Cronaca
LA POLITICA BERGAMASCA

Spunti e polemiche della settimana Bufera (esagerata) su Matteo Rossi

Spunti e polemiche della settimana Bufera (esagerata) su Matteo Rossi
Cronaca 22 Novembre 2014 ore 13:24

Riassumiamo i principali temi del dibattito politico bergamasco, con relative polemiche, nella settimana che si è appena conclusa.

LA LEGA CHIEDE LE DIMISSIONI DEL PRESIDENTE ROSSI

Il presidente della Provincia, Matteo Rossi, martedì 18 novembre ha patteggiato sei mesi con la condizionale, portando a conclusione un processo che lo vedeva imputato per aver autenticato alcune firme rivelatesi false, raccolte nel 2010. Il gruppo consiliare della Lega ha presentato un comunicato, firmato da Luca Serughetti, in cui (senza mezzi termini) si chiedono le dimissioni del presidente, considerato non adatto a guidare l'ente. Si legge nel comunicato: «Ben sei mesi con la condizionale per una vicenda emblematica. Un reato penale grave e una giustificazione che fa acqua da tutte le parti, ammettendo di aver autenticato firme di persone che non ha mai visto, alcune morte da anni. Pigrizia e poltroneria politica preoccupante visto che oggi Rossi è l’unico responsabile vero di ogni atto dell’intera Provincia di Bergamo. Un uomo solo, al comando di un Ente con 600 dipendenti e 290 milioni di euro di bilancio da gestire, che si è dichiarato ingenuo, per patteggiare e ottenere uno sconto sulla pena. Per il Pd si tratta di "generosità politica».

La Lega accusa Rossi di poca trasparenza, puntando il dito anche verso tutti gli altri partiti, considerati complici: «Politichese all'italiana. Per non parlare dell’atteggiamento irrispettoso verso i cittadini per non aver dichiarato in fase di elezione il procedimento penale in corso, con l’avallo delle segreterie del Pd, di Forza Italia e NCD. Roba da Democrazia Cristiana». Il comunicato si conclude con un appello perentorio: «Un danno irreparabile anche all’immagine e alla credibilità per Bergamo e la sua Provincia, oggi rappresentata da un Presidente con la macchia. È ora di staccare la spina e andare a casa. Prima possibile!».

Il capogruppo del Carroccio in Provincia, Gianfranco Masper, ha presentato un'interrogazione ufficiale per chiedere formalmente le dimissioni di Rossi, ricordando l'esempio delle elezioni in Piemonte, annullate per certificazioni false. Anche all'interno del PD, il partito di appartenenza di Rossi, hanno commentato la vicenda, smentendo le accuse di poca trasparenza, ma anche valutando concretamente l'ipotesi di un provvedimento: «Ci aveva raccontato tutto in una direzione in settembre» ha dichiarato il segretario del circolo di Mapello, Franco Daminelli «ma adesso il partito deve fare qualcosa: in fin dei conti la Lega per molto meno ha sospeso Pirovano per tre mesi», e successivamente, sul suo account Facebook, ha rincarato la dose: «Non lo possiamo accettare. Falsificare le firme per le elezioni non si deve fare. Altrimenti un giorno ci diranno che la condotta di Rossi è la stessa di Podestà e Formigoni. No, noi siamo diversi». Anche il sindaco di Dalmine Lorella Alessio (Pd) ha criticato duramente il collega di partito: «Se io mi fossi trovata nella sua condizione non mi sarei candidata alla presidenza della Provincia. Perché chi ha un ruolo istituzionale non deve fare nulla che possa prestare il fianco agli oppositori».

Il fatto curioso è che i pochi difensori di Rossi fanno parte dell'opposizione. Franco Tentorio, ad esempio, ha minimizzato l'accaduto misurando una a una le parole e restituendo alla questione la dimensione di una violazione formale: «Mi sembra una cosa di modestissimo impatto. La sanzione è inevitabile e dovuta ma non tale da comportare le dimissioni. Altre sanzioni non sono previste dalla legge e nemmeno dalla mia morale». Dello stesso tenore le dichiarazioni di Pinuccia Prandina, consigliere di Forza Italia a Treviglio, la quale ha confermato che la situazione fosse nota già prima delle elezioni: «Ma non ne abbiamo accennato per una questione di stile. È un tipo di infrazione ormai sempre più diffusa».

