La novità normativa

Svolta Inps al femminile, spiegata Le donne in pensione a 57 anni

Svolta Inps al femminile, spiegata Le donne in pensione a 57 anni
03 Dicembre 2014 ore 08:00

Dopo un iniziale passo indietro al momento dell’approvazione della legge di stabilità, il Governo ha infine deciso di procedere comunque, in via sperimentale, con la posticipazione del termine per far valere la cosiddetta “opzione donna”: ovvero la possibilità, per le lavoratrici che hanno almeno 35 anni di contributi alle spalle e 57 anni di età (58 per le libere professioniste) e che intendano andare anzitempo in pensione, di poter chiudere definitivamente la propria carriera lavorativa percependo un assegno pensionistico calcolato interamente secondo il metodo contributivo. La novità porta con sé alcuni dubbi circa la presenza delle adeguate coperture economiche.

L’opzione donna. Si tratta di una previsione risalente addirittura al 2004, presentata dall’allora governo Berlusconi, volta ad offrire alle sole donne la possibilità di andare in pensione con qualche anno di anticipo, accettando però di vedere la propria anzianità indennizzata secondo il metodo contributivo, ovvero calcolata in base a quanto effettivamente versato, in termini di previdenza sociale, nell’arco della propria vita lavorativa, invece che secondo il metodo retributivo, che basa l’assegno pensionistico secondo il 70 percento dello stipendio percepito negli ultimi 5 anni di attività. La norma del 2004, che prevedeva la possibilità di optare per questo regime entro il 30 novembre 2014, è stata rivista dall’attuale governo, che posticiperà il termine al 31 dicembre 2015.

Questa decisione affonda le sue radici nella riforma Fornero del 2012, la quale prevedeva una posticipazione dell’età da pensione: in seguito a queste nuove regole, moltissime donne hanno deciso di adottare l’opzione donna, che sì, numeri alla mano, comporta un abbassamento generale della propria pensione del 15-20 percento (per il calcolo con sistema contributivo e non retributivo citato) ma consente però di lavorare meno anni. I numeri parlano da sé: se fino alla riforma Fornero solo poche centinaia di donne avevano deciso di perseguire questa strada, nel 2013 le domande di sono impennate fino poco meno di 9 mila, quota raggiunta anche quest’anno solo nei primi 8 mesi. A fronte di questa ingente richiesta, il Governo ha deciso di posticipare il termine per fare domanda all’Inps fino a fine 2015.

Si tratta, comunque, di un’ulteriore mossa di smantellamento delle previsioni dell’ex Ministro del Lavoro, dopo la cancellazione delle penalizzazioni per il pensionamento anticipato: la deputata del Pd Maria Luisa Gnecchi, in sede di emendamenti alla legge di stabilità delle settimane scorse, aveva ottenuto che la previsione della Fornero, che statuiva per tutti coloro che fossero andati anzitempo in pensione un taglio dell’indennità pensionistica pur avendo raggiunto il requisito dei contributi (42 anni e mezzo per gli uomini e 41 e mezzo per le donne), venisse abolita per tutti coloro che matureranno i contributi entro il 31 dicembre 2017.

La novità normativa, in attesa di un (in realtà quasi certo) cenno di assenso della Ragioneria di Stato in termini di costi, rappresenta un ulteriore passo verso l’introduzione di quegli elementi di flessibilità sui requisiti, necessari per lasciare il lavoro, da più parti e da tempo invocati. Più che per una particolare incidenza, visto il numero sì decisamente aumentato ma comunque tutto sommato ridotto, queste disposizioni rappresentano un segnale importante.

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