Chi chiede le dimissioni, chi la difende

Tanto rumore per un «andate a c…»

Tanto rumore per un «andate a c…»
Cronaca 17 Febbraio 2016 ore 16:50

La sera del 15 febbraio, nel finale del Consiglio comunale, è successa (a quanto pare) una cosa assai grave. Marzia Marchesi, esponente del Pd e nominata dalla Giunta di Giorgio Gori presidente del Consiglio, dopo l’ennesima estenuante seduta a cercare di mediare tra maggioranza e opposizioni sugli ordini del giorno, s’è lasciata un po’ andare. Pensando di avere il microfono spento, infatti, dopo aver dichiarato chiuso il Consiglio ha bisbigliato: «Ma andate a cagare tutti voi delle minoranze». Apriti cielo. Nel giro di poche ore quello sfogo, certamente poco elegante, s’è trasformato in un vero e proprio caso politico.

 

 

Erano da poco passate le 22.30, il Consiglio era iniziato più di 4 ore prima. Dopo aver seguito l’ordine del giorno, il consigliere del Movimento 5 Stelle Marcello Zenoni ha chiesto nuovamente la parola per esprimere il proprio disappunto circa la gestione di alcune interpellanze presentate e discusse dal Consiglio con estremo ritardo. L’ennesima polemica, in seguito alla quale la presidente ha dichiarato subito chiusa la seduta. È a questo punto che, pensando di aver spento il microfono, si è lasciata andare all’infelice frase. La mattina del 16 febbraio il Comune di Bergamo ha diffuso un comunicato stampa in cui la Marchesi si è detta molto dispiaciuta per l’inconveniente e in cui si è scusata pubblicamente con tutto il Consiglio:

«Nella coda del Consiglio Comunale di ieri sera, a microfoni accesi, la Presidente del Consiglio Comunale Marzia Marchesi ha espresso un commento sopra le righe nei confronti delle minoranze consiliari. La Presidente aveva appena dichiarato chiusa la seduta: si era appena concluso un confronto sulla gestione di alcune interpellanze con il Consigliere del Movimento 5 Stelle Marcello Zenoni, ben oltre le 22.30, dopo oltre quattro ore di lavori di Consiglio. La Presidente si scusa pubblicamente con l’intero Consiglio e soprattutto con le minoranze, imputando alla stanchezza della giornata di ieri lo sfogo ad alta voce colto dai microfoni: “Volevo scusarmi per la frase infelice detta a Consiglio Comunale chiuso – spiega Marzia Marchesi in un messaggio rivolto a tutti i capigruppo consiliari –. La stanchezza di una giornata piena di incontri e parole mi ha portato a commentare negativamente la fatica di mediare sulle numerose richieste di trattazione di odg ed interpellanze iscritte nell’ordine dei lavori. Ritenevo di aver chiarito in ufficio di presidenza la metodologia della trattazioni degli argomenti iscritti, ma in Consiglio mi sono accorta di non essere stata chiara. Mi dispiace molto per l’accaduto”».

 

consiglio comunale beppe bedolis

 

Questione chiusa dunque? Macché. Passano poche ore e tutte le opposizioni decidono che no, le scuse non potevano essere accettate. Troppo grave quel «ma andate a…» a denti stretti, troppo grave l’oltraggio subito. E così ben 12 consiglieri di minoranza hanno firmato un comunicato stampa comune in cui chiedevano a gran voce le dimissioni della presidente del Consiglio:

«Crediamo che dopo un episodio del genere la Presidente Marchesi non possa più esercitare nei confronti delle minoranze quel ruolo di imparzialità e garanzia che le dovrebbe essere proprio: la invitiamo perciò a un gesto di opportunità, rassegnando le dimissioni da un incarico cui non può più adempiere. Più grave ancora è che tali insulti siano arrivati, come dalla Marchesi stessa ammesso, in risposta alle comprensibili lamentele di alcuni consiglieri di minoranza circa le gestione dei lavori consiliari. Ieri sera abbiamo discusso ordini del giorno e interpellanze di mesi fa, e ne sono depositati di ancora più vecchi. Gli ordini del giorno della maggioranza vengono invece discussi istantaneamente. Anche molte interrogazioni scritte ricevono risposta ampiamente oltre i termini previsti dal regolamento: così si danneggiano i cittadini. Non riteniamo accettabile una simile gestione e riteniamo perciò incredibile che alle segnalazioni di questo cattivo funzionamento, formulate con rispetto ed educazione, si risponda con gli insulti.

L’articolo 8 del Regolamento del Consiglio comunale afferma che il Presidente deve difendere le prerogative del Consiglio e dei singoli consiglieri: ieri sera non solo non l’ha fatto, ma ha dimostrato di non poterlo fare più. Come potremo in futuro fidarci dell’imparzialità della Presidente? La ridicola scusa della stanchezza non è accettabile da chi è eletto e riceve uno stipendio molto alto proprio per dirigere il Consiglio comunale. Chiediamo con forza alla Presidente Marchesi un gesto di dignità e rispetto verso la carica che ricopre e verso i cittadini: rassegni le dimissioni dal suo incarico».

