162 slot machine

Treviolo, bruciati 4.381 euro a testa per colpa del gioco d’azzardo

Treviolo, bruciati 4.381 euro a testa per colpa del gioco d’azzardo
11 Gennaio 2018 ore 10:30

È firmata dal gruppo Comune delle Libertà – Lega Nord Treviolo l’interrogazione che chiede l’adozione di misure contro il gioco d’azzardo. Una questione che è stata rispolverata per via della recente pubblicazione dei dati relativi al fenomeno in tutta Italia, paese in testa nella classifica del Vecchio Continente. Il gruppo di minoranza scrive però che «dallo studio pubblicato su L’Espresso, risulta anche che a Treviolo ci sono 162 slot machine e che a fronte di un reddito medio di 23.061 euro si sono spesi ben 4.381 euro pro-capite». Davanti a questi dati preoccupanti, il gruppo di minoranza chiede che vengano adottate misure analoghe a quelle assunte da altri comuni, tra cui il finanziamento di una campagna puntuale che sensibilizzi sul tema, o un sostanzioso sconto della Tari o dell’Imu per tutti gli esercenti disponibili a collaborare, soluzione che era stata assunta per esempio da Dalmine, ma che aveva convinto alla dismissione delle slot un singolo esercizio dei quaranta interessati dalla proposta.

 

 

Un solo baluardo. Non ha dunque avuto lunga vita l’atmosfera di successo che solo qualche mese fa animava l’Amministrazione, dopo che Giuseppe Milazzo, nuovo gestore del caffè Le Fontane annunciava l’eliminazione di slot machine e gratta e vinci dal suo locale, proprio in accordo con il Comune. La presenza di un singolo «imprenditore illuminato», come lo aveva definito all’epoca il sindaco Pasquale Gandolfi, è importante, ma non è sufficiente a mettere al tappeto una piaga sociale che ha radici ben profonde. Anche per questo il Comune di Treviolo ha iniziato a mettere le basi per un contatto diretto con l’associazione «Non t’azzardare» e sta facendo una mappatura del territorio, per individuare quante slot sono presenti, quante in scadenza, quante non rinnovabili.

I numeri della ludopatia. I numeri del fenomeno, tuttavia, richiedono una strategia più stringente: lo stesso Sert di Bergamo (Servizi per le dipendenze patologiche) segnala nella sola provincia bergamasca la presenza di 270 giocatori compulsivi (dati 2015). Un numero che fa riferimento solo a quelli che hanno riconosciuto il problema e hanno intrapreso il percorso di disintossicazione. Le reali dimensioni del problema restano sommerse, se si considera quanto sia difficile dire con precisione quanti siano i giocatori d’azzardo compulsivi tra coloro i quali, anche di fronte all’evidenza, si rifiutano di chiedere aiuto. Le stesse sfumature legate al gioco d’azzardo non sono sempre facili da inquadrare, come afferma il responsabile del Sert di Bergamo Marco Riglietta: «Il gioco d’azzardo non comporta per forza una patologia. Si diventa patologici nel momento in cui questa attività provoca una sofferenza, all’individuo e a chi lo circonda. Da un punto di vista clinico, distinguiamo principalmente due tipi di soggetti: un giocatore che presenta un’elevatissima impulsività e un giocatore connotato da tratti di tipo depressivo, in cui il gioco d’azzardo diviene un elemento di socializzazione».

 

 

Tra la popolazione anziana, dai 65 agli 84 anni, la percentuale di persone divenute giocatori d’azzardo problematici è intorno all’8 per cento, contro l’1,6 che invece si riscontra in quella definita popolazione adulta. «Sono sempre e comunque percentuali molto alte, per di più in progressivo aumento. La maggior parte dei pazienti accede ai servizi di disintossicazione spontaneamente o perché inviata dai famigliari. Il problema è che si tratta di una di quelle malattie per cui esiste un pesante stigma: la gente, a oggi, fa ancora molto fatica a riconoscere la malattia, fa fatica a identificarsi. Ma soprattutto fatica ad avvicinarsi ai servizi e a raccontare le proprie storie. Chi giunge a chiedere aiuto ha riconosciuto il problema. Questo significa già molto».

Il panorama è reso ancor più complesso dalla frequente associazione tra gioco d’azzardo e sostanze quali alcol e droghe, che, come spiega Riglietta «rendono il giocatore d’azzardo ancor più vulnerabile e disinibito». Cambiare tendenza non è facile, anche perché gran parte degli esercenti trova insufficienti le agevolazioni messe in campo dai comuni per spronare la dismissione delle macchinette. Qualcun altro ancora lamenta il fatto che sia incolpata la categoria dei baristi per un fenomeno che invece avvantaggia soprattutto le casse dello Stato.

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