Cambio alla presidenza di Israele

Shimon Peres, che oggi lascia

Shimon Peres, che oggi lascia
22 Luglio 2014 ore 14:10

L’ultimo padre fondatore dello Stato di Israele dà l’addio alla scena politica del Medio Oriente. Oggi è l’ultimo giorno di presidenza in Israele per Shimon Peres. Gli succede Reuven Rivlin, che diventa il presidente numero dieci. I due, insieme, prima che scoppiasse la guerra su Gaza hanno scritto una lettera a quattro mani in cui hanno invitato israeliani e palestinesi a rifiutare la vendetta. «Sia dannato colui che dice: vendetta!», esordiscono i due presidenti citando il poeta Hayim Nahman Bialik. «È il momento di scegliere una strada comune. È il momento di guardare a ciò che ci unisce e non a quello che ci divide. È il momento di credere nella nostra capacità di vivere insieme, in questa terra. Non abbiamo scelta, non abbiamo altra terra. È il momento di prevenire il prossimo spargimento di sangue. È nelle nostre mani». Due uomini, Peres e Rivlin, di posizioni politiche opposte che si passano il testimone in uno dei momenti che si sta rivelando tra i più drammatici degli ultimi anni.

Shimon Peres. Fine statista, dotato di sottile arguzia, che lo ha portato negli anni a trasformarsi da falco in colomba, Shimon Peres può essere definito la memoria storica di Israele. Una memoria che in questi giorni di tragica attualità sembra perduta. Leader del partito laburista, che a sorpresa abbandona nel 2005 per fondare insieme a Ariel Sharon Kadima, su posizioni centriste, Shimon Peres è in sella alla politica israeliana da 65 anni e ne è l’esponente più longevo. Può essere definito un convertito alla Pace, cosa che gli è valsa il Premio Nobel nel 1994 con Arafat e Rabin.

Iniziato alla carriera politica da David Ben Gurion, da ministro della Difesa negli anni Settanta autorizzò la costruzione delle prime colonie in Cisgiordania, oltre a essere l’artefice della costruzione della centrale nucleare di Dimona e del programma atonico del Paese. Il tempo e l’esperienza lo hanno convinto che l’azione dura e violenta verso i territori occupati non produce grossi risultati e che per difendere il nucleo dello Stato d’Israele occorre fare delle concessioni a discapito dei coloni. Nel 1993, da ministro degli Esteri, gestisce i negoziati con l’Olp, diventa l’architetto degli Accordi di Oslo e sponsorizza la teoria dei due Stati per due popoli. Allontanatosi dai coloni ma sostenitore del Muro di Separazione tra Israele e Palestina come deterrente agli attentati suicidi, ha appoggiato la scelta del ritiro da Gaza del 2005.

Durante l’incontro per la Pace in Vaticano con Papa Francesco e Abu Mazen, il 90enne Peres ha regalato al Pontefice uno tra i libri più significativi che descrivono la realtà di Israele e le sue complessità: Una storia di amore e di tenebra di Amos Oz, in cui esalta l’uso del buon senso e l’arte del compromesso. Di lì a poche settimane, in piena guerra, Shimon Peres si è limitato a chiedere scusa e a dirsi dispiaciuto per il massacro di civili, soprattutto bambini, in corso a Gaza.

 

Reuven Rivlin. Rueven Rivlin da oggi è il decimo presidente dello Stato di Israele. 74 anni, già presidente della Knesset, è uno storico esponente della destra vicina ai coloni, ma gode del rispetto degli avversari per il suo approccio legalitario. È stato eletto due giorni dopo l’incontro di Pace in Vaticano. Viene anche chiamato «l’uomo di Gerusalemme» per i suoi natali. Rivlin è considerato un falco. È del Likud, partito di destra di Netanyahu, ma tra i due non corre buon sangue. La sua elezione è stata tiepidamente appoggiata dal premier, e sostenuta invece da esponenti della sinistra radicale.

Rivlin è contrario alla creazione di uno stato palestinese e auspica la nascita di un Grande Israele di cui tutti i palestinesi possono diventare cittadini, come gli arabi in Galilea. Profondamente contrario al ritiro dei coloni da Gaza del 2005, andò a solidarizzare con i coloni che venivano sfollati. Subito dopo la sua elezione ha precisato che non si esprimerà sulla questione palestinese, ne’ a favore ne’ contro un accordo, ma che non ostacolerà le decisioni della Knesset. Se sarà davvero falco o anche lui si trasformerà in colomba saranno solo gli eventi a dirlo.

Pur essendo vero che la carica di Presidente in Israele è puramente di rappresentanza e tutte le decisioni sono in mano al premier, saranno da capire i rapporti tra Rivlin e Natanyahu. Peres da sempre è stato un consigliere morale, Rivlin ha dichiarato che si spoglia le vesti di uomo di partito e sarà presidente di tutti: ebrei, arabi, drusi, religiosi e non religiosi. È fonte di speranza ricordare le dichiarazioni di Peres in occasione del conferimento lo scorso anno della cittadinanza onoraria di Assisi: “So di essere un sognatore, ma so di non essere il solo”.

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