Cronaca
I documenti pubblicati dall'Observer

Srebrenica, vent'anni dopo L'accusa: l'Occidente sapeva

Srebrenica, vent'anni dopo L'accusa: l'Occidente sapeva
Cronaca 09 Luglio 2015 ore 11:00

Sabato prossimo ricorreranno i 20 anni dalla strage di Srebrenica, la cittadina bosniaca in cui, fra l’11 e il 13 luglio 1995, vennero massacrati 8.372 (ma che chi dice più di 10mila) musulmani della Bosnia da parte delle milizie serbe. Fu una tragedia talmente immane che nel 2007 il Tribunale penale internazionale de L’Aja lo classificò come genocidio. Sulla mano che compì questa strage non ci sono dubbi: il generale dell’esercito serbo Ratko Mladic e l’allora leader politico serbo-bosniaco Radovan Karadzic sono già stati arrestati da tempo. Ma dal Regno Unito, proprio in questi giorni, sono state lanciate accuse pesantissime nei confronti dell’Onu ed in particolare del trittico Usa-Francia-Gran Bretagna: da una serie di documenti fino a poco tempo fa coperti da segreto di Stato e ora declassificati emergerebbe che la coalizione internazionale impegnata all’epoca nei Balcani avrebbe, in un certo senso, lasciato le milizie serbe libere di fare quel giorno a Srebrenica, considerando quella mattanza come un avvenimento accettabile ai fine delle trattative di pace con l’ex Jugoslavia. A rilanciare il report è stato The Observer, in una lunga inchiesta.

 

 

Quel giorno, a Srebrenica. Era metà luglio del 1995, e la città di Srebrenica, in Bosnia, era zona particolarmente a rischio, con le milizie serbe pronte a lanciare una sortita per conquistarla. La zona urbana pullulava di musulmani fuggiti dai territori limitrofi e dalla crudeltà di Mladic e dei suoi soldati. Il 9 luglio cominciò l’offensiva serba, che fu molto più agevole di quanto ci si potesse aspettare: le forze dell’Onu infatti, in quel momento composte soprattutto da olandesi, inspiegabilmente non intervennero in soccorso degli abitanti della città, consegnandoli, di fatto, nelle mani del nemico. Così l’11 luglio Srebrenica era già saldamente nelle mani di Mladic, il quale decise di separare tutti gli uomini dai 12 ai 77 anni dal resto della popolazione (composto dunque solamente da donne, bambini e anziani). Nei due giorni successivi, le milizie serbe sterminarono quasi 10mila persone di quel gruppo di ragazzi e uomini, abbandonandoli poi in fosse comuni al confine della città. Di quelle vittime, nei mesi a seguire, ne vennero identificate grazie al test del Dna 6.414. Tutti gli altri sono rimasti morti senza nome. Si trattò del più tragico evento di omicidio di massa avvenuto su suolo europeo dalla Seconda Guerra Mondiale.

 

 

Ciò che si è sempre pensato, e le nuove rivelazioni. Fino a prima delle ultime rivelazioni, la tesi sostenuta all’unanimità riguardava un improvviso attacco da parte di Mladic e dei suoi, che avrebbe trovato impreparate le forze dell’Onu, sia da un punto di vista numerico che di equipaggiamenti, nonostante, come detto, la zona di Srebrenica fosse altamente pericolosa. Tutto ciò che avvenne fu un timido tentativo di intervento da parte di alcuni aerei F16 olandesi, che però non sortirono alcun effetto. Ma i nuovi documenti delineano uno scenario ben diverso: l’Onu, e in particolare Usa, Francia e Gran Bretagna, sarebbero stati ben consci dei rischi che la città di Srebrenica correva, e della seria possibilità di un attacco serbo nel giro di brevissimo tempo.

 

 

Non si fece nulla. Eppure si decise comunque di non agire, anzi, pare sia stato dato il preciso ordine di non intervenire in caso di offensiva di Mladic. Si dice, persino, che nei giorni successivi, grazie ad alcune immagini satellitari, alla Cia abbiano assistito in diretta al massacro e alle fosse comuni, senza battere ciglio. A testimoniare ulteriormente la conoscenza di quanto stava per accadere, ci sarebbe la cosiddetta “Direttiva 7”, un piano messo a punto dall’esercito serbo per eliminare integralmente i musulmani da tutti il territorio balcanico, una qualcosa di simile alla “soluzione finale” dei nazisti nei confronti degli ebrei; e questa diabolica Direttiva pare fosse perfettamente conosciuta dall’Onu e dai suoi componenti. Questa scelta fu presa, si dice, in quanto la strage di Srebrenica sarebbe stata considerata come una sorta di male necessario: concedere qualcosa alle truppe e ai leader serbi, così da poter facilitare i processi di armistizio e di pace. Si tratta, per il momento, ancora semplicemente di accuse, ma qualora dovessero venir confermate aprirebbero una questione di dimensioni colossali. Perché è difficile pensare che non ci fossero alternative per ottenere la pace se non quella di abbandonare al massacro 10mila persone.

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