Paul Cruickshank, 26 Luglio 2014

Siria, la guerra dimenticata 5 ragioni per cui ricordarsene

Siria, la guerra dimenticata 5 ragioni per cui ricordarsene
04 Agosto 2014 ore 08:30

Vi offriamo la traduzione di un pezzo apparso sul sito della Cnn che si presta a tre differenti letture:

  • può trattarsi del semplice resoconto della situazione ottenuto mettendo insieme dichiarazioni e interviste;
  • può essere l’esito finale – consapevole o meno – di una delle tante azioni messe in atto dai servizi per mantenere quel diffuso stato di allarme che giustifica agli occhi della popolazione la violazione di diritti umani per motivi di sicurezza;
  • può essere un documento dell’attitudine della pubblica opinione a ridurre una situazione complessa come quella siro-irachena al solo livello del terrorismo. Nel pezzo Siria e Iraq sembrano abitate esclusivamente da bande armate in lotta tra loro e contro l’Occidente;

Ovvio che le tre letture possano incrociarsi. In ogni caso ne risulta l’interesse a tenere d’occhio la situazione anche quando tende a scomparire dalle prime pagine dei giornali.

 

Il terrore dilaga in Siria e in Iraq: Cinque ragioni per cui l’Occidente farebbe bene a preoccuparsi
di Paul Cruickshank, CNN, 26 Luglio 2014

(CNN) — Le ultime vicende in Iraq e Siria hanno messo in allarme il Procuratore Generale degli Stati Uniti Eric Holder. Gli estremisti dello Stato Islamico in Iraq e Siria controllano vaste aree in Iraq e Siria. I suoi militanti potrebbero unirsi ai fabbricanti di bombe yemeniti che hanno la spiccata tendenza a collocare ordigni sugli aerei di compagnie occidentali. Inoltre migliaia di Europei si sono recati in Siria pronti a sacrificare la loro vita. Holder ha manifestato «un’estrema preoccupazione» circa il fatto che questo mix ancora molto fluido possa presto estendersi alle coste dell’Occidente. «Si tratta della situazione più spaventosa fra quelle che ricordi di aver osservato in veste di Procuratore Generale», ha raccontato a ABC News.

Ecco, di seguito, cinque ragioni per le quali la guerra in Siria e Iraq potrebbe avere impatto sull’Occidente.

1. L’ISIS dispone delle risorse umane, finanziarie e di know-how per colpire l’Occidente, se decidesse di farlo.

Questo scenario da incubo prevede che i leader dell’Isis o di altri gruppi terroristici in Iraq e Siria organizzino un attentato direttamente in un Paese occidentale. Sono in ottima posizione per scatenare qualunque tipo di carneficina decidano di mettere in atto.

Parecchi degli almeno 2000 militanti europei che sono partiti per la Siria sono entrati nelle file dell’ISIS. Questo fatto ha offerto ai diversi raggruppamenti l’opportunità di addestrarli e di farli rientrare in patria per organizzare attentati. Un certo numero è passato in Iraq. Questi combattenti europei possono costituire una minaccia anche per gli Stati Uniti, perché molti cittadini europei non necessitano di visti per entrare negli USA. Si aggiunga che anche un centinaio di americani sono volati in Siria per combattere — uno di loro, nel maggio scorso, si è reso protagonista di un attentato suicida.

Al momento, tuttavia, né l’ISIS né il suo rivale più accanito Jabhat al-Nusra – la sezione siriana di al Qaeda – sembrano avere tra le loro priorità immediate un attacco all’Occidente.

Il loro obiettivo è stato piuttosto quello di abbattere il regime del presidente siriano Bashar al-Assad e di espandere la propria zona di operazioni nella regione.

Lo stato di agitazione politica generato dalla Primavera Araba ha fatto pensare che l’ultimo sogno della jihad globale – l’adozione della loro forma di legge coranica da parte del mondo arabo – sia ormai a portata di mano. Portare l’attacco al cuore dell’Occidente, che per i leaders di al Qaeda era sempre stato un mezzo per raggiungere lo stesso scopo, sembra al momento costituire un obiettivo secondario.

