Intervista a Lettera43

Sgarbi amaro sulla Barcaccia «Moriremo tutti capre»

Sgarbi amaro sulla Barcaccia «Moriremo tutti capre»
23 Febbraio 2015 ore 16:06

Qualche giorno fa Lettera43 ha pubblicato un’intervista a Vittorio Sgarbi sui fatti che hanno interessato la Fontana della Barcaccia di Pietro e Gian Lorenzo Bernini. Titolo dell’articolo: «Moriremo tutti capre». Sgarbi è ormai sinonimo di irriverenza, spavalderia e anche un po’ di arroganza, ragion per cui i suoi interventi e le dichiarazioni catturano l’interesse del grande pubblico e dei mass media. Sgarbi è però anche un critico d’arte di altissimo profilo e i suoi interventi in materia vanno sempre tenuti in seria considerazione. E fa già notizia che, insolitamente, alle domande sulle bravate degli hooligan olandesi, egli abbia risposto con toni pacati e riflessivi. Di ben altro tenore erano state altre uscite dell’ultimo periodo. Forse un sintomo della gravità di quanto è accaduto nei giorni scorsi a Roma.

«Il problema vero è l’ignoranza: non sono stati in grado di riconoscere un valore di riferimento per tutti», è il fil rouge di tutta l’intervista. Ne riportiamo alcuni passaggi, rimandando a Lettera43 per la lettura integrale.

Il Feyenoord è noto per la sua tifoseria violenta.
«A me pare che il punto sia un altro…».

Quale?
«L’inconsapevolezza. Hanno confuso la Barcaccia del Bernini per una discarica o un cassonetto. Il problema vero è l’ignoranza: non sono in grado di riconoscere un valore di riferimento per tutti».

L’Olanda ha fatto sapere che non pagherà.
«Sono danni individuali. Se un italiano commette un reato in Olanda, mica paga lo Stato».

Per la soprintendenza i danni alla fontana sono «irreparabili».
«Irreparabili o meno, prima ancora che la rottura, che in sé non è grave, la cosa che fa effetto è vedere la Barcaccia piena di lattine e bottiglie di birra. Ripeto: il dato più inquietante è l’inconsapevolezza. Mentre il jihadista dell’Isis sa perfettamente quello che fa e il pericolo che rappresenta per quanto difficile deve essere individuato, in questo caso come si fa?».

Già, come si fa?
«È impossibile. Si tratta di individui che a casa magari sono impiegati tranquilli, poi atterrano in Italia da Amsterdam e danno di matto. Per di più non sono segnalati per inclinazione al terrorismo. L’unica declinazione negativa che li contraddistingue è una fiamma interna di stupidità».

Il portavoce dell’ambasciata olandese Aart Heering, in un fuorionda, ha minimizzato l’accaduto dicendo che «almeno non sono state rotte finestre». Non le pare grave?
«Credo volesse dire che in fondo non è successo nulla. In realtà dopo qualche ora la fontana è stata ripulita. Resta la rottura, quella sì. Il danno simbolico invece è gravissimo, inaccettabile». (…)

Non è che non tuteliamo abbastanza il nostro patrimonio?
«L’ignoranza è il dato ontologico più malinconico. Non possiamo militarizzare le piazze e i monumenti. Un luogo è bello perché si può vivere. Un conto sono i siti archeologici per i quali si paga un biglietto d’ingresso, un altro le chiese e le fontane. Credo sia eccessivo mettere cartelli di segnaletica: «Attenzione questo è un monumento».

Qualcuno ci ha provato.
«A Milano ricordo un vicesindaco che voleva mettere le sbarre a San Lorenzo. Sarebbe diventata una prigione».

Cosa si può fare per evitare questi scempi?
«L’impressione che ho è che siamo giunti alla fine di una civilità. Come è accaduto con la caduta dell’Impero romano d’Occidente o col Rinascimento».

È il declino dell’impero europeo?
«Di certo in Italia siamo già oltre. Se qualcosa siamo stati, non lo siamo più. Se fossimo vissuti nel 476 d.C, mica ci saremmo accordi che l’Impero si era sgretolato. Avremmo vissuto come sempre. Il fatto è che le civilità cambiano…».

E dove stiamo andando?
«Francamente non lo so. Ma ho la sensazione che stiamo andando alla deriva».

