Cronaca
il giocattolo si è rotto?

Che cosa succede al Barça

Che cosa succede al Barça
Cronaca 09 Gennaio 2015 ore 10:35

Hanno rotto il giocattolo, e un po' ci dispiace perché vuol dire che niente dura per sempre e tutto è destinato a finire. Anche l'amore tra il Barcellona e Messi, la squadra che credette nel ragazzo argentino alto così, pieno di problemi fisici, e quel ragazzo, che gli giurò amore eterno. Era una relazione felice. Il Barcellona vinceva le coppe, e se non le vinceva andava bene lo stesso purché continuasse a mostrare al mondo il suo Messi. Poi è arrivato Luis Enrique a mettere il dito in mezzo a questo matrimonio senza spine. Tra il numero dieci e l'allenatore non c'è mai stato feeling, ma quando domenica scorsa, contro la Real Sociedad, Lucho ha tolto dal campo prima Messi e poi Neymar le cose sono precipitate. Lunedì Messi non si è presentato all'allenamento. Per la solita gastroenterite, hanno detto. Finta, ovviamente. Intanto, da casa, Messi accendeva l'iPad, andava su Twitter, e iniziava a seguire il Chelsea e Felipe Luis e anche Courtois. Addirittura sembra che il papà di Leo abbia ricevuto una telefonata da José Mourinho in persona.

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Da mesi circola la voce che l'argentino non abbia granché voglia di giocare nel Barcellona anche la prossima stagione. Ha 27 anni, il mondo lo ha visto senza toccarlo davvero. Le squadre di calcio sono un po' come le fidanzate, e Messi ne ha avuta una soltanto. Puoi giurargli amore eterno, e se poi le cose cambiano? Corteggiato, cercato dalle belle d'Europa, per strappare Messi al Barca ci vorranno almeno 350 milioni di ero. Ha una clausola di 250 milioni, quella è la base. A forza di stringere il cerchio, le squadre che se lo possono prendere sono tre: il Psg di Nasser Al-Khelaifi, il Manchester City dello sceicco Mansour e il Chelsea di Abramovich. Il vero problema è il fair-play finanziario, ma con un gioco di clausole anche quello potrebbe essere aggirato. Per portare Bale a Madrid, il Real aveva speso 100 milioni. Ci erano sembrati una follia, ma quella di Messi potrebbe essere di gran lunga peggiore. Difficile si possa spostare adesso, più facile a giugno, dipende quanto brontola lo stomaco dell'argentino. Intanto il Barcellona crolla, e nemmeno tanto silenziosamente. A completare il quadro c'è la precaria situazione interna del club, reduce dall'addio di due vere e proprie colonne come Zubizarreta e Puyol: il primo licenziato dal presidente Bartomeu, dopo quattro anni come direttore sportivo, il secondo pronto ad annunciare la separazione dal club per motivi di crescita personale, ma probabilmente proprio in conseguenza del licenziamento di Zubizarreta a cui era molto legato.

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Quando all'ex allenatore del Barca, Tata Martino, che oggi è il ct dell'Argentina, hanno chiesero cosa pensasse della sua esperienza al Barcellona, aveva risposto senza mezzi termini: "Un totale fallimento". Che i tempi di Guardiola fossero finiti da un pezzo lo avevamo capito tutti, ma con l'arrivo di Luis Enrique la società credeva una rinascita ancora possibile. Salvo poi capire troppo tardi l'errore. Lucho, il giorno della sua presentazione, disse: "Il fulcro della squadra sono io". Lavoro duro, poco spazio per i sorrisi e le giocate spettacolari, perché Luis è uno platonico più che un romantico. La sua idea di calcio è fatta di dogmi, non di stelle e paillettes. Ma quando in squadra ci sono Messi e Neymar come fai? I media spagnoli hanno raccontato un Messi furibondo, che ha accusato Luis Enrique di essere un dittatore e di trattarlo come tutti gli altri giocatori. Ha ragione l'allenatore? Ha ragione Messi? Intanto il giocattolo è sul tappeto, rotto. Il Barcellona ha un'altra età.