Uno studio americano

Essere sposati può salvare la vita (stiamo parlando di melanoma)

Essere sposati può salvare la vita (stiamo parlando di melanoma)
Cronaca 09 Maggio 2018 ore 05:30

«Ho la mappa di tutti i tuoi nei, io la potrei disegnare» cantava profeticamente Jovanotti in Io ti cercherò, e mai verso di canzonetta fu più significativo per la ricerca scientifica. Secondo uno studio pubblicato lo scorso aprile su Jama (il Giornale dell’associazione medica americana), infatti, le persone sposate tendono a morire di meno di melanoma: avere qualcuno che sia attento ai nostri cambiamenti e ci spinga a fare periodicamente i dovuti controlli può salvarci la vita. Perché se è vero che di fronte ai propri malanni si può tendere a temporeggiare, la paura di perdere la persona amata può farci diventare parecchio più pignoli riguardo agli esami medici, perlomeno quelli del partner.

 

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La diagnosi precoce e l’attenzione del partner. Questa spiccata sensibilità verso i campanelli d’allarme che scorgiamo in chi ci vive accanto diventa particolarmente utile in tutte quelle condizioni in cui la diagnosi precoce è fondamentale per garantire una migliore sopravvivenza. Può essere, ad esempio, un carcinoma della mammella, seconda causa di morte per tumore dopo quello polmonare. Il segno della sua presentazione clinica, che può saltare all’occhio vigile del partner, è la presenza di un nodulo al seno, che appare duro al tatto ma non fa male, e si può accompagnare a un rossore o a una perdita dal capezzolo.

Può essere, appunto, il melanoma, il più carogna dei tumori maligni della pelle, molto più facile da combattere quando è scoperto nei suoi stadi iniziali, prima della comparsa di metastasi. Quindicesimo tumore in ordine di frequenza di diagnosi, il rischio è correlato alle esposizioni alle radiazioni UV, e quindi agli episodi di scottatura, soprattutto su alcuni tipi di pelle: colorito chiaro, tante lentiggini. Ad attirare l’attenzione, in questo caso, i segni riassunti nell’acronimo ABCDE: A come asimmetria, B come bordi, C come colore, D come diametro ed E come evoluzione. Le lesioni maligne della pelle, infatti, tendono ad essere irregolari, con diverse sfumature di colore che arrivano anche al blu-nero; sono, in genere, più grandi dei normali nei e si trasformano nel tempo.

 

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Lo studio e i numeri. Nello studio in questione, i ricercatori hanno valutato lo stato civile di un campione di poco più di cinquantamila pazienti ammalati di melanoma e hanno scoperto che, indipendentemente da fattori come il sesso, l’età e i livelli di istruzione, il 46 per cento degli sposati era arrivato alla diagnosi allo stadio iniziale del tumore, contro il 43 per cento di nubili e celibi, il 39 per cento dei divorziati e il 32 per cento dei vedovi. Al contrario, una percentuale più alta, il 9 per cento, di vedovi, rispetto agli sposati (3 per cento), era arrivata alla diagnosi in uno degli stadi più avanzati del tumore. In più, le persone sposate erano più inclini a sottoporsi al controllo tramite biopsia del linfonodo sentinella, per valutare la diffusione del tumore primario alla stazione del sistema linfatico più vicina. Tutto ciò a dimostrazione del fatto che la presenza di una persona di fiducia nella propria vita, che ci accompagni anche durante le visite mediche, non solo può aiutare a identificare per tempo i segni di una grave malattia ma ci può portare anche a prendere le decisioni migliori sulla strategia per contrastarla.

La malattia e la relazione di coppia. La diagnosi di tumore ha, comprensibilmente, un grande impatto sulla vita di coppia, specie se si condivide la gestione della casa, dei figli, dei guadagni. Gestire la sofferenza fisica ed emotiva dell’altro e insieme le esigenze della quotidianità, infatti, è una sfida anche per la salute del partner, che spesso in queste condizioni riporta livelli di ansia e depressione analoghi a quelli del paziente stesso. È normale che in queste situazioni venga a essere messa a dura prova anche la relazione di coppia – metà delle coppie si lasciano dopo la diagnosi – ma riuscire a mantenere un buon grado di consapevolezza, intimità e comunicazione, accettando i rispettivi stili di reazione, può attutire i risvolti psicologici negativi che il tumore comporta in entrambi e permetterci di tenere fede a quella promessa che mancò il Jovanotti nella stessa canzonetta di cui sopra: «Quando un giorno di notte t’ho detto / Non ti lascerò mai».

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