Intanto Assad convoca le elezioni

Siria, l’illusione di un nuovo accordo Fragile e pieno di “se”, ma urgente

Siria, l’illusione di un nuovo accordo Fragile e pieno di “se”, ma urgente
Cronaca 23 Febbraio 2016 ore 10:53

Russia e Stati Uniti hanno raggiunto, dopo settimane di trattative, un accordo sulla Siria, e dalla mezzanotte del prossimo sabato 27 febbraio (ora di Damasco) dovrebbe entrare in vigore il cessate il fuoco. Solo per quanto riguarda, però, l’esercito lealista e i ribelli, perché l’intesa esclude gli attacchi all’Isis e al Fronte al Nusra, nei confronti dei quali non cesseranno i raid della coalizione. In sintesi, entro mezzogiorno di venerdì 26 le parti in lotta, governo e ribelli, dovranno indicare le loro intenzioni di accettazione della tregua, dopodiché si faranno tacere armi e bombardamenti. «Se verrà rispettata», ha affermato il segretario Usa John Kerry, «la tregua non porterà solo una cessazione della violenza, ma renderà possibile estendere ancora di più la consegna di aiuti umanitari di cui c’è urgente bisogno e sosterrà una transizione politica a un governo che risponda alle aspettative dei siriani». L’accordo tra Usa e Russia arriva a pochi giorni dal fallimento di un altro importante accordo, siglato a Monaco e raggiunto sotto l’egida dell’Onu.

 

Mideast Islamic State Arab Troops

 

Accordo fragile. Unanimemente, però, gli analisti concordano sul fatto che anche questo accordo sembra essere fragile e destinato ad avere una vita breve. Ad annunciare l’intesa è statoil segretario di Stato americano John Kerry, che avrebbe lavorato con il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov, ed è stato confermato dopo che i due presidenti, Putin e Obama, si sono sentiti al telefono per approvare la cosa. Ma l’Onu ha accolto con prudenza l’annuncio, soprattutto alla luce della mancata entrata in vigore della tregua proposta a Monaco, e l’inviato speciale per la Siria Staffan de Mistura ha accolto l’annuncio «con la dovuta cautela» dopo «cinque anni di orrore». Da parte sua il segretario generale Ban Ki-moon ha dichiarato che «se il cessate il fuoco verrà rispettato», si creerà «un ambiente più favorevole alla ripresa dei negoziati politici». Londra ha dichiarato che l’accordo però potrà essere operativo solo se Mosca e Damasco cambieranno atteggiamento, ma sul tavolo c’è pure la reazione dell’opposizione siriana. Una tregua, dicono, potrà essere messa in vigore inizialmente per due settimane, a patto che cessino i bombardamenti sui civili da parte di Russia ed esercito, e che sul terreno i pasdaran iraniani e i mercenari smettano di combattere.

I commenti di Putin e Obama. Rimangono tuttavia forti le divergenze, prima tra tutte il nodo Assad. Restano ferme le posizioni americane sull’uscita di scena del presidente siriano, così come rimangono altrettanto ferme le posizioni di Mosca sul lavorare insieme a lui, per far sì che la tregua entri effettivamente in vigore. Putin ha commentato l’accordo come «un’opportunità reale per fermare lo spargimento di sangue», promettendo che Mosca farà «il lavoro necessario» con il governo di Damasco, auspicando che gli americani facciano lo stesso con le opposizioni. Mentre Obama ha dichiarato che è arrivato il momento di «alleviare la sofferenza del popolo siriano, galvanizzare il processo politico a guida Onu e concentrarsi sulla sconfitta dell’Isis». In sostanza Cremlino e Casa Bianca chiedono l’uno all’altro di fare di tutto con le parti che appoggiano, affinché si possa arrivare a una tregua duratura che permetta l’invio di aiuti umanitari e ponga le basi per far partire un dialogo sincero.

 

Mideast Syria

 

Situazione confusa. Ma la fragilità dell’accordo sta tutta nella situazione attuale della Siria, dove ormai è difficile capire chi stia combattendo contro chi, e dove le fazioni si mischiano tra loro. Resta sempre difficile capire contro chi sia rivolto un attacco, anche perché le brigate del Fronte al Nusra sono attive nella regione di Aleppo e di Idlib, dove combattono a fianco dei ribelli. Rimane quindi da vedere come si procederà a colpire il gruppo nel nord ovest del Paese.

 

Mideast Islamic State Libya

 

Elezioni in Siria. Nel frattempo il presidente siriano Bashar al Assad ha deciso di convocare le elezioni parlamentari per il 13 aprile. Il popolo siriano, o quantomeno quel che resto di esso, dovrà eleggere i deputati di ogni città della Siria, anche nelle zone dove i ribelli hanno preso il potere e dove l’Isis ha occupato il territorio. Quella di Assad è una mossa che ha sorpreso un po’ tutti, ed è stata vista come un’azione di propaganda, visto che la firma del decreto è arrivata poche ore dopo l’annuncio dell’accordo tra Usa e Russia. Damasco, però, ha affermato che tutto è regolare. L’ultima volta in Siria si era votato nel 2012 e maggio 2016 sarebbe, secondo la legge siriana, la scadenza naturale della legislatura. Oggi Assad in Siria controlla meno del 50% del Paese, anche se nelle ultime settimane ha riconquistato non poco terreno. Lo scorso dicembre, inoltre, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite aveva adottato una risoluzione che chiedeva che si tenessero le presidenziali e le parlamentari entro 18 mesi sotto l’egida dell’Onu.

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