Tre danneggiamenti alla stessa lapide a distanza di poco tempo l’uno dall’altro. E all’origine, secondo quanto ricostruito dalla polizia di Stato di Bergamo, un rancore maturato oltre sessant’anni fa. Gli agenti hanno individuato la presunta responsabile degli atti vandalici contro la tomba di Ermanno Riganti, sindaco di Treviglio dal 1965 al 1975, sepolto nel cimitero comunale cittadino. Un po’ a sorpresa, si tratta di una donna ultranovantenne.
La vicenda era emersa lo scorso agosto, quando la lapide dell’ex primo cittadino era stata danneggiata per la prima volta. Accanto alla fotografia di Riganti era stato lasciato anche un frammento di granito con un’offesa. Un gesto che non si è fermato al primo episodio: la tomba è stata presa di mira altre due volte, facendo scattare le indagini del Commissariato di Treviglio.
Un rancore che arriva dagli anni Sessanta
Gli accertamenti, condotti anche con il supporto tecnico della polizia locale, hanno permesso di ricostruire la sequenza dei tre danneggiamenti e di risalire alla presunta autrice.
Dietro quei gesti ci sarebbe una vecchia vicenda familiare risalente agli anni Sessanta, proprio quando Riganti ricopriva la carica di sindaco. In quel periodo, infatti, il Comune aveva proceduto all’esproprio di un terreno appartenente alla famiglia della donna.

Una storia di oltre sessant’anni fa che, stando a quanto emerso dalle indagini, sarebbe rimasta impressa nella memoria della novantenne fino a riemergere oggi, con ripetuti atti di danneggiamento ai danni della tomba dell’ex amministratore.
La donna è stata deferita all’Autorità giudiziaria per i fatti contestati. I danni provocati alla lapide sono stati interamente risarciti in via conciliatoria.