In Sud Dakota

I Sioux dissotterrano l’ascia contro la minaccia dell’oleodotto

I Sioux dissotterrano l’ascia contro la minaccia dell’oleodotto
18 Novembre 2014 ore 14:21

Venerdì scorso il Congresso americano ha approvato la costruzione di un oleodotto in Sud Dakota, con 252 voti a favore e 161 contro. Quando i rappresentanti della popolazione Sioux sono stati raggiunti dalla notizia, hanno dichiarato che questo equivale per loro a un atto di guerra. Cyril Scott, capo di uno dei nove governi tribali, ha giurato: «impegno la mia vita per impedire a queste persone di fare del male ai nostri bambini e ai nostri nipoti e al nostro stile di vita e alla nostra cultura e alla nostra religione». I Sioux hanno inoltre promesso che chiuderanno i confini della loro riserva, nel caso in cui il progetto verrà portato avanti. Scott ha affermato di avere dichiarato guerra all’oleodotto Keystone XL e non al governo americano, benché abbia amaramente commentato di non essere stato consultato né dal governo degli Stati Uniti né da TransCanada, la compagnia canadese che c’è dietro al viadotto lungo 1700 miglia. Altre tribù del Dakota del Sud si sono schierate al fianco di Scott e stanno fornendo corsi di addestramento sulle tattiche di disobbedienza civile.

La creazione del viadotto violerebbe il Trattato di Fort Lamie sottoscritto tra i Sioux e il governo degli Stati Uniti nel 1868. Purtroppo, non sarebbe la prima volta, anzi: nel 1874 il generale Custer guidò una spedizione nei Black Hills [regione montuosa del Sud Dakota e sacra ai Sioux] accompagnato dai minatori che stavano cercando l’oro. Dopo che il prezioso metallo fu trovato, si spostarono nel territorio di caccia dei Sioux e chiesero la protezione dell’armata degli Stati Uniti: l’esercito si mosse contro gruppi di indiani che stavano cacciando in accordo con i diritti stabiliti dal trattato. Nel 1876 Custer si imbatté nell’accampamento Sioux e Cheyenne a Little Bighorn River, ma il suo distaccamento fu annientato. Da allora gli Stati Uniti avrebbero continuato a guerreggiare contro i Sioux dei Black Hills fino a quando il governo confiscò il territorio nel 1877. Ancora oggi, la proprietà dei Black Hills è soggetta a una disputa legale.

La decisione di costruire l’oleodotto è insomma la classica goccia che minaccia di fare traboccare un vaso già colmo. La gente Sioux è determinata a proteggere la loro terra, come ha sempre fatto. Cyril Scott lo ha ribadito: «Per noi garantire la sicurezza del territorio ed essere responsabili delle risorse di energie alternative è un imperativo, non solo per il bene dei membri della tribù, ma anche per tutti gli altri. Dobbiamo incominciare a ricordare che la Terra è nostra madre e che è nostro dovere agire per preservarla, insieme all’acqua e al futuro dei nostri nipoti».

Oltre agli indiani del Sud Dakota, anche gli ambientalisti si sono ribellati alla decisione presa dal Congresso. La costruzione della linea avrebbe delle ripercussioni ambientali disastrose, che eroderebbero i benefici economici apportati dalla vendita del petrolio. C’è inoltre chi ha fatto notare che la votazione è stata fatta soltanto due giorni dopo che gli Stati Uniti e la Cina avevano annunciato di avere segretamente negoziato un patto per ridurre le emissione di gas serra.

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