A Cavernago e Treviolo

Producevano mascherine con clandestini pagati in nero: arrestati due “imprenditori” cinesi

I due uomini, di 44 e 48 anni, impiegavano connazionali senza permesso di soggiorno. A loro carico è stato emesso anche un provvedimento che gli impedisce di esercitare l’attività d’impresa per 6 mesi

Treviolo e Lallio, 20 Novembre 2020 ore 10:26

Sfruttavano come manodopera loro connazionali, privi di permesso di soggiorno, impiegandoli in nero per produrre mascherine chirurgiche: a finire in manette sono stati due imprenditori di origine cinese, arrestati dalla Guardia di Finanza di Bergamo. I due uomini, rispettivamente di 44 e 48 anni, domiciliati a Cavernago e Treviolo, sono agli arresti domiciliari e a loro carico è stato emesso anche un provvedimento che gli impedisce di esercitare l’attività d’impresa per 6 mesi. Il provvedimento, a firma del giudice per le indagini preliminari Massimiliano Magliacani, su richiesta del sostituto procuratore Silvia Marchina, è stato emesso sulla base delle indagini condotte dai militari del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Bergamo. Nella sua ordinanza, il Gip sottolinea come gli indagati abbiano continuato «l’attività d’impresa avvalendosi di lavoratori stranieri subordinati privi di permesso di soggiorno», nonostante i controlli della Guardia di Finanza e per fini di profitto.

L’attività investigativa è iniziata ad aprile, nell’ambito dei servizi connessi all’emergenza Covid, quando sono stati pianificati, anche in orario notturno, diversi controlli presso aziende operanti nel settore del confezionamento dell’abbigliamento, allo scopo di verificare il rispetto delle norme sulla produzione di mascherine chirurgiche e di dispositivi di protezione individuale. In una ditta di Bergamo i finanzieri hanno identificato sei cinesi, cinque donne e un uomo, sprovvisti del permesso di soggiorno, che pernottavano all’interno di alcune stanze ricavate nei locali aziendali. Dagli accertamenti i militari sono risaliti a un’ulteriore azienda di Treviolo gestita da un altro uomo, sempre di etnia cinese, che aveva collaborato al confezionamento delle mascherine chirurgiche. Qui, è stata identificata un’altra donna di nazionalità asiatica, sprovvista di permesso di soggiorno, che pernottava anch’essa in una delle stanze ricavate nell’edificio. L’esito dei controlli è stato comunicato alla Questura, che ha emesso provvedimenti di espulsione dal territorio nazionale nei confronti dei sette soggetti. Gli stessi sono stati anche denunciati dai finanzieri all’autorità giudiziaria per aver violato le norme che regolano il soggiorno degli stranieri in Italia.

A luglio sono stati eseguiti ulteriori controlli nei confronti della ditta di Treviolo e in un’ulteriore società, con sede operativa in Cavernago, facente capo agli stessi indagati, dove sono state identificate 38 persone di etnia cinese. Di queste, 2 sono risultate prive di documenti identificativi, mentre per altre 7 sono stati necessari i controlli foto dattiloscopici in Questura. I militari del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Bergamo hanno accertato che all’interno delle due aziende, grazie anche a interventi infrastrutturali in violazione delle norme edilizie e di scurezza, venivano accolti e alloggiati diversi cinesi in condizioni di sovraffollamento. In totale, sono ventiquattro i lavoratori in nero scoperti.

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