PROFUGHI AL GLENO, BELOTTI CONTRO CARISMA

Il segretario provinciale della Lega Nord Daniele Belotti ha risposto ad una lettera di Lorenzo Gaini, presidente del Comitato di partecipazione sociale di Carisma (l'ex Casa di riposo di via Gleno), che aveva difeso la decisione del cda di dare la disponibilità all'accoglienza di una cinquantina di profughi, dichiarandosi orgoglioso di sostenere i più deboli con le proprie tasse. Domenica la Lega aveva organizzato un corteo di protesta davanti alla sede di Carisma e Belotti ha difeso le motivazioni di tale iniziativa: «Penso ai bergamaschi, ad amici e conoscenti in enorme difficoltà, perché è dovere di tutti noi aiutare chi sta male, soprattutto quelli che ti stanno accanto. Certo, ad avere mezzi illimitati sarebbe bello aiutare tutti, ma perfino nella Chiesa c’è chi sostiene che non si può accogliere e sostenere chiunque». Il segretario ha rivendicato la priorità dei cittadini bergamaschi ad accedere a questo genere di aiuti da parte dello Stato: «A umiliare ancora di più questi nostri concittadini in difficoltà è il trattamento di favore riservato a coloro che sbarcano in questo Stato come profughi, ma che, di fatto, sono per il 90 per cento clandestini. Per loro vengono destinate ingenti risorse per l’assistenza, per i 'nostri' invece solo tasse e umiliazioni».

All'interno del comunicato c'è anche la denuncia, molto grave, nei confronti di chi, secondo il segretario, favorisce le politiche di accoglienza per pura speculazione: «Spiace notare come il buonismo e la denigrazione verso chi vuole difendere i bergamaschi sia alimentato da alcuni politici e organizzazioni sociali, anche nostrane, per un meschino tornaconto economico. Sono speculatori dell’accoglienza che non vogliono risolvere il grande problema dell’immigrazione in modo strutturale (aiutiamoli a casa loro), visto che l’accoglienza nell’emergenza frutta tanto».

LISTA TENTORIO: «RIAPRIRE IL DIALOGO PER SANTA CATERINA»

Il sindaco Giorgio Gori ha recentemente annunciato un'ordinanza per imporre nel quartiere di Borgo Santa Caterina un orario di chiusura serale per tutti i locali, avendo appurato il fallimento dell'autoregolamentazione portata avanti fino ad oggi. La Lista Tentorio ha presentato un ordine del giorno per chiedere di riaprire il dialogo sulla problematica, e per venire incontro non soltanto alle esigenze dei residenti, ma anche a quelle degli esercenti e di chi vive quella zona della città, soprattutto negli orari serali. Nel documento si riportano anche le dichiarazioni delle associazioni in difesa dei commercianti. Confesercenti ha dichiarato in proposito: «Siamo d’accordo sulla necessità di rispettare le regole, ma non sulla riduzione degli orari di apertura. E appoggeremo qualsiasi azione per ripristinarli. Così penalizzano imprenditori di successo che non hanno colpe. Le polemiche con i residenti hanno fatto morire fin troppi locali». Conferma questa posizione anche Pietro Bresciani di ASCOM: «Non è nostra intenzione polemizzare con il Comune, ma questo provvedimento che va a pesare sulle casse dei commercianti, colpirebbe ingiustamente anche gli esercenti virtuosi che hanno pagato un buttafuori e rispettano le disposizioni in atto».

L’auspicio del gruppo di Tentorio è quello di coinvolgere nella discussione tutte le parti presenti in Consiglio comunale, e di rispettare le richieste di tutte le parti in causa, favorendo e accompagnando l'autoregolamentazione degli esercenti con un’azione dura nei confronti di chi non rispetta queste regole, in modo da non penalizzare i commercianti virtuosi.

MANIFESTO CONTRO GORI: «AMMINISTRAZIONE IMMOBILE»

Il segretario cittadino della Lega Nord, Massimo Bandera, ha annunciato che dal 19 novembre sarà esposto su 200 bacheche della città un manifesto per protestare contro l'amministrazione di Giorgio Gori. Durante la conferenza stampa di presentazione del manifesto, Bandera ha dichiarato: «Abbiamo voluto mettere in risalto le uniche cose fatte da questa amministrazione, perché la luna di miele coi cittadini è già finita e i bergamaschi se ne stanno accorgendo. Il cambio di passo tanto sponsorizzato c'è stato, ma solo indietro. Finora abbiamo visto solo promesse non mantenute e Gori e la sua giunta non hanno fatto niente di niente, solo dato segnali di appoggio a chi arriva nel nostro Paese in modo illegale. Addirittura quattro assessori stanno lavorando sulla localizzazione di un posto che possa ospitare la moschea, senza che nessuno pensi ai nostri cittadini. Va tenuto conto, poi, che la prima delibera concreta presentata è stata quella che ha aumentato i prezzi dei bus».