 

Italy Soccer Feyenoord Fan Trouble

 

Qui di seguito gli altri recenti interventi del critico e polemista su alcune questioni riguardanti l’arte, la politica e una carrellata delle sue più famose sfuriate.

Sul Leonardo Ritrovato. Qualche giorno è stata diffusa la notizia del ritrovamento di un dipinto di Leonardo. Si tratterebbe di un ritratto a Isabella D’Este e le stime sul suo valore sono davvero alte: 150 milioni di euro. È un’opera la cui storia è avvolta nel mistero e per secoli non si è più saputo nulla di lei fino a che è non stata recuperata in Svizzera dalla Guardia di Finanza di Pesaro e dai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio artistico di Ancona. Sgarbi ha dichiarato che quel quadro è «Una patacca, una ciofeca».

L’opera è stata attribuita alla mano di Leonardo dall’esperto Carlo Pedretti, mentre secondo Sgarbi sarebbe di un artista minore: «Pedretti è un mio caro amico – ha detto Sgarbi – ma questa volta sbaglia. È un formidabile studioso di carte, ma rispetto ai dipinti è un gatto nero cieco in una notte senza luna». Sgarbi si è detto anche particolarmente deluso dal fatto che i magistrati e le forze dell’ordine abbiano sprecato tempo e risorse per un dipinto di poca importanza: «L’opera ha il limite di essere bruttissima, è come se Rosy Bindi venisse spacciata per Naomi Campbell». E sul magistrato ha affondato il colpo: «Un uomo che perde tempo a corteggiare la Bindi è un pervertito».

Fronte politico. È sempre di qualche giorno fa la notizia che ben otto parlamentari di Scelta Civica si siano trasferiti nel Pd. Durante la puntata di Piazza Pulita, quando i toni erano già infiammati e alcune precedenti discussioni avevano già abbastanza infastidito Sgarbi, nel momento in cui è stato interpellato si è lasciato andare a diversi inglesismi: «Un partito che si chiama Scelta Civica ma che c… di partito è? Scelta del buco del c…! Quale Civica? Monti, ma chi c… era Monti? Porca putt…!». Un commento non proprio dei più eleganti, ma in sintonia con il personaggio. In un colloquio con Italia Oggi, invece, ha lungamente parlato sia di Renzi che di Berlusconi. Rispetto al primo ha detto: «Renzi mi è piaciuto quando è stato intervistato da Barbara D’Urso. In fondo sono persone simili. C’è una componente della D’Urso che è renziana e una componente di Renzi che è d’ursiana. Si specchiano, sono complementari, lei è demagogica, pronta a commuoversi e lui deve dire cose che toccano l’animo della gente. Una coppia ideale». Si è anche lasciato andare ad una profezia: «Renzi può star lì vent’anni come il Duce. I suoi sono dei camerieri che obbediscono ciecamente, gli altri sono dei deficienti». Verso il Cavaliere, invece, i toni sono stati durissimi: «Berlusconi politicamente non ha più un senso. Berlusconi ha sbagliato tutto. Ha fatto un errore grave, ovvero non dire, dopo la riunione con Renzi, che il suo candidato era Mattarella. Certo, Renzi lo aveva fregato ma valeva la pena fare un contropiede. Quando ha capito che lo prendeva in quel posto non gli conveniva agitarsi. Si è fatto consigliare male da Denis Verdini, una iattura, prima se ne libera, meglio è».

Le sfuriate più famose. Famosissimo lo scontro che ebbe con Mike Bongiorno all’inizio degli anni ’90 nel corso della trasmissione TeleMike che andava in onda su Canale 5 e di cui Sgarbi fu ospite fisso per oltre un anno. Ricordata dagli annali televisivi c’è anche il lungo diverbio avvenuto a Markette da Chiambretti nel 2007. Qui Cecchi Paone rivendicava la laicità di chi esige riconoscimenti giuridici ed extra-ecclesiastici, ma il dibattito in poco tempo prese toni da stadio e da dialogo divenne un botta e risposta a suon di insulti e male parole. In quell’occasione Sgarbi ridefinì Paone prima come prete della laicità, poi come «ignorante, merda secca e capra». Per finire, ricordiamo i diversi scontri avvenuti tra Sgarbi e il suo storico antagonista Roberto D’agostino.

 

 

 

 

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