E nessuna verità

La strage degli angeli, 13 anni dopo

La strage degli angeli, 13 anni dopo
Cronaca 01 Settembre 2017 ore 10:00

331 le vittime, di cui 186 bambini. L’hanno chiamata la strage degli angeli. Il 1 settembre a Beslan, cittadina di 35mila abitanti dell’Ossezia del Nord, iniziano le scuole. Il 1 settembre di 13 anni fa è stato un incubo, l’attacco terroristico più terribile che la Russia moderna abbia mai subito. Oltre 1.100 persone, tra genitori e alunni, che stavano celebrando l’inizio dell’anno scolastico nella scuola Numero Uno sono stati tenuti in ostaggio per due giorni e mezzo da un commando di 32 separatisti ceceni e terroristi islamici. La scuola era stata riempita di esplosivo. Dopo 72 ore di negoziati falliti e l’esecuzione di una trentina di ostaggi entrarono in azione le forze speciali russe. Un’azione che ancora oggi non ha i contorni chiari: prima un’esplosione e poi l’intervento diretto degli uomini di Putin. Durante la caotica sparatoria verificatasi subito dopo, alla quale hanno preso parte anche civili con armi proprie, 27 terroristi sono stati uccisi. L'unico catturato vivo è stato condannato al carcere a vita: non si è mai pentito e durante gli interrogatori affermò che il gruppo era diretto da un ceceno chiamato “Polkovnik” (il colonello). La scuola Numero Uno era una dei 7 istituti scolastici presenti a Beslan, con 59 insegnanti, diverse persone dello staff e 900 studenti di età compresa fra 6 e 18 anni. La palestra, dove la maggior parte degli stimati 1200 ostaggi passò le 56 ore, era di recente costruzione e misurava 25 metri in lunghezza per 10 in larghezza.

 

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Silenzi e censure. Una vicenda oscura, che va inquadrata nell’ambito della seconda guerra in Cecenia. In seguito alla strage il presidente Putin, che da poco era al potere in Russia, diede inizio a una serie di riforme mirate a incrementare il suo controllo personale su tutte le regioni della Russia, nominando anche il governatore di ogni regione. L’epilogo della vicenda ha gettato una serie di ombre sulle responsabilità delle forze di sicurezza russe. La versione ufficiale dei fatti è che tutte le colpe sono dei separatisti, e ogni voce fuori dal coro viene messa a tacere. Così è stato per l’organizzazione “Voce di Beslan”, che aveva l’intento di investigare sui fatti della scuola Numero Uno, che è stata dichiarata illegale dalla corte distrettuale di Vladikavkaz. Insieme al comitato “Madri di Beslan” chiedeva che l'indagine ufficiale ammettesse tra le prove un video che dimostrerebbe la responsabilità delle forze sicurezza russe, che sarebbero state le prime a provocare le esplosioni e a causare il massacro. La commissione d'inchiesta parlamentare russa ha individuato gli organizzatori dell'attacco terrorista del 2004 in tre ceceni: Aslan Maskhadov, Šamil Salmanovič Basaev, e Kuwaiti Abu-Dzeit. Ma i parenti delle vittime contestano a Mosca che la missione delle squadre speciali fosse quella di uccidere i terroristi e non di salvare le vite degli ostaggi.

 

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Le guerre cecene. L’Ossezia è una repubblica autonoma del Caucaso. Dopo il collasso dell’Unione Sovietica in Cecenia nacque un movimento indipendentista che entrò in conflitto con la Russia, non disposta a riconoscere la secessione della Cecenia. Tra i motivi dell’opposizione russa vi sono anche la produzione petrolifera locale e soprattutto il passaggio sul territorio ceceno di oleodotti e gasdotti. Un po’ quello che sta accadendo anche in Ucraina. Nel 1994 l’allora presidente russo Boris Eltsin inviò in Cecenia 40mila soldati per evitare la secessione dalla Russia, dando così il via alla prima guerra cecena che si risolse con un trattato di pace e l’indipendenza de facto della repubblica cecena di Ichkeria. Vice presidente fu Šamil Salmanovič Basaev, militante islamista leader del movimento indipendentista, che fu accusato di essere il responsabile di molte stragi a matrice terroristica durante la seconda guerra cecena, tra cui Beslan. È morto nel 2006 durante un’esplosione in Iguscezia. Fu lui a volere espandere il conflitto nel vicino Daghestan. Per questo nell’ottobre 1999 il conflitto si riaccese: le truppe russe invasero la Cecenia radendo al suolo la capitale Groznyj. La seconda guerra cecena è una delle cause dell’espansione del terrorismo islamico fuori dai confini del Medio Oriente. I terroristi combattevano a suon di attentati l’avanzata delle truppe russe che volevano riprendere i territori occupati dai separatisti durante la prima guerra cecena.

 

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Responsabilità. Ma a Beslan chi portò le bombe? Chi consentì al commando terrorista di arrivare alla scuola Numero Uno e imbottirla di esplosivo? Sono tutte domande a cui la verità ufficiale non ha mai dato risposta. I familiari delle vittime e l’opinione pubblica in Cecenia sono convinti che accanto alla follia terrorista ci fosse una tacita connivenza della corrotta polizia locale, che sommata agli ordini impartiti dal Cremlino alle forze armate russe ha dato origine al massacro.