Le testimonianze

Storie di cittadini ai tempi del Coronavirus raccontate dall’Ats Bergamo

Storie di cittadini ai tempi del Coronavirus raccontate dall’Ats Bergamo
Bergamo, 02 Aprile 2020 ore 11:28

Tra le pagine di cronaca che raccontano il dilagare di questa emergenza sanitaria si celano spesso storie di famiglie che cercano di preservare la salute dei propri anziani, riducendo al massimo i contatti, intimando loro di restare reclusi, vivendo in costante allerta e temendo per la loro fragile salute. Storie che raccontano la frustrazione di quanti, a causa di un lavoro che li espone al continuo contatto con altre persone, rinunciano a manifestare affetto persino nei confronti dei propri figli. Per non parlare di quanti, in prima linea nell’assistere i malati, raccontano di aver scelto di interrompere ogni contatto con la famiglia per preservarne la salute.

È trascorso oltre un mese dall’esplosione dei primi contagi, che hanno colpito con particolare violenza la nostra provincia. Giornate in cui i referenti dei distretti dell’Ats sono scesi in campo a fianco dell’Ufficio sindaci, raccogliendo i molteplici bisogni del territorio e cercando di trovare soluzioni aiutando, in particolare, le Amministrazioni locali, stremate dalle innumerevoli problematiche che l’attuale emergenza sanitaria genera.

«Da parte dei sindaci riceviamo richieste di tipo informativo o più squisitamente tecnico, ma spesso è assai rilevante l’aspetto umano – spiega Rita Moro (foto in copertina), referente del distretto di Bergamo per l’Agenzia di Tutela della Salute –. Dall’ascolto quotidiano dei cittadini tocchiamo con mano la tragicità di questi momenti nei quali, di fronte ad un pericolo che incombe minaccioso, non si può sempre stringere a sé le persone più care per supportarle ma, al contrario, bisogna tenerle spesso lontane per proteggerle».

Un papà da soccorrere. «Ricevo da un sindaco la richiesta d’aiuto di una sua concittadina, una figlia in quarantena con la propria famiglia, in pensiero per il padre anziano, da poco vedovo e trasferitosi da solo in un paesino delle nostre valli – racconta Rita Moro -. Proprio perché nuovo del posto, l’uomo non ha ancora riferimenti certi: niente medico curante, niente amici, pochi conoscenti. Contatto la figlia, la quale mi racconta che l’anziano genitore l’aveva informata al telefono di essere febbricitante. Immaginatevi la preoccupazione e il senso d’impotenza della donna. Non c’era tempo da perdere». Rita Moro ha attivato i contatti utili sul territorio e, grazie anche all’insostituibile lavoro di squadra con il primo cittadino del paesino e dei suoi collaboratori, all’anziano sono stati garantiti la visita di un medico per sincerarsi delle condizioni di salute e l’approvvigionamento di viveri e di medicinali a domicilio grazie al supporto del volontariato locale. «L’impegno di professionisti e volontari ha fatto arrivare l’aiuto di una figlia al proprio padre a chilometri di distanza», conclude la referente del distretto di Bergamo per l’Ats.

E adesso cosa faccio? È la domanda posta da un uomo che aveva appena perso il proprio genitore, sconvolto dal dolore di non essergli stato accanto nei suoi ultimi momenti. Un giovane padre di famiglia smarrito in tanta sofferenza e, allo stesso tempo, preoccupato di proteggere la sua famiglia: come provvedere alla propria madre, ormai sola, e come comportarsi con moglie e figli. «Questa domanda non so quante volte me la sono sentita ripetere in questi ultimi giorni. E’ un quesito che racchiude tutto il senso di smarrimento e di impotenza di chi si trova catapultato in una situazione a cui mai avrebbe pensato di dover far fronte – prosegue Rita Moro -. Mi sono resa conto che in quel momento dovevo essere la sua parte razionale. Ho ascoltato il suo racconto, ho chiesto di ricostruire le date degli ultimi contatti con il padre e con la madre e ho cercato di ricostruire un quadro che potesse dare indicazioni su come fosse meglio agire. Abbiamo condiviso la scelta di isolarsi dai propri familiari, sia lui sia la madre. Ho parlato con la giovane moglie, cercando di rassicurarla per quanto possibile, dandole indicazioni sui comportamenti da tenere per gestire l’isolamento di suo marito. Ho chiesto la collaborazione del sindaco per supportare la madre in quarantena, con i servizi attivati dal Comune per cibo e medicinali. Mi sono sincerata per giorni che tutto procedesse per il meglio, conscia di quanto in quel momento fosse importante offrire una presenza, un sostegno: attraverso il mio lavoro ho potuto testimoniare l’impegno dell’Ats di Bergamo e quanto sia vero il fatto che non abbandoniamo nessuno».

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