Acqua, ossigeno e combustibile dagli asteroidi

Aiuto, si privatizza anche il cielo

Aiuto, si privatizza anche il cielo
27 Settembre 2014 ore 10:30

A luglio, il deputato repubblicano Bill Posey e quello democratico Derek Kilmer, hanno presentato al Congresso degli Stati Uniti d’America una proposta di legge, denominata Asteroids Act e pensata per prefigurare, per la prima volta, l’affermazione di diritti di proprietà legati allo sfruttamento delle risorse presenti nello spazio. Il disegno di legge, che consta di 5 semplici pagine, punta a permettere ai privati di investire risorse nell’estrazione di minerali e nella ricerca di nuove tecnologie basandosi sui materiali stellari, più precisamente sugli asteroidi. Senza una normativa atta a tutelare la proprietà spaziale, infatti, nessun imprenditore avrebbe alcun interesse nell’investire risorse in questo campo, non potendosi assicurare una “privatizzazione” del suo lavoro e dei risultati di esso. Per la stesura del testo, Posey e Kilmer si sono fatti autare da Chris Lewicki, presidente della Planetary Resources, società che sta collaborando con la NASA per il coordinamento delle missioni robotiche su Marte. Molti hanno però criticato la proposta, dicendo che il testo è troppo vago e lascerebbe eccessive libertà agli imprenditori. La discussione della proposta di legge è prevista proprio in questi giorni.

Una legge dai risvolti internazionali. L’approvazione di questa legge andrebbe però a delineare una serie di conseguenze, non solo all’interno dei confini americani, ma anche in ambito internazionale. Il testo, infatti, contrasterebbe apertamente con alcuni trattati internazionali vigenti, tra cui quello sullo spazio extra-atmosferico, sottoscritto nel 1966 da Usa, Cina e Urss. Quell’accordo, partorito in piena Guerra Fredda e promosso per evitare l’uso di corpi celesti per la creazione di nuove armi di sterminio o per evitare che fossero posizionate armi, vieta ogni possibile rivendicazione sulla proprietà delle risorse presenti nello spazio. Di fatto, lo spazio extra-atmosferico è un bene comune, più protetto di quanto non lo sia oggi, ad esempio, il mare, ma il trattato in questione assicura protezione solamente dallo sfruttamento dei governi, non dei privati, che sottostanno alle leggi nazionali e non ai trattati tra Stati. Per questo Washington sembra molto sicura di voler procedere con l’approvazione, facendo felici diverse aziende che da anni studiano la possibilità di invadere lo spazio con navicelle-escavatrici in grado di estrarre materiali dai corpi celesti.

Gli asteroidi, una ricchezza. Il motivo per cui c’è tutto questo interesse nello sfruttamento commerciale dello spazio è ben spiegato dallo stesso Chris Lewicki in un’intervista alla BBC: il vero obiettivo è l’acqua. Lewicki spiega che gli asteroidi sono certamente ricchi di minerali preziosi, ma la vera ricchezza è l’acqua in essi contenuta. «Attualmente – spiega – si spendono circa 2 miliardi di dollari l’anno per portare abbastanza acqua (6 tonnellate a persona) nella Stazione Spaziale Internazionale per permettere il sostentamento degli astronauti». Ma dall’acqua si può anche ricavare ossigeno e, addirittura, combustibile per i viaggi spaziali, cosa che abbatterebbe i costi delle missioni e aprirebbe alla ricerca nuovi orizzonti. Lewicki sogna in grande: «Immaginate le opportunità incredibili che può offrire l’estrazione di acqua dagli asteroidi. Immaginate di poter ottenere, direttamente nello spazio, carburante e creare dei punti di rifornimento spaziali per le navicelle di passaggio». A dar manforte all’iniziativa c’è anche Michael Lopez-Alegria, ex astronauta NASA e attuale presidente della Commercial Spaceflight, altra azienda interessata nello sfruttamento commerciale dello spazio: «Pensate alla Luna. C’è un’incredibile quantità di acqua gelata nelle regioni polari del satellite. Inoltre è più facile da raggiungere di un asteroide e sarebbe più facilmente raggiungibile».

Molte aziende e diversi imprenditori sarebbero pronti ad investire ingenti somme nel settore, ma l’attuale assenza di certezze, giuridiche ed economiche, per le eventuali scoperte li scoraggia e sta bloccando l’avanzare della ricerca. C’è però chi, nel Congresso, si oppone, come la deputata democratica Donna Edwards, che spiega che il loro compito è varare un piano per il programma spaziale degli Stati Uniti e non favorire particolari interessi commerciali. La realtà è che, su questo delicato tema, gli Stati Uniti non sono gli unici attori in scena e la comunità internazionale non apprezzerebbe una mossa così importante attuata senza un confronto comune.

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