Precedenti nel 2003 e nel 1998

Gli scontri e l’omicidio in Spagna prima di Atletico-Deportivo

Gli scontri e l’omicidio in Spagna prima di Atletico-Deportivo
01 Dicembre 2014 ore 10:25

Da oltre una settimana, a Bergamo, si parla di ultrà. Precisamente dalla sera del 22 novembre, quando dopo la sfida tra Atalanta e Roma un gruppo (poco importa la sua ampiezza) ha messo a ferro e fuoco le vie che attorniano il Comunale, attaccando gli agenti di polizia con bombe carta “arricchite” da chiodi e bulloni. A causa degli atti criminali di questi malviventi, ancora da individuare e che probabilmente non verranno mai individuati (se anche i 6 arrestati fossero realmente colpevoli, non furono certamente solo loro a dar vita alla guerriglia), a pagare è stata tutta la tifoseria atalantina: 3 mesi senza trasferte e gare interne aperte al pubblico “a discrezione” del prefetto. Come spesso accade in seguito a questi eventi, si è subito fatto un gran parlare di come, nel resto d’Europa, ciò non accada. Domenica 30 novembre, però, questa tesi è stata smentita dai tragici fatti accaduti in Spagna, a Madrid, dove le frange più estreme delle tifoserie di Atletico Madrid e Deportivo la Coruۤña si sono date appuntamento in pieno centro città prima del match. E ci è scappato il morto.

I fatti di Madrid. Si chiamava Francisco Javier Romero Taboada. Aveva 43 anni, una moglie e un figlio. Per gli amici era semplicemente Jimmy. Faceva parte della frangia più “dura e pura” dei tifosi del Deportivo la Coruña, i cosiddetti Los Suaves. Domenica 30 novembre è stato tra i protagonisti della guerriglia urbana a cui hanno dato vita i tifosi più estremi del Depor e quelli dell’Atletico, precisamente del Frente Atletico, un gruppo di tifosi di estrema destra. Proprio le differenze politiche sarebbero alla base della storica rivalità tra le due tifoserie: i galiziani, infatti, hanno simpatie di sinistra. Alle 12 era in programma il match tra Atletico Madrid e Deportivo, e la partita si è giocata, nonostante appena 3 ore prima, al Madrid Rio (il parco sulla riva del fiume Manzanarre, dove la gente corre, va in bici e porta i bambini a giocare in piena città, non lontani dal centro), fosse scoppiato l’inferno. Secondo quanto hanno ricostruito, fino ad ora, le forze dell’ordine, il Frente e i Los Suaves si sarebbero dati appuntamento attraverso un tam-tam su WhatsApp: l’obiettivo era lo scontro frontale, senza mezzi termini. Il passaparola avrebbe portato sul luogo anche i Bukaneros, tifosi dell’altra squadra di Madrid, la meno nota Rayo Vallecano, e gli Alkor Hooligans, sostenitori dell’Alcorcon, i quali avrebbero spalleggiato i sostenitori del Depor nella battaglia contro i tifosi dei Colchoneros (soprannome con cui è noto l’Atletico Madrid).

Alle 9, quando i primi pullman dei tifosi provenienti da La Coruña sono stati assaltati, erano poche le persone coinvolte, ma col passare dei minuti si è saliti a oltre 100 soggetti. Alcuni parlano addirittura di scontri tra 200 persone. Non ci è voluto molto perché la rissa si trasformasse in una vera e propria guerriglia: coltelli, spranghe, bastoni. Chi non si era portato nulla da casa, si è accontentato di ciò che trovava, come sedie dei vicini locali e addirittura tavoli. L’inferno lo si può rivivere dalle choccanti testimonianze video degli abitanti della zona che, impauriti, hanno assistito agli eventi sui balconi delle loro case. Francisco Javier Romero Taboada si trovava nel bel mezzo di questa battaglia quando è stato preso di mira da un gruppo di tifosi avversari, che l’hanno preso a botte senza pietà e poi, probabilmente una volta che aveva perso i sensi, l’hanno buttato nel fiume Manzanarre. Da lì non è più riuscito a uscire: arresto cardiorespiratorio. Oltre a lui, sono 11 i feriti, tra cui un altro tifoso del Depor, picchiato e poi buttato nelle gelide acque del fiume, da cui però è fortunatamente riuscito a uscire con le proprie gambe. Anche un poliziotto è rimasto ferito, ma le forze dell’ordine sono intervenute molto tempo dopo l’inizio degli scontri. Del resto la sfida era stata dichiarata “a basso rischio”.