L’ISIS — conosciuto un tempo come il rappresentante di al Qaeda in Iraq — non ha mai avuto come obiettivo prioritario quello di realizzare attentati in Occidente, preferendo piuttosto concentrarsi sulla lotta agli “infedeli” in casa propria.

Nel suo primo decennio di attività il gruppo fondato dal terrorista giordano Abu Musab al-Zarqawi non è mai risultato direttamente implicato in un complotto sul suolo Occidentale.

Viceversa, nel decennio successivo agli attacchi terroristici dell’11 settembre unità di al Qaeda operanti delle zone tribali del Pakistan hanno addestrato leve successive di reclute occidentali alla realizzazione di ordigni esplosivi mediante l’utilizzo di preparati chimici e di altre componenti facilmente reperibili nei negozi di casalinghi o di prodotti di bellezza in Occidente.

A tutt’oggi, solo un presunto affiliato all’ ISIS di ritorno in Europe è sospettato di aver preparato una ordigno di questo tipo.

In febbraio la polizia francese ha arrestato un uomo identificato come Ibrahim B., un 23enne franco-algerino, che nascondeva, nel suo appartamento di Cannes, tre lattine da bibita riempite con poco meno di un chilo del potente esplosivo TATP. La polizia francese sospetta che abbia imparato a produrre il TATP – un esplosivo molto potente ma al contempo instabile e difficile da trasportare, usato per la preparazione dei detonatori in molti attentati di al Qaeda contro obiettivi occidentali – durante i diciotto mesi passati in Siria come combattente. Non è chiaro se l’ISIS abbia ammesso il proprio coinvolgimento in questo caso sospetto. Mentre è certo che diverse reclute occidentali abbiano appreso a costruire ordigni rudimentali in Siria, ci sono ancora pochi indizi del fatto che l’ISIS abbia messo in piedi programmi di addestramento specifici per attentati da realizzare in Occidente. La preoccupazione è che questo quadro possa cambiare. Dopo un decennio di guerriglia in Iraq nessun altro gruppo può vantare una maggiore esperienza nella fabbricazione di ordigni artigianali.

E così, se gli Stati Uniti dovessero intraprendere azioni belliche per indebolire l’ISIS, il gruppo potrebbe rispondere con azioni equivalenti in Occidente, finanziando i suoi attacchi con le decine di migliaia di dollari attualmente nelle sue disponibilità.

Il mese scorso suoi fiancheggiatori hanno lanciato una campagna su Twitter — #CalamityWillBefallUS — (una sciagura sinabbatterà sugli Stati Uniti) mettendo in guardia rispetto ad attacchi del genere appena descritto.

Tuttavia, se l’ISIS fosse in grado di consolidare i recenti acquisti territoriali, potrebbe attrezzare campi di addestramento all’altezza di quelli messi in piedi da al Qaeda in Afghanistan prima dell’ 11 settembre.

Si tratta del cosiddetto Paradosso Comma-22 che preoccupa le autorità statunitensi.

[Derivato dalI’omonimo romanzo di Joseph Heller, il Paradosso riguarda il caso del protagonista che, fintosi pazzo per evitare di esser mandato in prima linea, ci viene spedito proprio perché il suo desiderio di non andarci dimostra che è sano di mente. Nel caso ISIS: proprio la regionalizzazione del conflitto lo renderebbe esportabile].

«A un certo punto potrebbe anche verificarsi una diaspora siriana, ma noi siamo determinati a non permettere che sia lei tracciare il percorso dalla Siria attuale a un nuovo 11 settembre», è stato l’alto-là pronunciato nel maggio scorso dal Direttore della CIA James Comey.

 

2. Esperti yemeniti in fabbricazione di ordigni esplosivi potrebbero unire le loro forze con quelle di colleghi occidentali operanti in Siria.

