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Settant'anni fa

Tre storie di martirio nell’eccidio di Marzabotto

Tre storie di martirio nell’eccidio di Marzabotto
Cronaca 30 Settembre 2014 ore 18:18

Chi viaggia sull’A1 da Bologna o da Firenze faccia attenzione quando si trova in prossimità dell’uscita di Sasso Marconi. Sui cartelli che indicano le località raggiungibili dal casello troverà molti nomi uno più importante dell’altro. Ma per la nostra storia il più importante di tutti, il più doloroso è Marzabotto.

 

 

Cosa accadde. È il paese nel quale si consumò una delle stragi più feroci dell’ultima guerra. Settanta anni fa, di questi giorni, l’esercito tedesco in ritirata sull’Appennino fra Firenze e Bologna si era trovata la via sbarrata dalla brigata partigiana Stella Rossa e il feldmaresciallo Albert Kesserling – che lo comandava – aveva deciso di sterminarla assieme a tutti quelli che l’appoggiavano: donne, uomini, bambini, vecchi, sani e invalidi. Non ne doveva rimanere vivo uno. Ne rimasero pochi.

L’incarico dell’azione fu affidato al maggiore Walter Reder, comandante del 16º reparto corazzato ricognitori (Panzeraufklärungsabteilung) della 16. SS-Panzergrenadier-Division Reichsführer SS. L’identificazione ufficiale è difficile da pronunciare, quella corrente molto meno: Walter Reder era un killer. Probabilmente era stato lui a uccidere il cancelliere austriaco Dollfuss.

La mattina del 29 settembre 1944 quattro suoi reparti, comprendenti sia SS che soldati della Wehrmacht (l’esercito regolare), accerchiarono e rastrellarono la zona montagnosa (Monte Sole) compresa tra le valli del Setta (quella percorsa dall’autostrada e della vecchia ferrovia) e del Reno (il fiume di Bologna) utilizzando anche armamenti pesanti. «Quindi – ricorda lo scrittore bolognese Federico Zardi – dalle frazioni di Panico, di Vado, di Quercia, di Grizzana, di Pioppe di Salvaro e della periferia del capoluogo le truppe si mossero all’assalto delle abitazioni, delle cascine, delle scuole» e fecero terra bruciata di tutto e di tutti. Il 5 ottobre 1944, dopo sei giorni d’inferno (inferno), il numero delle vittime civili assommava a 770. Altri corpi furono trovati a fine guerra, fra questi quello di un sacerdote, uno dei tre di cui è iniziata l’ultima fase del processo di canonizzazione.

 

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Chi sono i sacerdoti martiri. Nell’ottobre 1998 è stato avviato il processo canonico per tre sacerdoti bolognesi, don Giovanni Fornasini, don Ferdinando Casagrande, don Ubaldo Marchioni. Don Giovanni, l'”angelo di Marzabotto”, cadde, stroncato dai colpi di mitra, il 13 ottobre 1944. Aveva ventinove anni e il suo corpo, con la testa staccata dal busto, rimase insepolto fino al 1945. Nel documento che accompagna l’assegnazione della medaglia d’oro scrivono che «fece scudo con la propria persona contro efferati massacri, molte vite sottraendo all’eccidio», dacché si pose tra gli assassini e 30 ostaggi prima, e tra i soldati e due ragazze che stavano per essere stuprate poi.

Don Ubaldo morì il 29 settembre, ucciso dal mitra sulla predella dell’altare della sua chiesa di Casaglia; aveva 26 anni, era stato ordinato prete due anni prima. Aveva deciso, nonostante le esortazioni dell’Arcivescovo a lasciare la zona, di rimanere con la sua gente. Il giorno della sua morte aveva raggiunto la piccola chiesa per recare conforto al popolo indifeso, mentre gli uomini si ritiravano nei boschi nel disperato tentativo di una difesa partigiana. I soldati tedeschi trovarono lui e la comunità intenti nella preghiera del rosario. Lui fu ucciso lì, ai piedi dell’altare. Gli altri – più di 70 – nel cimitero vicino.

Don Ferdinando fu ucciso, il 9 ottobre, da un colpo di pistola alla nuca. Aveva trent’anni, e da qualche giorno, nonostante fosse consapevole del rischio a cui andava incontro, aveva deciso di dare sepoltura ai morti. Di notte, di nascosto. E di visitare i propri parrocchiani nascosti nei rifugi, per portare aiuto materiale e sostegno spirituale. Lo uccisero nella tratta tra un rifugio e l’altro. E gettarono il suo corpo in un burrone lì vicino.

 

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Oltre la vicenda. Avremmo potuto tracciare in maniera completa la storia di questi santi, come ha fatto Avvenire dando anche la notizia della conclusione della fase diocesana del processo in san Petronio, avvenuta nel novembre del 2011, nel corso di una celebrazione presieduta dal cardinale Carlo Caffarra, vescovo della città. Ma abbiamo scelto una strada diversa, perché questi santi sono molto di più della loro vicenda. Sono entrati nella memoria popolare, che li celebra come solo il popolo sa fare, con mezzi la cui povertà appare inversamente proporzionale all’affetto che dimostrano.

Il punto da cui ci sembra giusto partire è una sezione del sito Eccidio di Marzabotto, in cui le figure dei martiri sono presentate come vuole la tradizione più consolidata, quella dei santini. Da una parte il volto, dall’altra la preghiera. I sacerdoti martiri nel sito Eccidio di Marzabotto sono facce di ragazzi poveri, da seminari d’una volta. Il passo successivo ci sembra giusto che sia questo, al quale non abbiamo tolto nemmeno gli errori di ortografia, perché la santità e l’affetto non ne hanno mai avuto bisogno. Lo abbiamo chiamato: il sito “solo affetto”. Poi, se volete saperne di più, potreste leggere Sacerdoti martiri nel sito di Pax Christi, movimento cattolico internazionale per la pace sorto durante la seconda guerra mondiale per opera di alcuni francesi e tedeschi prigionieri dello stesso campo di concentramento. La storia – uno per uno – dei martiri di Monte Sole (altro nome con cui è indicata la strage di Marzabotto) è raccontata come dovrebbe fare ogni vero insegnante di religione nel sito Lezioni di religione, mentre la storia della strage e dei suoi martiri è raccontata in maniera diffusa in questo strano sito che per indicare il profumo dell’incenso usa – non sappiamo perché – il termine inglese Smell: Smell … d’incenso. È un sito strano, ma tutto sommato simpatico.

Poi ci sono i siti ufficiali: quello del Seminario di Bologna: in cui si annuncia che il cardinal Biffi ha aperto a Marzabotto il processo canonico per la beatificazione; quello del Resto del Carlino, il quotidiano di Bologna, in cui si dà notizie della conclusione della prima fase del processo stesso; e infine, per coloro che avessero desiderio di approfondire tutta questa storia di ferocia e santità, indichiamo la voce “Strage di Marzabotto” su Wikipedia, e un reportage del Corriere della Sera risalente a dieci anni fa.

Ma alla fine ricordatevi i nomi di questi eroi della fede: Don Giovanni Fornasini, Don Ubaldo Marchioni, Don Ferdinando Casagrande, che decisero di restare con la loro gente – come fanno oggi i loro fratelli in Siria, a Gaza e in Iraq – pur sapendo bene cosa li attendeva. E dite una preghiera quando passate da quelle parti.