La Corte di Londra dice basta

Stop agli insulti via web C’erano una volta i troll

Stop agli insulti via web C’erano una volta i troll
Cronaca 22 Ottobre 2014 ore 10:00

L’Inghilterra sta per rinnovare la sua legislazione contro gli insulti e le molestie (trolling, in gergo) diffuse sui social media, aggravando la pena che da un massimo di sei mesi di detenzione passerà a due anni. Il Segretario alla Giustizia Chris Grayling ha anticipato la notizia del provvedimento al giornale The Mail, domenica. La decisione è stata presa in seguito a una serie di casi scioccanti che hanno coinvolto anche persone famose, tra cui la modella Chloe Madeley. Dopo che sua madre Judy Finnigan ha parzialmente difeso in televisione il giocatore di football Ched Evans, arrestato per violenza sessuale, miss Madeley ha ricevuto minacce di stupro sul suo account.
Il Segretario Grayling ha duramente attaccato i troll di internet, affermando che sono dei codardi che stanno avvelenando la vita nazionale inglese.

 

 

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«Nessuno sopporterebbe un simile veleno in una persona, perciò non dovrebbe esserci nessuno spazio sui social media. E questo è il motivo per cui siamo determinati a quadruplicare la pena attuale di sei mesi comminabili. Come ha dimostrato il caso terribile di Chloe Madeley la scorsa settimana, le persone vengono abusate online nel modo più crudele e degradante. Questa è una legge per combattere la crudeltà e sottolinea la nostra determinazione a prendere posizione contro il mobbing cybernetico. Dobbiamo lanciare un messaggio chiaro: se fai del trolling, rischi di rimanere dietro le sbarre per due anni». Il provvedimento si aggiunge alla decisione di estendere la pena detentiva a due anni anche per i crimini legati alla cosiddetta “revenge pornography” (materiale pornografico messo in rete per vendetta). Da parte sua, miss Medeley ha commentato: «la legge attuale necessita ovviamente di una revisione. Bisogna accettare il fatto che le minacce non dovrebbero essere protette dall’ombrello della “libertà di espressione”».

Il caso di miss Medeley ha portato all’attenzione pubblica la modifica della legge contro il trolling, ma le pratiche sono state avviate mesi fa e fanno parte di una più ampia riforma che intende velocizzare e semplificare il procedimento di individuazione del diffamatore virtuale, ricorrendo a un giudice di grado inferiore. A giugno il disegno era stato posto al vaglio della camera dei Comuni. Oltre ad accrescere la pena per gli effrattori, stabilisce l’obbligo per i gestori delle piattaforme di fornire alle autorità dati identificativi degli utenti. Ai provider sarà garantita dal governo una tutela speciale per eventuali ricorsi legali, nel caso in cui i troll decidessero di costituirsi parte civile invocando la libertà di espressione.

 

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Se le associazioni favorevoli all’anonimato della rete si sono dette preoccupate, il Dottor Az Hakeem, consulente psichiatrico al Priory Hospital, a sudovest di Londra, sostiene i contenuti del disegno legge: «Il sadico piacere derivato dal trolling comporta un senso di potere a cui è difficile resistere. L’intervento preventivo più utile è quello di ricordare che il dolore emotivo inflitto è reale e fare in modo che chi lo provoca non possa nascondersi dietro l’anonimato e assicurarsi che sia legalmente responsabile per le azioni che commettono nel pieno possesso delle loro facoltà mentali.
Ha aggiunto che l’illusione dell’anonimato o l’uso di uno pseudonimo facilita gli attacchi, che a chi li perpetra sembrano non veramente reali».

In Italia, il presidente della Camera Boldrini e il garante della privacy hanno stilato una carta prevede la sospensione dell’anonimato soltanto in alcuni casi. Il testo però ha funzione consultiva. Leggi contro la pornografia vendicativa sono in vigore in California, altri 11 Stati americani, Germania e Israele e secondo le statistiche si tratta di provvedimenti che hanno ottenuto dei risultati.

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