Uno dei leader dell'opposizione

La strana vicenda dell’uccisione di Boris Nemtsov in Russia

La strana vicenda dell’uccisione di Boris Nemtsov in Russia
02 Marzo 2015 ore 12:43

Venerdì 27 febbraio il 55enne Boris Nemtsov, copresidente del Partito repubblicano di Russia nonché leader dell’opposizione liberale alla politica del presidente Vladimir Putin è stato assassinato da vari colpi di arma da fuoco sparati da un commando nel pieno centro di Mosca, ad appena 200 metri dalle mura del Cremlino. Nemtsov è stato un politico di primo piano ai tempi di Boris Eltsin. Attualmente stava lavorando a un rapporto sulle prove del diretto coinvolgimento della Russia nel conflitto in Ucraina.

Subito dopo la notizia del suo assassinio è partita la caccia al colpevole. Si dice che al momento dell’agguato Nemtsov fosse in compagnia di un’avvenente modella 23enne, Anna Duritskaia, di nazionalità ucraina. Elemento questo che aggiunge un’ulteriore componente di giallo su come siano andate realmente le cose. È lei l’unica testimone dell’accaduto, uscita miracolosamente illesa dall’agguato. Nel pieno rispetto del copione delle più belle spy story in salsa sovietica, la donna viene considerata da molti un’esca, una spia al soldo di Kiev che avrebbe convinto Nemtsov grazie alle sue doti ammaliatrici, a prendere posizioni filoucraine.

Le accuse non tanto velate della stampa occidentale. Quasi unanimi i sospetti dei media mainstream in Occidente, che attribuiscono al presidente russo Vladimir Putin la pesante accusa di essere il mandante del commando che ha fermato Nemtsov una volta per tutte. Per ora si tratta di sospetti che aleggiano solo sulla stampa, dato che sul fronte europeo, né la cancelliera Merkel né il presidente francese Hollande, che stanno tenendo d’occhio Putin e i suoi comportamenti, pur condannando l’assassinio, hanno chiamato in causa il leader del Cremlino. Putin dal canto suo ha condannato l’omicidio definendolo una «provocazione» e ha assicurato alla famiglia di Nemtsov che verrà fatta giustizia.

Come la vedono in Russia. In Russia le cose sono viste in maniera un po’ diversa e ci si interroga sulla complessità del caso. Oltre a indagare sulla vita della giovane donna che era con Nemtsov, il governo russo vuole fare chiarezza sui reali motivi dell’omicidio, che secondo Mosca sarebbe stato architettato per destabilizzare la politica russa. Se la Pravda sostiene che dietro ci sia un preciso complotto targato Cia, perché Putin con l’85% di popolarità non ha bisogno di far uccidere i suoi avversari, il canale tv Life News sostiene che il vero scopo dell’omicidio è creare scompiglio nel Paese. Domenica in centro a Mosca si è svolta una manifestazione in ricordo di Boris Nemtsov. Vi hanno partecipato 70mila persone secondo gli organizzatori, 16mila secondo la polizia, ed è stato il più grande evento organizzato dall’opposizione negli ultimi tempi. Sono state arrestate circa 50 persone.

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La versione di Limonov. Quella del tentativo di destabilizzazione è una versione sposata anche dal grande scrittore Eduard Limonov, leader de movimento di opposizione “l’Altra Russia”, il quale è convinto che l’assassinio di Nemtsov sia un attentato contro Putin. L’antipatia di Limonov nei confronti di Putin è abbastanza nota, al punto che lo stesso Limonov ama definirsi «l’intellettuale bolscevico che odia Putin e Gorbaciov». Il suo messaggio politico è stato riassunto così nel 2010 in un ritratto che ne fece Foreign Policy: «un mix infiammabile di socialismo della vecchia scuola, nazionalismo russo e teatro di strada anarchico». Più volte, per le sue idee politiche, è stato arrestato dalle autorità russe. Ma sull’omicidio Nemtsov, Limonov ha le idee abbastanza chiare: «Un complotto del Cremlino? Una provocazione esterna? Ma non fatemi ridere. Se avessero ammazzato il vero leader dei liberali, Aleksej Navalnyj, potrei capire. Ma Nemtsov, per i russi era solo un politico in pensione. Uno che, per di più, era stato protagonista nell’era Eltsin che qui ha lasciato ricordi di ingiustizie, ruberie, corruzione». Secondo Limonov non va esclusa nemmeno la pista passionale, ridimensionando quindi l’omicidio a un fatto privato.