Le autorità militari statunitensi temono i fabbricanti yemeniti di bombe perché hanno raggiunto un elevato grado di abilità nella realizzazione di ordigni esplosivi difficili da individuare da parte dei sistemi di sicurezza aeroportuali. Il timore più grave è che abbiano condiviso le loro conoscenze con quei gruppi terroristi operanti in Siria che possono contare tra le loro fila soggetti con passaporto occidentale. Holder l’ha definita «una combinazione potenzialmente mortale».

Ibrahim al Asiri, l’ingegnoso capo dei fabbricanti di ordigni per al Qaeda nella penisola arabica, uno yemenita affiliato ad al Qaeda, è ritenuto l’organizzatore di veri e propri corsi di istruzione per schiere di apprendisti. All’inizio di quest’anno le autorità militari americane hanno detto di temere che alcuni di costoro si siano recati in Siria. Anche centinaia di yemeniti si sarebbero recati nella regione per combattere, e i militari temono che AQAP [al Qaeda della Penisola Arabica] e Jabhat al-Nusra stiano rinsaldando i loro legami. Con l’ISIS che fa la parte del leone nei notiziari di tutto il mondo e ha ormai vinto la battaglia dei reclutamenti, è possibile che le locali cellule di al Qaeda tentino di riguadagnare un ruolo di primo piano organizzando un attentato spettacolare.

Al Asiri è quello che ha costruito il dispositivo “intimo uomo” che un militante è riuscito a far detonare – solo parzialmente – su un aereo nei cieli di Detroit a Natale 2009.

Da allora in poi ha costruito dispositivi sempre più sofisticati e ha fatto esperimenti con nuovi profili di bombe da inserire nelle scarpe.

È vero che AQAP ha reclutato relativamente pochi occidentali nelle sue file, riducendo – almeno fino ad ora – la capacità dei suoi fabbricanti di bombe di colpire aerei occidentali.

Ma c’è il timore che le conoscenze di al Asiri si stiano allargando a dismisura.

Questo mese il Dipartimento di Stato americano ha riferito che un convertito norvegese, Anderson Dale, ha ricevuto dettagliate istruzioni sul trattamento di esplosivi dopo aver frequentato l’AQAP in Yemen. Non è risultato chiaro se questo addestramento sia stato direttamente gestito da al Asiri. Né è stato comunicato dove si pensa che si trovi adesso il norvegese.

 

3. I combattenti occidentali che lasciano la Siria potrebbero essere forzati a tornare in patria.

A non far chiudere occhio ai funzionari dell’antiterrorismo è soprattutto la minaccia potenziale costituita da quelle centinaia di estremisti che sono tornati a casa dopo aver combattuto nei gruppi terroristici in Siria.

Nonostante la scarsità di indizi emersi fino ad oggi circa il fatto che l’ISIS o Jabhat al-Nusra li abbia diretti nell’organizzazione di attentati, la loro preparazione in fatto di guerriglia potrebbe renderli particolarmente pericolosi.

È probabile che il primo attacco terroristico legato alla Siria sul suolo occidentale segua un percorso di questo tipo.

In Maggio, Mehdi Nemmouche, un franco-algerino che aveva passato un anno in Siria, fu sospettato di aver ferito a morte con un’arma da fuoco quattro persone nei pressi del Museo Ebraico di Bruxelles. Al momento dell’arresto la polizia scoprì che possedeva un Kalashnikov tenuto avvolto in una bandiera con le insegne dell’ISIS. Dopo l’attentato, un combattente dell’ISIS postò su un social media che lui militava nel gruppo, ma che l’ISIS non rivendicava ufficialmente l’attentato, lasciando intendere agli investigatori che Nemmouche aveva fatto tutto da solo.

«La minaccia di attentati non è mai stata più grave — né al tempo dell’11 settembre, né dopo la guerra in Iraq – mai». ha detto alla CNN il mese scorso un funzionario europeo dell’antiterrorismo.

