Nell'ultimo anno vittime raddoppiate

Siria, rapporto choc dell’Onu In tre anni 191 mila morti

Siria, rapporto choc dell’Onu In tre anni 191 mila morti
22 Agosto 2014 ore 19:40

Nel marzo 2011 scoppiava la guerra civile in Siria. Dalle proteste contro il regime di Bashar al-Assad sull’onda delle primavere arabe il Paese è scivolato in una spirale di violenza che ha causato la morte di oltre 191 mila persone. Di queste, 8.803 sono minorenni, 2.165 dei quali con meno di 10 anni. Resta comunque ancora da verificare l’età dell’83,8% delle vittime. È come se in tre anni sparisse l’intera popolazione di Bergamo città più qualche paese dell’hinterland. E sono solo i morti di cui si ha notizia, documentati. A rivelare questi drammatici numeri è un rapporto delle Nazioni Unite, commissionato dall’Alto commissario Onu per i diritti umani Navy Pillay, che ha denunciato come la “paralisi internazionale” abbia incoraggiato gli “assassini, i torturatori e i devastatori in Siria”.

Scandalosa la scarsa attenzione verso la Siria. In un comunicato la Pillay ha definito “scandalosa” la scarsa attenzione per quanto accade in Siria. Una vera e propria catastrofe umanitaria a cui non viene dato sufficiente risalto. «Sono profondamente dispiaciuta per il fatto che, alla luce di tanti altri conflitti armati in questo periodo di destabilizzazione globale, i combattimenti in Siria e il loro impatto terribile su milioni di civili siano fuori dall’attenzione internazionale». Per l’Alto Commissario Onu la comunità internazionale deve “adottare misure serie per porre fine ai combattimenti” e bisogna “smettere di alimentare questa monumentale ed evitabile catastrofe umanitaria con la fornitura di armi ed equipaggiamenti militari”. Di catastrofe umanitaria ha parlato anche il segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon, ricordando il primo anniversario dell’attacco con le armi chimiche nel sobborgo di Ghouta a Damasco. Un conflitto, quello siriano, che «non solo è proseguito senza tregua ma ha contribuito a condizioni che alimentano la proliferazione del terrorismo», ha affermato Ki-Moon, aggiungendo che «la Siria resta una grave minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale» e chiedendo alla comunità internazionale di «trovare unità e porre fine all’espansione di un conflitto che rischia di destabilizzare un’intera regione».

Il rapporto Onu con tutti i numeri. Quello presentato a Ginevra è il terzo rapporto sulla guerra in Siria, ma mai come quest’anno si è registrato un numero così alto di vittime. In un anno, infatti, i morti sono più che raddoppiati: nel 2013 ne erano stati segnalati “solo” 93 mila. Nel conflitto siriano, che oppone i ribelli armati alle forze governative, l’85 per cento dei morti sono uomini, anche se non si può dire quanti siano i civili e quanti i combattenti. Il maggior numero di vittime è stato documentato nella periferia di Damasco (circa 39.393), seguita da Aleppo (31.932), Homs (28.186), Idlib (20.040), Dara (18.539) e Hama (14.690). Il 9,3% delle vittime, 17.795, sono donne.

Per stilare il rapporto ci si è basati su un elenco combinato di 318.910 uccisioni documentate ed identificate con il nome della vittime, così come la data e il luogo della morte. Come per i precedenti rapporti, ogni uccisione che non includeva almeno questi tre elementi è stata esclusa dalla lista. Sono quasi 52mila le vittime che sono state escluse per informazioni insufficienti. Dato che porta a pensare che il numero effettivo dei morti sia molto più alto di quanto dichiarato. Commentando il rapporto, l’Alto Commissario Navy Pillay ha anche aggiunto che «ci sono gravi accuse che crimini di guerra e crimini contro l’umanità sono stati commessi più volte nell’impunità totale. Ciononostante il Consiglio di Sicurezza ha omesso di deferire il caso della Siria alla Corte penale internazionale».

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