Isis rivendica un attentato a Salamiyeh

La Siria implora il silenzio delle armi Ma il cessate il fuoco già traballa

La Siria implora il silenzio delle armi Ma il cessate il fuoco già traballa
Cronaca 27 Febbraio 2016 ore 15:10

È passata da poco la mezzanotte tra venerdì 26 e sabato 27 febbraio, quando tra le strade di Damasco e Aleppo cala il silenzio. Per lo meno, finiscono i rumori che troppo spesso negli ultimi 5 anni hanno accompagnato la vita della Siria, ossia le esplosioni. La tregua chiesta da Stati Uniti e Russia per favorire i dialoghi è cominciata, e nelle massime città del Paese mediorientale ribelli e forze governative paiono intenzionati a rispettarla. È un cessate il fuoco che tutti sanno essere fragile e complesso, ma rimane comunque un primo storico tentativo di far finire la guerra attorno a Damasco. Per quanto la cronaca di oggi faccia già registrare le prime violazioni.

 

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Le azioni dei turchi. Le prime denunce arrivano dall’Osservatorio nazionale per i diritti umani, che punta il dito contro la Turchia e la sua attività nell’area nord-est della Siria, dove avrebbe ripreso la sua attività bellica contro i curdi. L’Ondus in particolare parla di diversi colpi di artiglieria sparati dall’esercito di Ankara contro le postazioni dei guerriglieri curdi dello Ypg. Poco dopo l’inquadratura si è spostata nel sud del Paese, presso la cittadina di Salamiyeh, provincia di Hama, terra sotto il controllo delle forze governative.

L’autoboma di Salamiyeh. Qui un’autobomba ha ucciso due persone, e nel corso della mattinata si è avuta certezza della paternità dell’attentato. Lo Stato Islamico, infatti, ha rivendicato l’azione, manifestando tutto l’interesse del Califfato a boicottare la tregua, sancita proprio senza tenere in considerazione Isis e Al Nusra. Proprio per questa ragione, ha sottolineato alla Reuters l’Osservatorio per voce di Rami Abdulrahman, «l’autobomba non si può considerare una violazione della tregua perché è esplosa in un’area dove l’accordo per la cessazione delle ostilità non si applica».

 

siria

 

Cosa succede a Damasco. Piuttosto, a destare più preoccupazioni sono le notizie riportate dalla tv di Stato siriana, che parla di alcuni colpi di mortaio sparati su una zona residenziale di Damasco da alcuni gruppi armati. Il canale televisivo fa parlare rappresentanti dell’esercito, dai quali è arrivato l’invito ai residenti della zona colpita a «pressare i terroristi affinché non sfruttino la possibilità di far fallire gli sforzi per riportare stabilità in quelle zone». Secondo l’esercito i colpi sono arrivati da Jobar e Ghouta, zone di Damasco controllate dai ribelli siriani, dove però un altro gruppo di opposizione aveva denunciato, prima, il lancio di “barrel bomb” da parte dell’esercito lealista, a violare a loro volta la tregua.

Le parole di Obama. «Non ci facciamo illusioni. Ci sono molti motivi per essere scettici. Nella migliore delle circostanze, la violenza non si fermerà subito». Si aspettava Obama che non sarebbe stato facile né immediato arrivare ad un tentativo di pace in Siria. Così, a poche ore dall’inizio della tregua, è inflessibile di fronte alle notizie che arrivano dal Paese: andare avanti per costruire il dialogo nonostante le violazioni del cessate il fuoco. «Molto dipende dal regime siriano e dalla Russia, se manterranno i propri impegni» perché «l’unico modo per sconfiggere l’Is è mettere fine alla guerra civile e al caos in Siria, sotto il quale l’Is prospera». Dalla sua la Russia, che ieri ha colpito alcune postazioni di ribelli tramite blitz aerei, da mezzanotte ha mantenuto la parola e ha violato la tregua. La preoccupazione di Obama è pure per gli aiuti umanitari, cui «deve essere consentito di raggiungere le aree sotto assedio».

 

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De Mistura fiducioso. Quest’ultimo è uno dei punti chiave della tregua, come ribadito oggi pure dall’inviato speciale dell’Onu per la Siria, Staffan de Mistura. Il diplomatico questa notte ha annunciato che il 7 marzo prossimo si terranno nuovi colloqui di pace per proseguire la costruzione del futuro siriano. Ma a una condizione: che la tregua regga.

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