Due violentissime scosse

Terremoto in Nepal, migliaia i morti «Strage al campo base sull’Everest»

Terremoto in Nepal, migliaia i morti «Strage al campo base sull’Everest»
25 Aprile 2015 ore 17:35

Si aggrava di ora in ora il bilancio del terremoto di magnitudo 7,9 verificatosi in Nepal questa mattina. Due scosse violentissime a distanza di 35 minuti una dall’altra. La prima alle 11.56 (8.15 ora italiana). Sarebbero già 1550 i morti accertati finora, anche se il numero sale di ora in ora. Non ci sarebbero italiani coinvolti, almeno da quanto ha dichiarato la Farnesina che sta conducendo le dovute verifiche. Centinaia, forse migliaia i dispersi.

L’epicentro, a 15 chilometri di profondità, è stato localizzato a un’ottantina di chilometri a nordovest di Katmandu, a metà strada con la città di Pkhara. La città di Lamjung è stata rasa al suolo. Le scosse sono durate circa un minuto. Sono crollate case e palazzi, oltre ad alcuni antichi templi e la torre Dharahara, costruita nel 1832 e dichiarata patrimonio dell’Unesco. Secondo notizie non confermate 50, 60 persone sarebbero intrappolate all’interno della torre di nove piani alta quasi 62 metri. Pesanti danni anche a piazza Durbar, nel centro storico di Kathmandu, dove sorgono un palazzo reale e diversi templi. Le scosse hanno anche colpito i siti archeologici patrimonio Unesco delle due città medioevali di Patan e Bhaktapur.

Sono migliaia le persone sepolte sotto le macerie dei palazzi crollati. Nelle strade si sono create le crepe, la metropolitana si è fermata, l’aeroporto danneggiato e chiuso, e negli ospedali l’arrivo dei feriti sta determinando un pesante stato di emergenza. La gente, decine di migliaia di persone, è accampata per strada per sfuggire al rischio di nuove scosse. Regge solo il collegamento telefonico e la rete internet, anche se a singhiozzo. L’apocalisse è raccontata dai post e dalle immagini su twitter, dove è possibile vedere le macerie di interi palazzi completamente sbriciolati. Mentre si susseguono le scosse di assestamento di magnitudo compresa tra 4,8 e 6,6, sono state accertate le prime due vittime. Si tratta si una quindicenne morta, vicino al confine in territorio indiano, a causa del crollo di un muro della sua casa e di un’altra ragazza, a Kathmandu, schiacciata da una statua crollata.

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La scossa ha provocato una valanga sull’Everest, dove ha colpito alcuni campi base in cui si trovavano molti alpinisti e sherpa. Dai messaggi su twitter provenienti dal campo base a 5500 metri, raccolti da due tv indiane, sembra che siano 18 gli scalatori stranieri morti, 13 dei quali sono stato recuperati da militari indiani in missione sull’Everest per ripulire dai rifiuti la montagna. Riuscire a stabilire un contatto con gli alpinisti è molto difficile. Annalisa Fioretti, che si trovava al campo base Everest per la salita al Lhotse insieme al collega Mario Vielmo, è riuscita a far sapere, via twitter, che gli italiani della spedizione stanno tutti bene. Di molti alpinisti morti aveva riferito subito al telefono Javier Camacho Gimenez, alpinista e fotografo spagnolo che insieme a un connazionale, Ricardo Fernandez, si trovava al campo base per tentare di salire in cima al Lhotse senza aiuto di ossigeno né sherpa nepalesi. «Ci sono morti e feriti», aveva detto all‘agenzia Agi. Gimenez ha parlato di massa nevosa che ha investito parte del villaggio di tende dove sono arrivate le spedizioni commerciali. Sul versante nepalese (la parete Sud) Marco Zaffaroni e Roberto Boscato, facenti parte di una cordata milanese, si sono messi in contatto stamattina con l’Italia. Un messaggio breve ma allarmante: «Stiamo bene. Siamo a campo 1, la nostra tenda è stata spazzata via, siamo ospiti di quella di una spedizione commerciale. Per favore dite a tutti di non telefonarci perché si consuma la nostra batteria. È vitale averla efficiente». L’alpinista Marco Confortola è invece al campo base del Daulaghiri. Sul suo blog ha scritto di stare bene e di aver visto cadere slavine e frane di ghiaccio e roccia. Numerosi alpinisti sono rimasti bloccati, ha riferito un giornalista della France Presse che è sul posto. «Ci ha sorpresi il terremoto mentre eravamo sull’Everest, qui sta nevicando e non ci sono elicotteri in volo», ha scritto in un sms il giornalista che lavorava a un reportage sul «Tetto del mondo».

 

 

Nepal Earthquake Avalanche

 

Si è trattato di un sisma talmente forte che si è sentito in molte città del nord dell’India, da Delhi a Varanasi, dove molti edifici sono stati evacuati. Molti danni anche negli Stati indiani dell’Uttar Pradesh, Bihar e West Bengala, dove la scossa è stata nettamente avvertita, così come in Pakistan. La zona in cui si è verificato il terremoto è densamente popolata, si contano 2,5 milioni di abitanti, a fronte di edifici dalle condizioni precarie e costruiti in maniera non adatta a una zona sismica.

Zona ad alto rischio sismico. Nel sud della catena himalayana, a soli 240 chilometri al sud ovest dell’Everest, la capitale Kathmandu si situa alla giunzione tra le placca indiana e quella euroasiatica. Quello di oggi è il secondo sisma importante degli ultimi anni. Nel 2011 ci fu una scossa di magnitudo 6.8 della scala Ritcher, che provocò fortunatamente solo 11 vittime, concentrate per lo più nella parte orientale del Paese. All’epoca si trattò della scossa più forte degli ultimi 78 anni. Prima di allora si erano registrati sismi importanti, tuttavia i geologi avevano avvertito del rischio di un sisma di grandissima densità a Kathmandu a causa delle numerose faglie lungo le montagne dell’Himalaya. Nonostante il rischio fosse alto, e il sisma di stamattina lo ha dimostrato, il Nepal è poco preparato per far fronte a un terremoto.

Il sisma del 1934. Un altro fortissimo terremoto scosse la zona nel 1934. Era il 15 gennaio quando una scossa con magnitudo 8 devastò le città di Kathmandu, Munger e Muzaffarpur, dove ci furono oltre 11.000 morti. La scossa si propagò anche nello Stato indiano del Bihar, dove persero la vita oltre 7.000 persone. Il terremoto fu avvertito da Lhasa a Bombay e a Calcutta crollò la cattedrale di San Paolo. Nel visitare le aree devastate del Bihar, il mahatma Gandhi disse che era la punizione divina per l’incapacità indiana di eliminare le discriminazioni verso la casta degli intoccabili.

 

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