Conclusioni certe non se ne possono trarre. Ma di certo, quel che è chiaro è che gli attentatori non volevano intimidire, ma uccidere. E volevano uccidere con un evidente carattere dimostrativo, quasi un attentato. Il luogo dell’omicidio a 200 metri dal Cremlino è simbolico. Inoltre, vista la grave crisi internazionale, l’accaduto non gioverà di certo a Putin che sarà ancora di più nell’occhio del ciclone aumentando le pressioni esterne contro la Russia. L’emozione dell’opinione pubblica, infine, potrebbe trasformarsi in tensione che si sfoga nella manifestazioni di piazza, luogo per antonomasia facilmente manipolabile.

Quello che rimane strano, in un omicidio che secondo alcuni era già previsto – lo stesso Nemtsov qualche settimana fa confidò di sentirsi minacciato di morte -, è perché un uomo come lui girasse di notte solo con una donna, quando in Russia chiunque abbia un minimo di potere, in politica e negli affari, non si muove mai senza una scorta armata.

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Gli oppositori di Putin, vivi e morti. Sono in molti ad aver visto nell’uccisione di Nemtsov il più importante omicidio politico avvenuto in Russia negli ultimi anni e a sollevare il problema di come vengono trattati gli oppositori di Putin. Molti di loro vivono all’estero, come l’ex oligarca Mikhail Khodorkovsky o l’ex campione di scacchi Garry Kasparov. In patria, tra i più famosi ci sono Alexei Navalni, 38enne avvocato e blogger oggi in carcere per aver distribuito volantini per quella che doveva essere la Marcia anticrisi di Primavera, inizialmente prevista per domenica ma poi sostituita dalla marcia in ricordo di Nemtsov. Navalny è diventato popolare dopo aver indagato sulla corruzione dell’elite putiniana e ha guadagnato sostenitori soprattutto durante le manifestazioni di piazza del 2011. Da molti è visto come la speranza più luminosa per l’opposizione a Putin. Sergei Udaltsov, invece, è agli arresti domiciliari dopo aver scontato qualche anno di carcere per le proteste del 2012. Da tempo auspica un’unione delle forze dell’estrema sinistra per contrastare Putin. Il più giovane degli oppositori è Iliya Yashin, classe 1983. Anche lui più volte arrestato, è il leader del partito liberaldemocratico.

Ma alla diffusione della notizia dell’omicidio Namtsov la mente è subito cosa ad Anna Politkovskaja, la giornalista di Novaia Gazeta che aveva denunciato gli abusi delle forze russe in Cecenia, assassinata nell’ascensore di casa il 7 ottobre 2006. Oggi, il caso rimane avvolto nel mistero. Sono stati identificati e condannati gli autori dell’omicidio. Il mandante no. Fu solo l’ex spia del Kgb Alexandre Litvinenko, divenuto dissidente e poi collaboratore dei servizi segreti britannici, ad accusare Putin di essere il mandante dell’omicidio Politkovskaja. Venne avvelenato da un thè al polonio in un hotel di Londra nel 2006. Ma anche questa volta, non essendo il caso ancora definitivamente chiuso, c’è chi ha cominciato a chiedersi se Litvinenko non sia stato sacrificato proprio per scatenare una campagna contro Putin. In tutti i casi si tratta di intricati grovigli di storie, diplomazie, accuse e depistaggi, nei quali è assai difficile districarsi.

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