La conferenza stampa pre-Everton

Sì, stasera l'Atalanta ha scritto la storia

Sì, stasera l'Atalanta ha scritto la storia
Cronaca 12 Settembre 2017 ore 04:00

Secondo tempo

Straordinaria prima frazione di gioco per noi nerazzurri, che dopo una prima fase di studio abbiamo preso il largo sia nel gioco che nel risultato. Ora però non dobbiamo calare l'attenzione. L'Everton ovviamente parte forte, con Rooney che si rende pericoloso per la prima volta saltando Masiello e lasciando partire un destro insidioso, ma ben respinto da Berisha coi piedi. I nerazzurri, però, non si scompongono e riprendono a macinare gioco, tant'è che al 48' arriva una buona occasione sui piedi di Petagna, che da fuori lascia partire un sinistro respinto di pungo da Stekelenburg. Va detto che il centravanti nerazzurro sta giocando veramente una grande partita, con due assist e tantissimi movimenti ad aiutare i compagni. Chapeau. Al 54' ancora Atalanta vicina al quarto gol: bellissima azione in velocità, con Petagna che si invola sulla destra, la mette in mezzo, Cristante fa velo e il Papu si avventa sul pallone, ma la scaglia altissima. Peccato. Passano due minuti, ed è Freuler a farsi vedere con un bellissimo inserimento centrale e destro in corsa che impatta la traversa. Mamma mia, che Atalanta! Koeman prova a cambiare qualcosa per dare una scossa ai suoi, fin qui completamente annullati dai nerazzurri. Al 66' compie così due cambi inserendo Klaasen al posto di un opaco Rooney e il giovane attaccante spagnolo Sandro Ramirez per il centrocampista Schneiderlin. Con i nuovi l'Everton riesce a cambiare un po' passo, ma senza mai essere davvero pericoloso. Al 79', Petagna lascia il campo tra gli applausi, al suo posto Cornelius. I restanti minuti sono contorno: l'Atalanta ha portato a casa un risultato incredibile in una serata storica.

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Primo tempo

Ardore e impegno: parte con la giusta cattiveria la squadra nerazzurra, che prova a mettere sotto gli inglesi con pressing alto e ampiezza di gioco. Un inizio positivo, che sveglia però gli ospiti. L'Everton, infatti, dal decimo inizia a prendere il controllo del campo, sebbene con un possesso palla sterile. Prima parata di Berisha al 13', su un tiro potente ma centrale di Sigurdsson, arrivato in estate dallo Swansea. L'Atalanta sembra soffrire il pressing dell'Everton, che pian piano conquista campo. L'Atalanta, piano piano, riesce a reagire e a contrastare le folate della formazione di Liverpool. Serve però una fiammata, che arriva al 27': dopo una fase di stallo, l'Atalanta passa in vantaggio grazie a un gol di Masiello. Sugli sviluppi di un calcio d'angolo, la palla arriva al difensore, ben posizionato sotto porta, che, liberissimo, non deve fare altro che spingere il pallone in rete. Grandi ragazzi! Ora i nerazzurri sono scatenati e stanno mettendo all'angolo gli avversari: al 32' sgroppata di Hateboer che mette un pallone interessante in mezzo, ma nessuno riesce ad arrivare sulla palla. Due minuti e arriva un'altra occasione: Petagna al limite si gira magicamente e la mette in area, dove irrompe ancora Masiello che calcia però sul corpo di Stekelenburg in uscita. Everton in crisi, ma noi dobbiamo fare il raddoppio. E alla fine ce la facciamo: al 40' è lui, l'uomo simbolo, a realizzare il 2-0, il Papu Gomez. Petagna la dà al capitano, che con il suo solito movimento punisce Stekelenburg con un meraviglioso destro a giro sul palo lontano. È un'Atalanta meravigliosa, che al 44' trova addirittura il terzo gol con un perfetto contropiede (coadiuvato da una difesa inglese imbarazzante): Petagna, lanciato in profondità, pesca Cristante in arrivo centralmente. Per il centrocampista è un gioco da ragazzi segnare. Finisce un primo tempo che non avremmo immaginato neppure nei nostri sogni migliori.

 

Formazioni ufficiali

Ci siamo. È finita l'attesa, è finita la tensione, è arrivata la storia. Ventisei anni dopo l'ultima volta, l'Atalanta torna a giocare un match europeo. Il Mapei Stadium è una bolgia nerazzurra e l'Everton, storica formazione inglese e prima rivale in Europa League dei nerazzurri, non fa paura. Ecco le formazioni ufficiali:

 

 

Atalanta (3-5-2): Berisha; Toloi, Palomino, Masiello; Hateboer, Cristante, de Roon, Freuler, Castagne; Petagna, Gomez. All: Gasperini.

