Quando l'errore è (anche) nell'orrore

Il supplizio di Joseph Wood L’ultimo condannato a morte

Il supplizio di Joseph Wood L’ultimo condannato a morte
23 Luglio 2014 ore 14:33

Negli Stati Uniti sono accaduti due episodi che richiamano l’attenzione sulla questione molto dibattuta, ma apparentemente senza fine, della pena di morte.

Sessanta condanne a morte senza prove certe. Il primo. L’agenzia statunitense Ap ha rivelato che ben sessanta condanne a morte dipenderebbero da prove imperfette, raccolte nell’ormai lontano 1997. Esse avrebbero già portato nel braccio della morte tre uomini, tra cui Benjamin Boyle, giustiziato nel 1997, sulla base di indizi che un report dell’FBI ha riconosciuto essere insostenibili: l’Agenzia federale sarebbe arrivata troppo tardi per fermare l’esecuzione in atto. Quale sorte attende gli altri 57 condannati a morte senza prove certe?

 

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Due ore di agonia. Il secondo. Ieri, a Phoenix, cittadina americana dell’Arizona, è stata eseguita la sentenza capitale di Joseph Wood, che era stata emessa nel 1989. L’uomo, di cinquantacinque anni, era stato riconosciuto colpevole di avere ucciso la fidanzata e il padre di lei. La sua esecuzione era stata ritardata di qualche giorno, dopo che il detenuto, attraverso il suo avvocato difensore, Dale Baich, aveva chiesto di conoscere il contenuto del mix letale che gli sarebbe stato iniettato.  Un altro detenuto, che aveva avanzato la medesima richiesta, era riuscito a convincere la Corte d’appello di San Francisco. La decisione di fare conoscere ai condannati a morte le componenti delle iniezioni e di informarli sull’abilitazione dei carnefici è stata però bocciata, in ultima istanza, dalla Corte Suprema. Joseph Wood è stato così ucciso ieri, con un’iniezione “sperimentale”, che l’avrebbe fatto agonizzare per due ore, dalle 13,52 alle 15,49. I componenti della miscela, midazolam e idromorfone, sarebbero stati gli stessi che hanno portato alla morte un altro detenuto, lo scorso gennaio nell’Ohio. Anche per lui l’agonia si è trascinata più del previsto, per circa un quarto d’ora.

La pena di morte negli USA. Gli Stati Uniti sono l’unica nazione del continente americano in cui si continua a decretare la pena di morte. Secondo le statistiche ufficiali, nel 2013 vi sono state eseguite trentanove pene capitali. La “buona” notizia è che, all’interno degli USA, agli Stati  che hanno formalmente abrogato la pena capitale, e cioè New Jersey , New York, Mexico, Illinois e Connecticut, si è aggiunto anche il Maryland (nel 2013).

 

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E nel resto del mondo. Nonostante il caso americano sia quello che susciti più scandalo, bisogna ricordare che i Paesi con il maggior numero di esecuzioni capitali si trovano nel continente asiatico.  Sono la Cina, con tremila esecuzioni nel 2013, l’Iran, (687) e l’Iraq (172). Seguono Arabia Saudita (78), Somalia (27), Sudan (21), Corea del Nord (17), Yemen (13), Vietnam (8), Kuwait (5), Sudan del Sud (4), Nigeria (4), Malesia (3), Palestina (Striscia di Gaza) (3), Afghanistan (2), Bangladesh (2) e Bielorussia (2), unico tra i paesi europei. Complessivamente, il numero delle sentenze capitali portate a compimento è aumentato da 3.967, nel 2012, a 4.106, nel 2013. L’associazione “Nessuno tocchi Caino” avverte che però i numeri potrebbero essere diversi, poiché mancano, per molti Paesi, delle statistiche ufficiali. Gli Stati che applicano la pena di morte sarebbero scesi a trentasette, a fronte dei quaranta del 2012. Dodici paesi avrebbero inoltre aderito al Secondo Protocollo opzionale al Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici per l’abolizione della pena di morte, sospendendo le esecuzioni o introducendo delle moratorie che limitino l’applicabilità della pena. Otto paesi avrebbero invece ripreso le esecuzioni.

 

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LA PENA DI MORTE NEL MONDO: Verde scuro) Abolita per tutti i crimini (100 stati). Verde chiaro) Abolita per tutti i crimini tranne in circostanze eccezionali (7 stati). Ocra) Abolita nella pratica (per moratoria o perché non applicata negli ultimi 10 anni) (48 stati). Rosso) In vigore (40 stati)
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