Cronaca
Da un articolo del New York Times

Steve Jobs e tutti gli altri che «Poco iPad in casa ai figli»

Steve Jobs e tutti gli altri che «Poco iPad in casa ai figli»
Cronaca 13 Settembre 2014 ore 15:34

«Steve Jobs era un genitore a bassa tecnologia», cita (testualmente) il titolo di un articolo apparso il 10 settembre sul New York Times. Il giornalista Nick Bilton ricorda di avere ricevuto una telefonata in cui Steve Jobs si era messo a strapazzarlo (chewing out, per essere precisi) a causa di ciò che aveva scritto riguardo all’ultimo modello di iPad in uscita nel 2010. A un certo punto, verso la fine del terribile (si suppone) monologo, il giornalista aveva chiesto a Jobs che cosa ne pensassero i suoi figli dell’iPad, ipotizzando che dovevano sicuramente adorarlo. Il creatore della Apple, invece, gli rispose affermando che i suoi figli non avevano mai preso in mano un iPad in vita loro. L’informazione deve avere colpito Bilton come una vera e propria rivelazione, dato che, a distanza di quattro anni, ha ritenuto opportuno tornarci sopra.

 

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Steve Jobs, del resto, non è (era) l’unico ad avere stabilito regole ben precise in merito all’utilizzo della tecnologia entro le mura domestiche. Il giornalista americano cita infatti una serie di altri magnati del computer e di Internet, i quali hanno stabilito che i loro figli devono avvicinarsi al mondo digitale il meno possibile. Chris Anderson, il precedente editor di Wired e ora capo esecutivo di 3D Robotics, ha fissato limiti di tempo inderogabili e controlli su ogni strumento tecnologico in casa. «I miei figli (sono cinque, dai 6 ai 17 anni, ndr) accusano me e mia moglie di essere troppo preoccupati riguardo alla tecnologia e dicono che nessuno dei loro amici ha le medesime regole. Ma è perché abbiamo visto i pericoli della tecnologia in prima persona. L’ho visto accadere a me stesso, non voglio vederlo accadere ai miei bambini. Questa è la regola numero uno: non ci sono schermi digitali nelle camere dei bambini». Anche Evan Williams, fondatore di Blogger, Twitter e Medium, ha detto di preferire che i suoi figli abbiano centinaia di libri, ma nessun iPad.

 

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Non tutti, però, la pensano alla stessa maniera. David Costolo, capo esecutivo di Twitter, ha deciso di non porre alcun vincolo alla prole per quanto riguarda l’utilizzo di Internet, purché i figli mettano mano a computer e tablet esclusivamente in soggiorno, dove possono essere tenuti sott’occhio. Costolo pensa infatti che atteggiamenti troppo restrittivi portino a sviluppare comportamenti opposti, addirittura di dipendenza tecnologica.

Ricapitolando: i più grandi manager del mondo digitale, Steve Jobs in testa, propinano prodotti, siti e servizi presentandoli come il non plus ultra del XXI secolo, come una imperdibile anticipazione di futuro. Ma sono terrorizzati dall’idea che i loro figli abbiano troppo a che fare con tutto ciò che riguarda la dimensione del digitale. Forse vale anche per loro l’antico adagio popolare, secondo cui il figlio del calzolaio va sempre in giro scalzo. O forse, dopo anni spesi dietro e davanti agli schermi, sono giunti a una conclusione sorprendentemente obsoleta. Cioè che, dopo e nonostante tutto, la vita è bello viverla per davvero, e non per interposto profilo (Facebook, per citarne un altro). Soprattutto se si ha avuto la fortuna di essere nati fuori dalla geografia della miseria, e della guerra.

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