Aveva 86 anni

Un uomo e la sua Valle: si è spento Piero Busi, commendatore della montagna

Se ne è andato nel suo "Don Palla" a Piazza Brembana, colpito dalla pandemia. Ha regalato servizi, iniziative e l'affetto fattivo di un'incredibile attività amministrativa

Un uomo e la sua Valle: si è spento Piero Busi, commendatore della montagna
Val Brembana e Imagna, 27 Marzo 2020 ore 10:09

di Giambattista Gherardi

Se ne è andato di primo mattino, come si conviene a un uomo di montagna. Più precisamente nelle prime ore del mattino di venerdì 27 marzo, vinto dal tremendo virus che sta uccidendo gli affetti più cari della nostra terra bergamasca. Piero Busi, 86 anni, si è spento in un letto della Fondazione Don Stefano Palla a Piazza Brembana, la sua seconda (o addirittura prima) casa. Un luogo del cuore in una Valle per la quale da Valtorta in giù ha combattuto (e vinto) per un’intera vita.

A tutti piace ricordarlo gioioso negli ultimi mesi, quando aveva inaugurato, proprio al Don Palla, il nuovo Giardino Sensoriale, oppure a Valtorta (amministratore per oltre 60 anni) con la festa del 4 maggio 2019, oppure ancora quando gli è stata intitolata, nei mesi scorsi, una pista da sci sulle sue montagne. Piero Busi riposerà tra i suoi monti a Valtorta e la Valle Brembana ne serberà un ricordo commosso e carico di gratitudine.

Così veniva raccontato lo scorso anno in un libro dedicato alla storia della Fondazione Don Palla:

Pietro Busi, detto Piero, nasce a Valtorta il 30 giugno 1933. Frequenta le scuole elementari a Valtorta e le professionali a Bergamo presso il Patronato San Vincenzo in quel periodo diretto proprio da don Bepo Vavassori, che avrà una forte incidenza su tutta la sua vita futura. Da lui, infatti, apprenderà valori che saranno i binari su cui viaggerà tutta la sua esistenza. Svolge svariati mestieri nel suo paese fino a quando non viene assunto come impiegato all’Inam (Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro le Malattie) di Bergamo. Inizia la sua carriera politica a 22 anni come consigliere di minoranza. Diventa sindaco di Valtorta nel 1960. E da allora ha macinato ogni record di longevità come amministratore: siamo nel 2018 e Busi è ancora sindaco di Valtorta. La sua carriera politica in Valle è stata in continua progressione. Quasi una cavalcata. Occupa tutti i posti di rilievo nelle istituzioni comunitarie: Presidente Ussl Valle Brembana, Presidente della Comunità Montana Valle Brembana, Presidente del Consiglio d’amministrazione dell’Ospedale di San Giovanni Bianco per ventiquattro anni consecutivi, Presidente del Gal (Gruppo di Azione Locale).

Tante le opere realizzate come sindaco di Valtorta. Quelle degne di maggior rilievo sono certamente:

  • le strade di collegamento tra le frazioni e il paese di Valtorta e altre opere strutturali di base che hanno permesso al suo Comune di entrare nella modernità;
  • il museo etnografico ricchissimo di oggetti di un mondo ormai quasi del tutto scomparso e anche di pezzi unici di alto valore quali i calchi di due medaglioni dello scultore bergamasco Manzù che riproducono in bassorilievo: uno il volto di papa Giovanni XXIII con intorno la scritta «JHOANNES. XXIII: MCMLX»; l’altro un albero d’olivo e la scritta «OBOEDIENTIA ET PAX», motto papale di papa Giovanni;
  • l’istituzione delle Olimpiadi scolastiche di Valtorta (1964) a cui hanno aderito le scuole elementari della Valle Brembana e anche alcune scuole della pianura.

Come Presidente della Comunità Montana ha realizzato alcune iniziative di rilievo quali: l’informatizzazione dei comuni della Comunità Montana; l’Antincendio Boschivo; l’urbanizzazione di aree destinate ad insediamenti industriali a Zogno, S. Giovanni Bianco, Lenna; la riorganizzazione dei servizi sociali in forma associata.

Durante la sua presidenza si è trovato a gestire la tragica alluvione del 1987 e il dopo alluvione, i cui risultati, in particolare la viabilità vallare e la messa in sicurezza dell’alveo del Brembo lungo tutte le sue diramazioni, sono tuttora segni evidenti di una buona e lungimirante gestione. Ma l’opera realizzata a cui vorrebbe, come ha confessato nel suo libro autobiografico “Ho combattuto la mia buona battaglia”, che il suo nome fosse legato per sempre, è l’edificazione del Centro Don Palla.

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