È intervenuto sul tema anche il capogruppo leghista in consiglio comunale, Alberto Ribolla: «Devo dire che questi primi sei mesi sono stati letteralmente inconcludenti. I consigli comunali sono vuoti, uno al mese è troppo poco e mancano le delibere. Di carne al fuoco non ce n'è. Non si vedono idee, proposte, novità. Il nostro manifesto è chiaro e riassume bene quello che si sta facendo oggi: il nulla». Conclude il pensiero della Lega il consigliere comunale Luisa Pecce: «Gori e la sua amministrazione sono partiti in quarta, togliendo i braccioli dalle panchine del centro. Poi hanno portato avanti sono dei lavori già decisi e organizzati dalla precedente amministrazione. Già durante la campagna elettorale sono stati venduti come propri da Gori e dai suoi uomini alcuni progetti della giunta di Tentorio».

GORI CAMBIA I CARTELLI ALL'INGRESSO DELLA CITTÀ, LA SCRITTA “BERGHEM” SARÀ PIÙ PICCOLA

La Giunta Gori ha annunciato di aver predisposto la sostituzione dei cartelli segnaletici all'ingresso della città, che attualmente sono composti da una parte superiore con la scritta “Bergamo – Città dei Mille”, il simbolo della città e il volto di Garibaldi, ed una parte inferiore che recita “Benvenuti\Welcome to Bèrghem”. Erano stati installati nel 2011 dalla Giunta di Franco Tentorio.

I nuovi cartelli saranno composti da un'unico elemento, senza simboli, e la scritta in dialetto sarà leggermente più piccola. La notizia ha scatenato la polemica nell'opposizione. È da molto che questo argomento è oggetto di dibattito, e le polemiche sui cartelli ci furono sia quando vennero installati dall'ex sindaco, sia quando, durante la scorsa campagna elettorale,il tema era diventato uno dei principali punti di discussione, insieme alle panchine anti-clochard.

Daniele Belotti, segretario provinciale della Lega Nord, si è espresso così sul suo profilo Facebook: «Non ci sono i soldi per niente, ma qualche migliaio di euro per la nuova toponomastica Giorgio Gori li trova. E così, dopo i braccioli rimossi dalle panchine per la gioia di balordi stranieri, il tappeto rosso steso per il Ramadan, i clandestini alla Cà Matta, i quattro assessori al servizio degli islamici, per trovare un posto per la nuova moschea, ecco l’umiliazione del dialetto! È questo il cambio di passo di Gori? Mei restà fermi...».

Il consigliere comunale di Forza Italia Alessandra Gallone ha commentato la scelta di Gori con ironia: «Mi sembra un’assoluta priorità. Molto più importante che mettere mano all’ingresso dall’autostrada per esempio», mentre il capogruppo della Lista Tentorio, Danilo Minuti, si è detto incredulo: «Non posso credere che la Giunta Gori spenda i soldi del bilancio comunale per rifare i cartelli Bèrghem con la scritta più piccola. Ma siamo su scherzi a parte? Che senso ha fare una scelta del genere?».

In risposta alle polemiche è intervenuto lo stesso sindaco Gori, che ha spiegato come l'intervento, nei fatti non troppo oneroso, sia necessario per uniformarsi al codice della strada: «Per sistemare i cartelli si andrà incontro a una spesa di 1400 euro - ha detto il sindaco - soldi che avremmo comunque dovuto sborsare perché quel tipo di segnaletica, stando a quanto dice il codice della strada, va messa solo ed esclusivamente al confine del territorio e gli otto cartelli sui quali andremo a intervenire sono messi ben oltre il confine cittadino». Gori si è poi rivolto alla Lega, che ha fortemente voluto le scritte in dialetto: «Abbiamo appositamente deciso di non togliere la scritta 'Bèrghem' ma al contrario, di darle comunque uno spazio importante, seppur ridotta nella dimensione. Alla Lega voglio dire una sola cosa: il dialetto non è di vostra proprietà».

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