 

marcello zenoni m5s

 

A firmare la richiesta di dimissioni sono stati: Tommaso D’Aloia, capogruppo Forza Italia; Danilo Minuti, capogruppo Lista Tentorio; Alberto Ribolla, capogruppo Lega Nord; Andrea Tremaglia, capogruppo Fratelli d’Italia; Marcello Zenoni, capogruppo Movimento 5 Stelle; Gianfranco Ceci, consigliere Forza Italia; Alessandra Gallone, consigliere Forza Italia; Stefano Benigni, consigliere Forza Italia; Franco Tentorio, consigliere Lista Tentorio; Davide De Rosa, consigliere Lista Tentorio; Luisa Pecce, consigliere Lega Nord; Fabio Gregorelli, consigliere Movimento 5 Stelle. Una reazione dura, in parte comprensibile, ma anche spropositata se si considera che le scuse della Marchesi sono arrivate con celerità e dopo essersi cosparsa il capo di ceneri. Fatto sta che il tanto clamore suscitato da quel “vaffa…” ha costretto la maggioranza a scendere pubblicamente in piazza in difesa di Marzia Marchesi. Nel pomeriggio del 16 febbraio, quindi, ecco il terzo comunicato della giornata, il secondo marchiato Palazzo Frizzoni, a firma di Massimiliano Serra (capogruppo Pd), Roberto Amaddeo (capogruppo Lista Gori), Federica Bruni (capogruppo Patto Civico) e Luciano Ongaro (capogruppo Sel):

«Una frase pronunciata con leggerezza: il commento della Presidente Marchesi, arrivato a Consiglio Comunale già concluso, non appartiene certamente al suo modo di partecipare alla vita politica e amministrativa della Città. Lo dimostra una lunga presenza tra i banchi del Consiglio dove si è sempre contraddistinta per partecipazione, impegno e correttezza a favore del dibattito e per il suo costruttivo contributo ai lavori dell’aula. Una frase inopportuna, di cui ci dispiacciamo molto, ma che certamente non ha influito in alcun modo sulle prerogative del Consiglio. Tutti le devono riconoscere che in quest’anno e mezzo di presidenza del Consiglio Comunale ha operato come una presidente sempre attenta alla ricerca del dialogo e della mediazione, imparziale e rispettosa del ruolo di ciascun gruppo consiliare. Lunedì sera, al termine di una seduta impegnativa da presiedere per gli argomenti discussi, ma anche per le decisioni regolamentari da adottare – in cui si sono alternate questioni di legittimità, emendamenti e ordini del giorno – l’esasperazione e la tensione hanno avuto uno sfogo per il quale si è prontamente scusata. La richiesta dei consiglieri di minoranza ci appare quindi ingenerosa e eccessiva e siamo sicuri che le reali necessità della Città e dei nostri cittadini trovino attenzione nel Consiglio comunale di Bergamo che opera sotto la presidenza di Marzia Marchesi».

Passano poche ore e anche il sindaco Giorgio Gori, attraverso il proprio profilo Facebook, commenta la caldissima polemica, prendendo chiaramente le parti della “sua” presidente:

 

DIMISSIONI PER UN “FUORI ONDA”? RICHIESTA DEL TUTTO PRETESTUOSA. ECCO PERCHE’ DICO A MARZIA MARCHESI “VAI AVANTI…

Pubblicato da Giorgio Gori su Martedì 16 febbraio 2016

 

«Marzia Marchesi ha pronunciato una frase offensiva, è vero, ma l’ha fatto “fuori onda”, a seduta conclusa, come sfogo dopo una serata particolarmente faticosa. E soprattutto ha prontamente chiesto scusa. Tanto mi basta per assolverla pienamente e per farmi giudicare del tutto irricevibile la richiesta di dimissioni formulata dalle minoranze. In questo anno e mezzo, Marzia Marchesi è stata un ottimo Presidente del Consiglio comunale, assolutamente imparziale e rigorosa nell’esercizio del suo ruolo. Anche per questo, sono certo, le polemiche sollevate contro di lei dalle minoranze nella fase finale del Consiglio comunale, del tutto ingiustificate, l’hanno offesa e irritata. Lo sfogo che ne è seguito – nella convinzione di avere il microfono chiuso e di non essere ascoltata – è comunque da stigmatizzare, ma le scuse che sono seguite sono state pronte e sincere. Chiunque non fosse alla ricerca di un pretesto per sollevare un polverone dovrebbe accoglierle di buon grado e chiuderla qui. La richiesta di dimissioni è dunque totalmente pretestuosa. Da parte mia confermo a Marzia Marchesi la più ampia stima, le chiedo di continuare a fare il Presidente con la serenità e l’equilibrio con cui ha svolto fin qui questo ruolo e le offro la mia piena solidarietà per l’attacco di cui è stata oggetto in queste ore».

In meno di 24 ore, dunque, ci sono stati ben tre comunicati e svariate note singole sull’argomento. L’intera vita politica di Bergamo è ruotata, per un’intera giornata, attorno a uno sfogo. Inelegante e infelice, ma pur sempre uno sfogo. Quanto rumore per un «andate a cagare».

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