Cus Bergamo Atletica

Si torna a correre, più veloce delle polemiche: «Additati come untori solo perché qualcuno…»

Le emozioni dei runner che tornano in strada e qualche scintilla. Gualdi: «Io ho corso anche il giorno in cui ho perso dei cari, mi aiuta a metabolizzare la negatività»

Si torna a correre, più veloce delle polemiche: «Additati come untori solo perché qualcuno…»
Dalmine, 08 Maggio 2020 ore 15:55

di Onofrio Zirafi

Anche per i tanti runner della nostra provincia la fase 2 è cominciata il 4 maggio, con la possibilità di tornare a praticare attività fisica individuale, al di là dei ben noti limiti di spazio. Un ritorno alla corsa accompagnato da tante sensazioni diverse e anche profumato di “riscatto”, dopo le tante polemiche e l’ironia che ha avvolto la categoria in queste settimane.

Ne parliamo con i runner del team Cus Bergamo Atletica, a partire dal capitano Giovanni Gualdi, classe ’79 di Cerete, campione italiano di maratona con al suo attivo anche otto presenze nella Nazionale di atletica leggera dell’Italia (collezionate dal 2001 al 2008): «Ho inaugurato questo 4 maggio di ritrovata “libertà” con un doppio allenamento; in realtà non sono mai stato fermo in questo mese e mezzo, alternando il lavoro con i rulli per bici con la corsa sul tapis roulant. All’inizio non è comunque facile approcciare questo ritorno su strada, dove ritroviamo le curve, i dislivelli e gli agenti atmosferici: la parola d’ordine è “calma”, non dobbiamo tirarci il collo, poiché tanto non è possibile recuperare in una settimana il tempo perduto. È necessario ricominciare gradualmente, non correre tutti i giorni se non si è abituati e tenere svolti esercizi di potenziamento e a corpo libero, soprattutto di mobilità articolare e stretching. Consideriamo infatti che per le prime gare dovremo aspettare probabilmente il 2021, dopo aver acquisito il vaccino o la cosiddetta immunità di gregge: al momento non è possibile nemmeno pensare a un evento podistico che coinvolga anche solo 500 persone. Dobbiamo correre per il piacere di farlo, per stare bene con noi stessi, senza l’assillo di un risultato agonistico».

Da parte di Gualdi anche alcune riflessioni dai toni decisamente più duri: «Sono rimasto decisamente allibito da quello che è successo a noi runner in queste settimane. Sono riusciti a demolire tutto il credito che ci eravamo guadagnati: la nostra è una disciplina che è sempre rimasta in silenzio, e che senza clamori ha spinto moltissime persone a fare sport e a raggiungere il benessere psico-fisico. E invece ci hanno additato come “untori”, solo perché qualche sprovveduto violava le regole o faceva dell’attività in mezzo alla gente. Io stesso, mentre facevo qualche esercizio nel mio giardino, percepivo le occhiate dei miei vicini, come se gli alitassi addosso, anche se ero a 50-100 metri di distanza. E poi, anche la nostra federazione è decisamente mancata: vuoi anche per un volume economico diverso, ma la Figc ha sempre difeso a spada tratta il suo “prodotto”, ovvero il calcio, mentre la nostra Fidal non ha alzato un dito per difendere la sua base di tesserati che ne garantisce il sostentamento, per ricordare gli studi che confermano che il runner in solitaria non nuoce a nessuno in termini di contagio. Mi sono sentito abbandonato: abbiamo perso un’occasione per dimostrarci seri e maturi. Mi hanno anche criticato dicendomi che correndo non avrei portato rispetto ai tanti morti e malati. Ebbene, personalmente ho corso anche il giorno stesso in cui ho perso delle persone care per il Covid-19: lavoro tutta la settimana e non faccio mancare nulla alla mia famiglia, e correre mi aiuta anche a metabolizzare questa negatività».

Dice la sua anche Angelo Pessina, vicepresidente del sodalizio aranciorossonero: «Il primo giorno rappresenta una dura ripartenza per tutti…

L’articolo completo e altre notizie su Dalmine alle pagine 39, 40 e 41 del numero di PrimaBergamo in edicola fino al 14 maggio, oppure sull’edizione digitale QUI.

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