Un'inchiesta de La Repubblica

Sicilia, i musei sono in bolletta ma hanno 306 dirigenti

Sicilia, i musei sono in bolletta ma hanno 306 dirigenti
18 Novembre 2014 ore 09:50

Mentre tanti enti territoriali d’Italia, tra cui anche il Comune di Bergamo, si stanno impegnando in una forte e minuziosa opera di spending review (è notizia di lunedì 17 novembre che Palazzo Frizzoni chiuderà la società partecipata Bergamo Servizi Pubblici), ci sono Regioni, come la Sicilia, dove i conti non tornano e difficilmente torneranno negli anni a seguire. Rosario Crocetta, governatore dell’isola, si trova alle prese con un buco di bilancio da ben 3 miliardi di euro, che lo costringe, oramai da tempo, ad un continuo mantra: «Non ci sono soldi». Non ci sono soldi per niente. Non ci sono soldi, ad esempio, per la cultura, una delle principali ricchezze di quella terra colma di storia, fascino e arte. I musei cadono letteralmente a pezzi e, non essendoci soldi per gli stipendi, fino a pochi giorni fa, nei weekend e durante le festività, i tanti turisti si trovavano le porte dei musei locali sbarrate. In extremis, Crocetta è riuscito a trovare 400 mila euro di fondi per pagare gli straordinari di dicembre dei custodi e garantire l’apertura dei musei anche nei festivi, ma «non ci sono soldi» per pagare elettricisti, bollette dei telefoni e bollette del gas. I soldi, però, ci sono per stipendiare, lautamente, ben 306 dirigenti dei Beni Culturali regionali. 115 in più dei 191 presenti a Roma, al ministero dei Beni Culturali.

Capolavori in ombra. Emblema del degrado dell’arte in Sicilia è il Satiro Danzante, meravigliosa statua bronzea situata al museo di Mazara del Vallo, appositamente studiato attorno a quest’opera, che però è illuminata solo a metà. Sì, perché l’amministrazione del museo non ha potuto ingaggiare un elettricista che lavorasse ad un’illuminazione adatta a causa dell’assenza di fondi. A fare luce sulla questione (è proprio il caso di dirlo), il giornalista Antonio Fraschilla su La Repubblica di domenica 16 novembre. Quello del museo di Mazara del Vallo, purtroppo, non è un caso isolato: a Siracusa, al museo Paolo Orsi che accoglie alcuni dei più belli e importanti tesori delle ere preistoriche, romaniche e greche emerse dal Mediterraneo, da tempo le telecamere di sicurezza non funzionano più, ma non si possono riparare. Il motivo? «Non ci sono soldi», chiaro. Nel piccolo gioiello di Aidone, museo dove si trova la Venere di Morgantina, non si possono stampare brochure o guide dopo che Crocetta ha azzerato il capitolo di spesa per i Beni Culturali. Così nessuno sa di quel tesoro nascosto, mentre la stessa Venere, prestata dal Getty Museum di Malibù, ha attirato circa 400mila visitatori in poche settimane. In 12 mesi, nella sua casa di Aidone, l’avranno ammirata sì e no 30mila persone. A tutti i siti archeologici hanno poi staccato i telefoni, perché «non ci sono soldi» per pagare le bollette. Così, come dice il responsabile del museo archeologico di Enna, «possiamo solo ricevere telefonate. E non c’è il riscaldamento, perché non ci sono fondi per pagare il gas». Naturalmente impossibile trovare, da Tormina a Segesta, una brochure, una guida o un caffè, perché «non ci sono soldi» per gestire bookshops e caffetterie.

Un esercito di dirigenti. Come detto, però, i soldi ci sono, eccome, per pagare un vero e proprio esercito di dirigenti, che dovrebbero occuparsi di Beni Culturali in una delle Regioni più ricche al mondo nel campo, ma che in realtà prosciugano i fondi senza che nessuno faccia nulla. Al piccolo museo di Aidone, non ci sono brochure e guide, ma ci sono ben 3 dirigenti, con stipendi compresi tra i 60 e gli 80mila euro lordi l’anno. Saranno almeno competenti in storia dell’arte, si spera. Ma anche questa speranza viene presto infranta: due sono agronomi. Bravissimi, non ne dubitiamo, ma che poco c’entrano con la gestione di un museo. Eppure non sono gli unici: un agronomo è tra i nuovi dirigenti del parco archeologico di Selinunte. Ad Agrigento i dirigenti sono ben 8, di cui solo uno però archeologo. Contemporaneamente, al Polo Museale Fiorentino, che gestisce, tra le altre cose, anche gli Uffizi, il dirigente è solamente uno. E lo stesso vale per il Polo Museale di Roma, che gestisce Colosseo e Fori Imperiali. Sempre soli soletti sono i dirigenti dei Poli di Pompei e di Milano. La colpa, secondo Salvatore Giglione, attuale responsabile del dipartimento Beni Culturali della Regione Sicilia, è «di una legge, che nel 2000 ha promosso mille funzionari a dirigenti». Nessuno, però, che abbia mai pensato in questi anni di fare un bel taglio. La Repubblica spiega che, addirittura, in Sicilia ci sono così tanti dirigenti “esperti” di arte, che non c’erano abbastanza poltrone per tutti. Per questo si è deciso di finanziare studi e ricerche sugli argomenti più vari: dalle feste popolari della Sicilia Orientale fino ai teatri regionali attivi. Tutti con stipendi da capogiro, mentre nel 2014 nemmeno un euro è stato investito per far funzionare come Dio comanda musei e siti archeologici che dovrebbero essere la vera ricchezza di quella fantastica terra. Crocetta ha infatti bloccato tutte le gare sui servizi aggiuntivi. Stavolta non perché «non ci sono soldi», bensì per evitare «sprechi e malaffare come successo in passato». Invece che rimediare, il problema si accantona e tanti saluti.

Fortunatamente, raschiando il fondo del barile, si sono trovati almeno quei 400mila euro necessari per garantire l’apertura dei musei nei giorni festivi, anche se solamente fino alle 13. Perché a differenza che nella maggior parte delle altre Regioni italiane, in Sicilia il contratto dei custodi museali prevede un orario fisso, dal lunedì al venerdì. Il resto è straordinario, ovvero spesa aggiuntiva per le casse regionali. Il tutto a fronte di 1.545 addetti, ben oltre la media delle altre Regioni. Tutto questo in Sicilia, la terra che dovrebbe rappresentare la locomotiva dell’Italia del turismo.

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