Come conciliare verità e misericordia

E al Sinodo? Stanno discutendo

E al Sinodo? Stanno discutendo
10 Ottobre 2014 ore 14:54

Come va il Sinodo? Stanno discutendo.

Da Radio Vaticana: «C’è una linea che parla con molta decisione dell’annuncio del Vangelo del matrimonio, che esige di affermare che, se c’è un legame valido matrimoniale esistente, non è possibile l’ammissione ai Sacramenti di divorziati risposati. Quindi, diciamo, un’affermazione della coerenza della dottrina proprio per fedeltà alla Parola del Signore. E una linea che, non negando in alcun modo la indissolubilità del matrimonio nella proposta del Signore Gesù, però vuole vedere – nella chiave della misericordia, che naturalmente è importantissima per tutti – le situazioni vissute e fare un discernimento su come affrontarle nelle diverse situazioni che sono a volte piuttosto specifiche. Ecco: quindi, vedere come – senza negare in alcun modo la dottrina fondamentale – si può venire incontro alle esigenze della misericordia in un approccio pastorale, alle diverse situazioni che si devono affrontare».

E questo, fondamentalmente, lo sapevamo.

«Registrato, ha aggiunto il portavoce vaticano, “uno spazio molto ampio di consenso” su tutta una serie di approcci alla questione dei divorziati risposati. Sulla nullità matrimoniale, invocata “l’esigenza di snellimento nelle procedure”, integrando più laici competenti nei Tribunali ecclesiastici, salvaguardando sempre il rispetto della verità e i diritti delle parti ed evitando superficialità»

E anche questo – salvo l’accenno ai laici da integrare nei Tribunali ecclesiastici – ci pare di averlo saputo da sempre.

«Ci sono state anche proposte abbastanza concrete di organizzazioni di uffici diocesani che affrontino la tematica sotto la direzione del vescovo. Allo stesso tempo, anche su questa tematica si insiste sull’attenzione alle esigenze della verità e della giustizia, per non arrivare a una specie di divorzio cattolico, e quindi inserire e riconoscere l’importanza, anche del processo e dei procedimenti canonici, in una pastorale d’insieme di vera attenzione al bene del popolo di Dio e delle persone».

“Abbastanza concrete” di solito significa “ancora un po’ fumose”, ma i lavori sono ancora agli inizi e quindi è naturale che non si possano aver già le idee chiare.

Il problema vero rimane quello iniziale, derivante dal vangelo sul matrimonio: “che esige di affermare che, se c’è un legame valido matrimoniale esistente, non è possibile l’ammissione ai Sacramenti di divorziati risposati”. E questo perché, secondo la dottrina più consolidata, per accedere ai Sacramenti bisogna essere “in grazia di Dio”, come si dice. Eccezion fatta per i due sacramenti che il catechismo chiamava “dei morti” – battesimo e confessione – ai quali si accede di necessità “da peccatori”. All’eucarestia (alla comunione) si accede invece “da vivi”, cioè dopo essersi riconciliati con Dio in forza di una buona e sincera confessione. Tradizionalmente è così. E fin quando sarà così i divorziati risposati non potranno accedere alla comunione perché assolver non si può chi non si pente (in questo caso: di vivere more uxorio con un altro), / né pentére e volere insieme puossi / per la contradizion che nol consente, come scrive padre Dante.

Non c’è soluzione? Forse sì. Ma dipende da un mutamento dell’idea corrente di peccato. Se il peccato è un gesto che viene compiuto con piena avvertenza e con la deliberata volontà di offendere Dio, allora uno che decide di rompere il vincolo sacro del matrimonio compie un peccato e dunque (con quel che segue). In questo caso i peccati “si fanno”, “si commettono” uno per uno.

Ma se il peccato è la condizione strutturale del nostro essere, il sigillo della nostra inadeguatezza di uomini, la sproporzione che c’è fra noi e Dio per il fatto stesso di essere noi uomini e Lui Dio, allora le cose potrebbero in qualche misura mutar prospettiva: nessuno di noi è giusto di fronte a Dio. Nessuno senza peccato. Forse la prospettiva stessa di esser puri e immacolati è sbagliata. L’importante è non fare i furbi di fronte a Dio. A meno di esser farisei, come dice il Papa peccatore – ricordate: sono un peccatore cui Dio ha guardato nella sua misericordia – la vita di ciascuno di noi è tutta a buchi. Quella dei divorziati risposati non necessariamente più di quella di altri.

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