Lo stesso ha prospettato l’eventualità di una serie di attacchi su piccola scala, ma comunque efficaci e capaci di terrorizzare la popolazione, simili alla sparatoria di Bruxelles.

Funzionari dell’antiterrorismo europeo sono preoccupati che l’espansione territoriale dell’ISIS in Iraq comporti un nuovo picco di arrivi nella regione. Nell’identificazione di chi abbia viaggiato, hanno spesso l’impressione di giocare a mosca cieca.

«In diversi casi siamo in grado di sapere chi si è recato in Siria nelle ultime due settimane. Ma nel 10-15 percento dei casi possono passare diversi mesi prima che lo becchiamo. Inevitabilmente ci sarà qualcuno sul quale non abbiamo nessuna idea di chi sia» ha detto un funzionario alla CNN.

Ma anche quelli su cui abbiamo qualche informazione sono difficili da tracciare. Nemmouche era in un elenco di soggetti tenuti d’occhio quando tornò in Europa.

Ma funzionari europei hanno raccontato alla CNN che è impossibile una sorveglianza a maglie fitte 24 ore su 24 su tutti quelli che sono tornati dalla Siria, perché i costi sarebbero proibitivi.

 

4. Potrebbe darsi che i jihadisti si trasformino in ‘lupi solitari’ fermi su posizioni radicali.

L’attentato alla Maratona di Boston ha evidenziato il pericolo costituito da estremisti che hanno imparato a costruire bombe su Internet senza aver partecipato ad alcun campo jihadista da un capo all’altro del mondo.

I ricordati funzionari europei non nascondono la loro irritazione per gli accadimenti in Siria e Iraq e la loro sorpresa per il fatto che le conquiste territoriali dell’ISIS hanno spinto la radicalizzazione a livelli senza precedenti in tutto il continente. Anche se l’ostilità non è diretta contro l’Occidente con la violenza che aveva raggiunto durante la guerra in Iraq, l’ideologia visceralmente anti-occidentale dell’ISIS si mostra capace di attirare schiere crescenti di seguaci nei circoli estremisti europei.

I funzionari temono che la rabbia prodotta da eventi scatenanti quali futuri raid aerei americani sull’Iraq o l’arresto di qualche militante di ritorno dalla Siria possano tradursi in attentati di qualche “lupo solitario”. La rabbia per operazioni nella striscia di Gaza potrebbe essere un altro di questi detonatori.

 

5. Combattenti stranieri che tornano a casa potrebbero dar vita a reti terroristiche autogestite.

Più o meno 7.000 combattenti stranieri si sono recati in Siria per partecipare ai combattimenti, e molti di essi provengono dal mondo arabo. Questo fatto potrebbe dar luogo a una specie di “fiamma di ritorno” in tutta la regione una volta che i combattenti abbiano raggiunto nuovamente i loro Paesi d’origine è avviato la formazione di gruppi jihadisti a scopo terroristico. Analogamente a quanto accaduto in Afghanistan una ventina d’anni fa, i combattenti tendono a costruire, in questo crogiolo di etnie e nazionalità, quelle relazioni di tipo personale che costituiranno la base delle future reti transnazionali del terrorismo,

Per esempio, un battaglione di jihadisti incalliti provenienti dalla Libia orientale potrebbe trovarsi a combattere a fianco dell’ISIS in Siria nel momento in cui le reclute egiziane dell’ISIS vengono dislocate nel Sinai a sostegno dei gruppi operanti nella regione.

Ora che al Qaeda ha in gran parte spostato il suo campo d’azione dalle regioni di confine tra Afghanistan e Pakistan al mondo arabo, i funzionari temono che le sue diverse affiliazioni nella regione tenderanno sempre più a coordinarsi e a unificare le risorse, fino a creare una minaccia permanente di un certo peso alla sicurezza, proprio sulla,porta di casa dell’Europa.

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