Cronaca
Facciamo un po’ di chiarezza

Testamento biologico sì o no? Fiorano al Serio riapre il dibattito

Testamento biologico sì o no? Fiorano al Serio riapre il dibattito
Cronaca 30 Giugno 2015 ore 12:09

La Valle Seriana, con il comune di Fiorano al Serio, potrebbe essere l’apripista di un nuovo e importante dibattito etico nella bergamasca. A fine luglio, probabilmente, inizierà la discussione in consiglio comunale sull’istituzione del DAT, ovvero la Dichiarazione Anticipata di Trattamento, comunemente detta Testamento Biologico.

In estrema sintesi, il consiglio comunale dovrà decidere se approvare o meno l’istituzione di un registro in cui ogni cittadino, liberamente e accompagnato da un fiduciario, dichiari la propria volontà di essere sottoposto - o non essere sottoposto - ad alcuni trattamenti sanitari e medici nel momento in cui dovesse trovarsi in condizioni tali da non potere autonomamente manifestare il proprio volere. Ovviamente sta di fatto che, in caso di una mancata decisione, i medici procederanno per legge. Ma, nel momento in cui un paziente abbia espresso nel proprio testamento biologico - per esempio - di non volere essere mantenuto in vita artificialmente, i suoi familiari o il garante del suo testamento potrà recarsi nel Comune di residenza, prelevare una copia del testamento biologico in oggetto e consegnarla al medico per farne rispettare le volontà.

 

 

A voler affrontare la questione nel paese bergamasco sono state due realtà diverse, una politica e una etico-culturale. Da una parte l’Associazione Ricircolo 54, con sede a Colzate e composta da giovani e giovanissimi, che si propone di affrontare temi etici, sociali e culturali, proponendoli alle istituzioni per disegnare la realtà sociale che vorrebbero. Dall’altra il gruppo di opposizione in consiglio Nuovo Corso, che ha presentato la proposta di delibera. Una scelta dettata anche da una dimostrazione di interesse a trattare la vicenda da parte dell’attuale sindaco Clara Poli. Si riapre quindi un dibattito già affrontato anche a Terno d’Isola cinque anni fa, ma che finora non ha portato la bergamasca all’istituzione di questo registro.

L’associazione Ricircolo54, indipendentemente da come si svolgerà questa discussione, ha l’intenzione di organizzare una serie di incontri aperti alla cittadinanza per far conoscere il problema e la proposta, certa che al di là dell’attivazione o meno del registro, questo debba essere affrontato dai cittadini in totale serenità e avendo ben chiaro di cosa si tratti.

 

Fine-vita

 

Un po’ di chiarezza, la salute è un diritto fondamentale. Ogni cittadino è libero di accettare o rifiutare il programma terapeutico che un medico offre per tutelare la propria salute. È il cosiddetto principio di autodeterminazione, sancito dall’art. 32 della Costituzione, sul quale si basa il concetto del “consenso informato”, che rappresenta il diritto del paziente di scegliere, accettare o anche rifiutare le cure e i trattamenti che gli vengono proposti.

Ogni cittadino, cioè, indipendentemente dall’aver redatto un testamento biologico o meno, ha il diritto di esprimere il proprio consenso (o dissenso) ad un trattamento in tutta libertà, naturalmente dopo essere stato compiutamente informato e reso consapevole dei benefici che può ottenere e dei rischi che invece corre.

Il problema sorge nel momento in cui le cure giungono quando una persona non ha più le capacità di esprimere il proprio consenso o dissenso. Tutti noi ricordiamo la vicenda di Eluana Englaro e di sua famiglia, che a lungo ha combattuto per togliere la figlia dallo stato vegetativo in cui versava da 17 anni. Beppino Englaro e la moglie cercarono in tutti i modi di dimostrare che la figlia non avrebbe voluto questo accanimento terapeutico e, per tale motivo, hanno portato avanti una lunga lotta per poter rispettare la sua volontà.

 

paziente-in-coma

 

Il testamento biologico. Dal 2009, anno della morte di Eluana Englaro, si è discusso sulla possibilità di creare un registro ove ognuno, liberamente e in piena coscienza, potesse depositare le proprie volontà; anche per aiutare tutti coloro che, non colpiti dalla malattia, si trovano a dover affrontare decisioni e battaglie che non sono per niente facili.

Il testamento biologico, se presente, permette al medico di avere a disposizione delle indicazioni anticipate che possano costituire una guida, mantenendo così la possibilità di ottemperare alla volontà del paziente anche quando questi non sia più in grado di comunicarla.

Pro e contro. Si tratta di una questione delicata che mescola emozioni, etica, fede e vita. Insomma, non proprio una cosa da liquidare in poco tempo, ma nemmeno una questione da chiudere in un cassetto e da riaprire solo quando qualche caso mediatico riaccende l’attenzione sull’argomento. In Italia alcune grandi città hanno già provveduto alla costituzione del DAT, mentre sta facendo molto discutere in questi mesi la legge regionale sul Biotestamento, promossa dalla regione Friuli Venezia Giulia.

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