Il rimpallo di colpe tra i due Stati

Cosa sta succedendo a Calais dove gli immigrati lottano tra loro

Cosa sta succedendo a Calais dove gli immigrati lottano tra loro
07 Agosto 2014 ore 10:33

Due notti di combattimenti con armi di fortuna, siano sassi o bastoni, o semplicemente i propri pugni e calci. A Calais, nel nord della Francia, la situazione tra gli immigrati si fa sempre più tesa, dopo che negli ultimi mesi è cresciuto di più del 50 percento il numero di extracomunitari che attendono un mezzo per arrivare in Gran Bretagna. I feriti sono più di cinquanta. Le tensioni sono sfociate attorno ai parcheggi dei camion in prossimità del porto, dove si ferma chi cerca un “passaggio”: sono rivalità inter-etniche tra sudanesi, eritrei ed etiopi per il controllo del territorio, cui si è aggiunta, lunedì, una contesa attorno ad un punto di distribuzione del cibo. Qualcuno, però, accusa anche alcune gang di albanesi, che regolerebbero gli accessi a quello che pare sempre di più un campo profughi di fortuna, fomentando nervosismo e rabbia tra questi disperati.

 

 

I campi profughi a Calais. A Calais, gli scontri sono cominciati domenica sera coinvolgendo circa 150 persone, in un campo chiamato Jungle 2, in una vecchia azienda in disuso. Le autorità possono fare poco, perché sanno bene che, qualora chiudessero il campo, ben presto gli immigrati ne costruirebbero un altro: a maggio, un’epidemia di scabbia colpì circa 500 persone radunate tra le tende di Sangatte, comune vicino a Calais. Il campo fu demolito, ma già ora nuove ondate di profughi lo hanno ripopolato. Si aspetta quindi che l’ondata passi, sapendo che pochissimi degli immigrati intendono fermarsi in Francia e chiedere asilo politico a Parigi: puntano all’Inghilterra, dove i trafficanti albanesi garantiscono loro l’ingresso, un posto in cui stare, e lavoro.

L’ultima spiaggia per chi fugge dalle guerre. Le tratte migratorie sono sempre passate per Calais, ma negli ultimi mesi i viaggi si sono intensificati: il nord della Francia è uno degli ultimi step per chi è scappato dalle crisi di Siria e Iraq, Libia e Eritrea, Afghanistan e Centrafrica, imbarcandosi nell’ignoto viaggio verso Lampedusa. A rendere più frequenti i viaggi, la situazione poco stabile in cui vive la Libia, dove i controlli lungo la costa scarseggiano. In tanti ci provano, e chi riesce ad attraversare il Mediterraneo non si ferma in Italia, ma punta al nord Europa e ai paesi britannici. Arrangiandosi in qualche maniera per entrare a Dover.
Ci sono video amatoriali molto eloquenti, filmati da turisti inglesi di ritorno dalle vacanze in Europa: immigrati che attendono a bordo strada le code dei camion pronti a salire sui traghetti che da Calais vanno in Inghilterra. Non appena ne addocchiano uno s’avvicinano e ne forzano le porte del cassone: chi riesce sale al volo, spinto in fretta da qualche compagno di viaggio, sperando di passare così i controlli di polizia e arrivare finalmente nella tanto sperata Gran Bretagna.

Il rimpallo di colpe Francia-Gran Bretagna. Lungo la Manica si respira aria pesante, coi due Paesi che si rimbalzano le colpe. Dalla costa sud, i francesi invitano gli inglesi a prendere più sul serio il problema: addirittura il vicesindaco di Calais e capo dell’emergenza immigrati, Philippe Mignonet, ha provocatoriamente proposto di regalare a tutti gli immigrati un biglietto per Dover, così da spostare confine e campi profughi verso l’isola britannica. Dall’altra parte, invece, si teme per la nuova ondata di arrivi, accusando la Francia di essere l’anello debole della lotta all’immigrazione, come un rapporto della sua stessa polizia mette in mostra.

I numeri dell’immigrazione. In mezzo, ci sono i numeri di un flusso che interessa sempre più tutta l’Europa e che necessita di una risposta comune e condivisa dall’Unione: stando a Le Figaro, nei primi mesi di 2014 gli immigrati arrivati in Italia sono 61.591, quasi 10 volte tanto i 7.913 approdati un anno fa. Sul confine francese ne sono stati fermati più di 5mila, riconsegnati all’Italia oppure semplicemente spinti fuori dai propri confini. Ma che restano comunque in circolazione, pronti a ritentare il viaggio non appena le condizioni si fanno un po’ più favorevoli.

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