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Il mistero scatena i media

Un sottomarino russo in Svezia? Caccia al fantasma di Ottobre rosso

Un sottomarino russo in Svezia? Caccia al fantasma di Ottobre rosso
Cronaca 22 Ottobre 2014 ore 15:01

“Quando nel corso di eventi umani, sorge la necessità che un popolo…” è l’inizio della Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti d’America. C’è anche un’altra cosa, nel corso degli eventi umani, che si verifica ogni volta che succede qualcosa di strano (non diciamo misterioso) su cui si sa poco e niente: tutto il mondo si lancia nella gara a chi riesce a dire meglio e nella maniera più accattivante quel poco o niente.

Da tre giorni, per esempio, gira questa notizia: qualcuno (una “fonte”) chiama lo Svenska Dagbladet (traduciamo “Il Giornale (o il Quotidiano) Svedese”) per dire che ha visto una cosa strana nel mare davanti casa, nell’arcipelago a nord di Stoccolma. Oggi abbiamo anche il video: si vede una forma sottile bianca e lunga che potrebbe essere qualsiasi cosa.

 

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Altri, la Marina Svedese o dei radioamatori, intercettano dei segnali – alcuni in chiaro, altri cifrati – in lingua russa, diretti – si dice – alla base navale russa di Kaliningrad – che si trova al confine fra Lituania e Polonia, sul Baltico. Si tratta di una exclave che i Russi si sono tenuti quando hanno lasciato le Repubbliche Baltiche. Si chiedono spiegazioni alla Russia. Ovviamente dal Kremlino rispondono di non saperne nulla. Sarebbe stato davvero bizzarro se avessero risposto diversamente, ma questa volta fanno anche di più: dicono agli Svedesi di chiedere all’Olanda se “la cosa” appartiene a loro. Dal paese dei tulipani rispondono di no: noi non c’entriamo. Potevano forse dire: sì, siamo noi, vi stiamo spiando?

Nel frattempo spunta la storia di una petroliera (o di un cargo) che dopo aver puntato dritto su Kaliningrad, si ferma, inverte la rotta e si ferma nel punto dell’avvistamento che “la fonte” ha comunicato al Dagbladet. Partono delle motovedette alla ricerca del coso bianco, ma non trovano nulla. Perché non ci mandate degli elicotteri? suggerisce qualche male informato. Male informato perché non sa che da qualche anno la Svezia si è venduta gli elicotteri militari e quindi non può adesso mandarli in ricognizione. Le notizie certificate finiscono qui.

Ed ecco che, nel corso degli eventi umani, i giornali di tutto il mondo si uniscono. Nell’unanime coro si avvertono forti e chiari, nonostante le diverse lingue:

la citazione di “Caccia a Ottobre Rosso”, meraviglioso film con Sean Connery che racconta la storia di un comandante sovietico che diserta per consegnare la propria unità – un sottomarino nucleare – agli americani (la vicenda fa parte dei loro sogni);

la tragedia del Kursk, sottomarino nucleare affondato con tutto l’equipaggio nelle gelide acque del Mare di Barents. Putin, che era da tutt’altra parte, non si fece vedere per qualche giorno e fu aspramente redarguito in patria e all’estero.

la storia del sottomarino – sempre russo – arenatosi al largo di Karlskrona (base navale svedese) passata alla storia come “the Whiskey-on-the Rocks incident” perché l’unità in questione apparteneva alla classe “Whiskey”, come si disse, e finì appunto sulle rocce del fondo antistante la base. Seguì un braccio di ferro tra Mosca e Stoccolma. Qualcuno disse che poteva venirne fuori la terza Guerra Mondiale.

 

 

En passant, ricordi di altri avvistamenti sparsi negli anni.

A questo punto, tutto essendo stato detto, proviamo a dire quello che non ha detto nessuno, cominciando dall’ultima notizia, quella del Whiskey on the Rock.

Si tratta di un gioco di parole, perché il sottomarino non apparteneva affatto alla “Classe Whiskey” come scrissero al tempo, ma alla classe “W” (nel nostro alfabeto). La lettera “W”, nell’alfabeto fonetico Nato (quello che inizia: Alpha, Bravo, Charlie, …) si dice “Whiskey”. Si spiega così quella che a tutti avrebbe dovuto apparire una incongruenza macroscopica, il fatto cioè che i russi – notoriamente amanti della Vodka – avessero dato a una classe di loro sommergibili il nome dell’odiato torcibudella nemico. Nella lingua del quale l’espressione “On the Rocks” corrisponde alla nostra “con ghiaccio”, perché i pionieri, non disponendo dei preziosi cubetti, mettevano nel bicchiere dei sassi (rocks) tenuti al fresco in qualche sorgente, che avevano se non altro il vantaggio di non annacquare il sublime nettare derivato dalla segale.

Poi spieghiamo Kaliningrad. Che è il nuovo nome – dal 1946 – di Königsberg, gloriosa città della Prussia di cui il grande matematico Eulero studiò i ponti e nella quale abitava il famoso filosofo Immanuel Kant, che ogni giorno faceva la sua passeggiatina con tale cronometrica precisione da essere soprannominato “l’orologio di Königsberg”. Kalinin, invece è un bolscevico altrimenti ignoto o quasi.

E infine l’arcipelago a nord di Stoccolma. Questa è una notizia interessante perché è il luogo in cui si svolge “Vacanze all’isola dei Gabbiani”, serie televisiva svedese di successo e – successivamente – libro della scrittrice svedese Astrid Lindgren, quella di Pippi Calzelunghe. Bellissimi posti, davvero.

 

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Diamo una controllata per esser certi che da quando abbiamo iniziato a scrivere ad ora non sia successo niente di nuovo. No: niente di nuovo. Sempre Caccia a Ottobre Rosso, il Kursk, e tutto il resto.

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