Usa, Stato del Missouri

Cosa sta succedendo a St. Louis dopo la morte di Michael Brown

Cosa sta succedendo a St. Louis dopo la morte di Michael Brown
13 Agosto 2014 ore 08:30

Stato del Missouri, dintorni di St. Louis, nella cittadina di Ferguson, paese di circa 21mila abitanti di cui quasi due terzi di colore. Gli scontri, cominciati il 10 agosto, continuano. La polizia è stata costretta ad usare i gas lacrimogeni per mettere in fuga i numerosi dimostranti di colore che da due giorni stanno mettendo a ferro e fuoco la città.

Disordini e arresti, la violenza. Le immagini di quanto sta accadendo sono preoccupanti, sebbene, rispetto a 24 ore fa, la situazione si stia a poco a poco attenuando. Lunedì 11 agosto si assisteva al saccheggio di negozi, al lancio di pietre e mattoni contro la polizia, a vetrine ridotte in frantumi e pompe di benzina date alle fiamme. Domenica sera sono state fermate 37 persone, cui se ne sono aggiunte altre cinque, condotte in commissariato nella notte tra lunedì 11 e martedì 12.

Tutto è cominciato con l’uccisione di Michael Brown, un diciottenne afroamericano, da parte di un agente di polizia. La sua famiglia invita, però, i manifestanti alla calma. «Voglio che tutti sappiano e capiscano che rubare e distruggere negozi non è ciò che Mike avrebbe voluto. È davvero sconvolgente per me e la mia famiglia», è il commento di uno dei cugini del ragazzo, che ha firmato un comunicato a nome di tutti i parenti spedito ai giornali. «La nostra famiglia non vuole questo, ma giustizia e pace. Per piacere, lasciateci piangere in pace mettendo fine alle violenze per strada. Non vogliamo che questo accada quando chiediamo giustizia per mio cugino Mike Brown».

L’uccisione del diciottenne Michael, la miccia. Secondo quanto raccontato dai testimoni, Michael è stato colpito sebbene fosse disarmato e con le braccia alzate in segno di resa: a sparare è stato un poliziotto di cui non si conoscono i precedenti, che avrebbe poi esploso un secondo colpo. Difficile capire cosa avrebbe portato l’agente a premere il grilletto: «È stata un’esecuzione», è l’accusa del patrigno del ragazzo, che aggiunge: «Aveva appena terminato il liceo e stava riflettendo sul futuro, considerando l’ipotesi del college» mette in evidenza la nonna, descrivendo il ragazzo. «Non è mai stato coinvolto in un rissa, non ha mai avuto problemi».

La polizia però sta cercando anche una seconda persona, che avrebbe accompagnato Michael: Joe Belmar. Il capo della polizia di St. Louis ha spiegato che l’episodio sarebbe stato preceduto da un confronto fisico tra l’agente e i due civili, e che uno dei due colpi sarebbe partito dall’abitacolo di un’auto.

Gli altri episodi simili, la memoria. Le prime manifestazioni in risposta all’uccisione parevano pacifiche. Poi, domenica, la gente è tornata in piazza gridando «Kill the police» (Uccidi la polizia) e dando corso ad atti di vandalismo. La tensione è alta.

La memoria della gente corre ad alcuni episodi simili, dove la polizia ha reagito con spropositata violenza a casi di criminalità che vedevano coinvolti afro-americani: uno su tutti, la morte di Trayvon Martin, ragazzo 17enne ucciso da un volontario di ronda per la sicurezza del quartiere a Sandford, spaventato dall’aria sospetta con cui il giovane si muoveva. Più recentemente, invece, a New York, un uomo è stato ucciso dalla polizia mentre vendeva sigarette illegali. Anche lui di colore.

Anche a causa di questi precedenti, le indagini sulla morte di Michael Brown sono state assegnate all’FBI, mentre a tutelare la famiglia del ragazzo c’è l’avvocato Benjamin Crump, già legale dei genitori del ragazzo ucciso a Sandford, Trayvon Martin. La famiglia ora chiede giustizia, e vuole capire che cosa è successo veramente.

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