Everton (4-2-3-1): Stekelenburg, Schneiderlin, Baines, Keane, Jagielka, Rooney, Sigurdsson, Bešić, Vlašić, Calvert-Lewin, Holgate. All: Koeman.

 

La conferenza stampa di Gasperini
di Giorgio Burreddu

I volti sono tirati, a Gasperini gli trema pure la voce. L’immagine degli allenatori senz’anima oggi lasciatela nel cassetto o stracciatela, buttatela via. Molto meglio questa, umana e sincera, del Gasp. «Affrontiamo la competizione con grande curiosità, rispetto e fiducia», dice lui. Vicino c’è l’uomo che è diventato un simbolo della passata stagione, quel Papu che aveva promesso alla città di restare «se fossimo arrivati in Europa League». E allora eccola, questa benedetta Europa. Ecco l’Everton. A Reggio Emilia il Mapei Stadium luccica come un gioiellino. Sulle grandi colonne che sostengono lo stadio hanno montato teloni giganti con scritto "Atalanta", e se non altro serviranno a rendere questa trasferta forzata un po’ meno terribile. Anche se, dicono il Papu e Gasperini in coro, «peserà tanto non giocare a Bergamo perché lì sappiamo tutto di noi e siamo forti, il pubblico di Bergamo è unico».

 

 

Tranquilli. L’esodo è già iniziato. Domani sarà completo, ma già oggi qualcuno nel piazzale è lì con la maglietta e la sciarpa nerazzurra che canta e urla e salta. Dentro, invece, si consuma la prima conferenza formato europea dell’Atalanta. Non succedeva da quasi trent’anni. Ma quando lo fanno notare, Gasperini fa una faccia strana: «Probabilmente i tifosi che hanno vissuto quel periodo possono fare meglio di me i raffronti. Ventisei anni sono molti. Il calcio è diverso. Ma l’entusiasmo è il comune denominatore, sempre. La gente la sta vivendo con grande entusiasmo». È l’orgoglio nerazzurro, e quello attraversa il tempo e lo spazio. Gasp lo sa: «Noi vogliamo portare in giro la provincia, la città, l’ambiente, ma non dimentichiamoci mai che è anche una partita di calcio e tutto diventa bello se riusciamo a fare risultato».

Già, perché oltre l’emozione c’è anche il cinismo. Contro l’Everton i nerazzurri proveranno a vincere. Nonostante, dice Gasp, «l’Everton sia una squadra forte, i risultati parlano da soli, ha fatto un’ottima stagione e poi si sa che le squadre inglesi sono forti e preparate». Più parla e più l’allenatore dell’Atalanta si scioglie. C’erano voluti cinque minuti buoni per cominciare. Non riuscivano ad alzare lo schienale delle sedie girevoli, troppo basse, «va be', è uguale» dice Gasp, e alla fine ci si accontenta così. Ma si sente che la tensione è alta. «Giocare questa competizione è bello - continua -, ho avuto modo di farla nel 2009 con il Genoa. Quest’anno poterla disputare in un’altra piazza come Bergamo è motivo d’orgoglio. Ma al punto più alto della mia carriera spero di doverci arrivare ancora».

 

 

[Foto della pagina Facebook Atalanta]

 

Gli chiedono di Rooney («Non ho notizie di lui, ma speriamo che giochi»), gli chiedono delucidazioni sulla formazione («L’ho in testa, ma questa volta non ve la dico: siamo pronti»), ma quel che conta è il Gasperini di cuore e volontà che la gente si aspetta. «Ci portiamo dietro una stagione che sul campo ha detto cose vere, e questa è una competizione sulla quale noi puntiamo. Abbiamo la curiosità di affrontare squadre diverse, di cui conosciamo poco perché non le affrontiamo ogni domenica. Dovremo concentrarci su noi stessi e sul campo». Anche perché, va avanti l’allenatore, «è un mini-campionato, ogni partita va interpretata».

Papu ciondola sulla sedia, deglutisce, ma sembra già fermo, calmo. «Faremo il nostro gioco - dice -, possiamo giocarcela con tutti». Gasperini lo guarda, poi si gira e osserva lontano. Soprattutto quando gli chiedono dei Percassi: «Luca e Antonio sono garanzia di solidità, di continuità. La speranza di tutti è quella di andare il più avanti possibile. Ma sono loro che rappresentano la solidità e il futuro. Guardate i risultati da quando ci sono loro e capirete. È la cosa migliore per Bergamo».