Cronaca
Non fu mai realizzata

Svelato il progetto di Hitler per una supercapitale nazista

Svelato il progetto di Hitler per una supercapitale nazista
Cronaca 23 Settembre 2014 ore 10:19

I grandi totalitarismi del Ventesimo secolo, come noto, erano ispirati ad ideali di grandiosità, in particolare architettonica e urbanistica. La stessa Roma oggi presenta strutture ed edifici, eredi del periodo fascista, che spiccano per la loro particolare grandezza e maestosità. Naturalmente, anche la Germania nazista di Hitler covava un certo debole per simboli di questo genere, ed un ulteriore conferma arriva da una mostra che nei prossimi giorni animerà uno degli ex bunker nazisti di Berlino. L’oggetto dell’esposizione è il progetto della “supercapital”, la città che il Führer ideò con lo scopo di celebrare definitivamente la grandezza del suo Reich.

 

 

L’idea di Hitler era creare una città dalle incredibili dimensioni, possibilmente la più grande del mondo; edifici, statue, giardini, tutto avrebbe dovuto concorrere a omaggiare il potere del Reich. La base urbana sarebbe stata Berlino, ma radicalmente sconvolta: una mappa enorme realizzata in occasione della mostra in questione mostra gli avveniristici scenari architettonici che la mente di Hitler aveva prodotto.

Era stato già predisposto lo sfratto nelle zone di costruzione, in modo da completare l’opera rapidamente, una volta che la Germania avesse vinto la guerra. I residenti tedeschi sarebbero stati costretti ad abbandonare le case e trasferirsi in 24mila appartamenti precedentemente occupati dagli ebrei di Berlino.

 

plastico

 

Il progetto più ambizioso riguardava la Sala del Popolo, uno spazio chiuso, dalle dimensioni doppie rispetto alla Basilica di San Pietro, che avrebbe dovuto raccogliere 180mila persone e che sarebbe stata adibita a luogo privilegiato per le grandi occasioni civili. L’architetto a cui questa monumentale opera era stata affidata, Albert Speer, che scampò alla pena di morte al Processo di Norimberga, ha rivelato che gli venne ordinato di utilizzare schiavi ebrei per realizzare i lavori.

La caduta del regime e la morte di Hitler (30 aprile 1945) non consentirono al progetto praticamente nemmeno di prendere avvio; tutto ciò che si riuscì a fare furono gli enormi lampioni del viale che arriva alla Porta di Brandeburgo, visibili ancora oggi.