani: l’uso, anche da parte degli uomini, della sciarpa. Negli Stati Uniti, infatti, la sciarpa, soprattutto nei mesi non invernali, è un accessorio tipicamente femminile. In Francia, invece, non è difficile incontrare uomini che, anche in primavera, completano il proprio outfit con coloratissime e bellissime sciarpette. Si chiama eleganza (poi può piacere o meno), non omosessualità.

 

I francesi son pigri e lavorano solo 35 ore a settimana

Ebbene sì: in Francia esiste davvero una legge (la loi Aubry) che impone un tetto limite di 35 ore lavorative settimanali. Detto questo, però, va pure affermato che quella legge, negli anni, è stata più volte ritoccata fino a diventare valida solamente per una piccolissima fetta del mercato del lavoro e, dunque, per pochissimi francesi. Quindi ci dispiace dirvi che i francesi, o almeno la maggior parte, lavorano tanto quanto voi. Anzi, di più: stando ai dati del Guardian, la Francia è un Paese più produttivo sia della Gran Bretagna che della laboriosissima Germania. Nel 2012 i dipendenti francesi hanno lavorato, in media, 39,5 ore a settimana. Magari è meno di quanto si lavora in Italia (sicuramente meno di quanto si lavora a Bergamo), ma i numeri smentiscono la diceria che vuole i francesi in una perenne vacanza.

 

I francesi mangiano solo lumache e cosce di rana

Altro tasto dolente dell’eterna rivalità Francia-Italia: la cucina. Sì, perché mentre noi del Belpaese siamo l’emblema della cucina come gioia di vita, con piatti caserecci che fanno toccare il cielo con un dito, la Francia è l’icona della cucina raffinata, fatta di salsine, sapori intensi e particolari. Diciamocelo, il Paese della cucina un po’ snob. Eppure alcuni piatti transalpini sono veramente buonissimi, seppur particolari. Proprio questa particolarità ha fatto nascere diversi luoghi comuni attorno alle abitudini alimentari francesi. Oltralpe, infatti, mangiare escargot (lumache) e cuisses de Grenouilles (cosce di rana) è una cosa normalissima; mentre in Italia, a parte in rare zone, queste sono pietanze poco note e che piacciono a pochi. Detto ciò, non è che in Francia ci si nutra solo di lumache e cosce di rana. Vi assicuro che potreste passare mesi e mesi a Parigi senza mai esser costretti a nutrirvi di questi piatti. La loro cucina forse non è varia come la nostra (tiè), ma offre molte scelte, per tutti i gusti.

 

I francesi sono maleducati

La Schmalbrunch fa risalire questa diceria alla differenza di carattere tra americani e francesi, dicendo che in realtà, Oltreoceano, un po’ tutti gli europei risultano essere maleducati, ma solo perché sono un po’ meno cordiali ed entusiasti del popolo a stelle e strisce. Ci permettiamo di dissentire: anche a noi italiani i francesi non paiono proprio dei compagnoni. Ma la motivazione è la stessa: noi italiani, così come le altre popolazioni latine (gli spagnoli ad esempio), amiamo sorridere e relazionarci con il diverso. Abbiamo anche noi le nostre eccezioni, ma in linea generale siamo conosciuti in tutto il mondo per il nostro calore e la nostra passionalità. Essendo abituati a questo stile comportamentale, la gente francese ci pare fredda e distaccata, così distaccata da essere quasi maleducata. Ma non è così: la Schmalbrunch assicura che è solo una questione di riservatezza. Prima che un francese si apra con chi non conosce passa molto tempo.

 

In Francia nessuno parla inglese

Grande cavallo di battaglia di tutti coloro che partono a testa bassa all’attacco dei francesi. In effetti un fondo di verità, in questo caso, c’è: la Francia è infatti uno dei Paesi europei dove si parla meno l’inglese, ma non lo fanno mica apposta. È una questione culturale: i francesi sono stati infatti una popolazione colonizzatrice, abituata a esportare all’estero il proprio sapere piuttosto che a importarlo. Questa visione ha portato, per lungo tempo, la popolazione transalpina a snobbare un po’ le altre culture. A ciò si aggiunge l’orgoglio dei figli della Marianna: preferiscono sentire uno straniero incespicare sul francese piuttosto che essere loro stessi a mettersi in gioco con una lingua non loro. Ma vi assicuriamo che, a Parigi come in qualsiasi altra grande città, non avrete problemi a interloquire usando la lingua inglese.

 

I francesi odiano gli italiani

Chiudiamo con una questione che la Schmalbrunch, scrivendo per un sito americano, non tratta ma che invece sta molto a cuore a noi italiani. A sentir noi, infatti, uno dei motivi principali per cui ci stanno antipatici i francesi è che loro ci odierebbero. Ma è davvero così? Stando al filosofo francese Vincent Cespedes, assolutamente no. Anzi, «i francesi non possono fare a meno di amare l’Italia! Perché hanno occhi solo per il suo “magarismo” (sguardo ottimistico e gioioso verso il futuro, ndr) esistenziale, questa dolce vita primaverile, questa semplicità di modi di vivere; e non c’è nulla di più esotico e seducente, per un popolo di “aquoibonisti” (inteso come popolo di demoralizzati, anarchici mancati, ndr) frustrati, che un popolo di “magaristi” che fanno della vita una mozzarella in cui affondare i denti. Il “piano b” ci innervosisce, a voi incanta. Per voi la pasta è il piatto principale di un pasto, ve ne deliziate, mentre per noi è solo un contorno alla carne. Noi possiamo vantare i nostri vini, i nostri profumi e i vostri uomini; voi vantate le nostre donne, la nostra capitale da cartolina e il vostro passato: lo scambio è fecondo, dal punto di vista francese! Quel “magarismo”, musicale come la vostra lingua, è addirittura una boccata d’ossigeno per i popoli in apnea. Su Facebook, avere degli amici italiani funziona meglio di tutti gli sforzi fatti per apparire interessanti, amanti dell’arte e allegri». Ci pare evidente da queste belle parole che, in realtà, i francesi in fondo ci vogliono bene. E noi potremmo forse non ricambiare? Ricordatevi il 9 luglio 2006 a Berlino, la faccia di Domenech e quella di Zidane. Poi sorridete cari lettori.

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