La Libia è isolata

Che cosa succede a Tripoli?

Che cosa succede a Tripoli?
21 Luglio 2014 ore 11:20

A Tripoli è battaglia. Si combatte tra milizie rivali per avere il controllo dell’aeroporto. Finora sono quasi 50 i morti nell’ultima settimana e oltre 120 feriti. Per lo più civili. Lo scalo è chiuso da quando sono cominciati gli scontri il 13 luglio. Gli scontri vedono in campo tra le milizie di stampo laico del Generale Haftar (con i suoi alleati) e le milizie di stampo islamico del Libyan Revolutionaries Operations Room (Consiglio Libico per le Operazioni Rivoluzionarie – LROR). Dalla caduta di Muammar Gheddafi nel 2011, l’aeroporto è gestito da una milizia originaria di Zintan, una città del nordovest del paese, alleata alle milizie laiche di Haftar. Il gruppo controlla anche diverse basi militari e luoghi strategici nell’area meridionale di Tripoli. Una settimana fa, l’altro gruppo armato, nato dall’alleanza delle milizie di Misurata e di alcuni gruppi islamici, ha bombardato l’aeroporto per prenderne il controllo. Si stima che il 90% della flotta libica sia stata distrutta, le piste sono impercorribili e la torre di controllo è stata danneggiata. I danni si aggirano attorno al miliardo di dollari.

Libia isolata. La Libia è di fatto isolata da una settimana. Si può entrare solo via terra passando il confine con la Tunisia. Con la chiusura dell’aeroporto di Tripoli le uniche alternative sono l’aeroporto militare di Mitiga, sempre a Tripoli, e quello di Misurata, 200 km a est di Tripoli. Ci sarebbero anche gli scali di Al Baida e di Tobruk, ma le regioni orientali sono off limits per gli stranieri che, ha fatto sapere il governo, non sono autorizzati a recarvisi. Combattimenti, attentati e rapimenti sono praticamente all’ordine del giorno. Per questo la maggior parte delle compagnie aeree internazionali ha deciso in via precauzionale di annullare i voli. Al momento la città di Zuwara si sta preparando ad accogliere voli nazionali e internazionali. Le Nazioni Unite intanto hanno deciso di ritirare «temporaneamente» lo staff della missione di assistenza Onu in Libia (Unsmil), a causa del deterioramento della situazione della sicurezza nel Paese nordafricano. Il personale Onu tornerà «quando le condizioni della situazione della sicurezza lo permetteranno», ha spiegato Unsmil. Lo staff era già stato ridotto la scorsa settimana, ma in seguito ai combattimenti e alla chiusura dell’aeroporto di Tripoli è stato deciso il ritiro completo del personale Onu.

Caos libico. Gli scontri all’aeroporto sono solo l’ultima serie, e neanche la più grave, di disordini che hanno investito il Paese dalla caduta di Gheddafi. Un caos, quello libico che ha portato alla distruzione del Paese e alla sua divisione in tre parti: il Fezzan, la Tripolitania e la Cirenaica. A sua volta Tripoli è divisa in distretti controllati da singole milizie, che si sono rafforzate e che ora vogliono estendere ulteriormente il loro controllo. Alle elezioni di giugno c’è stata un’affluenza di neanche il 20% e non ci sono ancora i risultati ufficiali. La nuova Camera dei Rappresentanti dovrebbe insediarsi a inizio di agosto, ma è caratterizzata da una debolezza interna talmente forte che il ministro degli Esteri Mohammed Abdulaziz ha chiesto all’Onu un intervento internazionale per garantire la tutela del risultato elettorale e riportare stabilità nel Paese. Azione che non è stata gradita dal Congresso Generale Nazionale libico, l’attuale Parlamento, che ha diffuso un comunicato nel quale si afferma che ”Il popolo libico è contro un intervento straniero. Il governo attuale dovrebbe consultarsi con il parlamento riguardo a questioni di sovranità nazionale”.

Sembra che a tre anni dalla deposizione di Gheddafi la Libia sia abbandonata a se stessa. La debolezza del governo, la proliferazione delle armi e le minacce separatiste hanno portato alla ribalta figure come Kalifa Haftar, che si presenta come uomo forte e salvatore della patria. Un tempo vicino a Gheddafi, Haftar si unì in seguito a un movimento di opposizione. Dopo aver vissuto 20 anni negli Usa, è tornato in Libia nel 2011 per guidare le forze ribelli. A maggio ha lanciato l’operazione Dignità per sradicare il terrorismo islamico. Molti, però, accusano il generale di essere una pedina di Washington e un agente della Cia. Oggi le violenze hanno raggiunto livelli altissimi e si teme che il paese possa precipitare in una guerra civile permanente.

 

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