La morte e il rimbalzo d’accuse. Dopo che le forze dell’ordine sono riuscite a riportare all’ordine, in qualche modo, la situazione, sono intervenuti i pompieri subacquei, che hanno tirato fuori dalle acque del Manzanarre il corpo esanime di Francisco Javier Romero Taboada. La prima notizia diffusa è che fosse clinicamente morto. Non reagiva alla rianimazione. Poi, dopo il ricovero d’urgenza all’ospedale cittadino, le informazioni sono parse più speranzose: era stato rianimato. In condizione gravissime, ma era in vita. Alla fine l’ufficialità della morte è giunta alle 14.30, circa mezz’ora dopo la fine della partita. Quella partita che, secondo l’opinione pubblica spagnola, non si sarebbe dovuta giocare. Sul suo corpo i medici hanno riscontrato anche un trauma cranioencefalico e un evidente stato di ipotermia. Nello stesso ospedale Clinico di Madrid sono stati ricoverati gli altri feriti: 3 con lesioni da armi bianche, 3 persone ferite al cranio, uno ha riportato un trauma facciale e altri 3 ferite più lievi. Discordanti le notizie che giungono dalla Spagna circa i fermi e gli arresti. Inizialmente si parlava di molti fermi e oltre 20 arresti, mentre voci più recenti hanno ridimensionato i numeri: 30 persone identificate e pochi arresti, probabilmente solamente 2. L’intervento ritardato delle forze dell’ordine ha permesso a molti dei coinvolti di fuggire. Ora i poliziotti stanno indagando sui cellulari dei fermati, cercando di ricostruire i fatti e tentando di individuare tutti gli altri partecipanti alla guerriglia.

Nonostante tutto questo, la partita è stata, come detto, comunque giocata e vinta dall’Atletico Madrid per 2-0. L’impressione di molti è che i giocatori siano stati tenuti all’oscuro di quanto accaduto prima dell’avvio della partita. L’opinione pubblica spagnola è indignata e cerca responsabili tra la Lfp (la Liga Profesional de Futbal, la loro Lega calcio) e la Rfef (la federcalcio iberica), le quali si rimbalzano le responsabilità in un avvilente teatrino. Molto criticate anche le reazioni dei protagonisti dei campi da gioco, ritenute da molti poco incisive. Non si è andati oltre alle semplici dichiarazioni di facciata, senza che nessuno, nei due club, prendesse posizioni nette e dure contro quelle frange di tifoseria che hanno dato vita alla guerriglia.

I precedenti. La Spagna non viveva giornate nere legate al calcio da diversi anni, anche se le forze dell’ordine hanno sempre sottolineato come, nelle diverse tifoserie iberiche, fossero presenti soggetti considerati “estremisti” e potenzialmente assai pericolosi. Tutte le volte che, però, questi estremi hanno preso il sopravvento, la Spagna ha vissuto momenti tragici. Come nel 1998, quando proprio dei tifosi dell’Atletico Madrid accoltellarono a morte Aitor Zabaleta, un sedicenne supporter della Real Sociedad, che stava andando allo stadio ad assistere al match tra le due squadre in compagnia della sua fidanzata. Nel 2003, invece, a morire fu un altro tifoso del Deportivo La Coruña. Le dinamiche non sono mai state chiarite. Pare che, in quel caso, ad ucciderlo fu un altro tifoso del Depor, prima della sfida di Coppa di Spagna contro il Compostela.

Cose che, purtroppo, non sono nuove alla cronaca nera italiana. Ma l’ignoranza e la violenza non hanno confini nazionali.

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