Un serissimo studio britannico

Troppo lavoro fa male al cuore 48 ore a settimana sono l’ideale

Troppo lavoro fa male al cuore 48 ore a settimana sono l’ideale
05 Ottobre 2015 ore 12:38

La buona e sana parola d’ordine è sempre moderazione, anche nel lavoro. Eccedere in zelo e dedizione, infatti, dietro una scrivania o in qualsiasi altra occupazione professionale, superando cioè le 55 ore settimanali lavorative, potrebbe aumentare sensibilmente il rischio di problematiche cardiovascolari, di ictus e di infarto in particolare. Lo avrebbe dimostrato un ampio studio, in realtà una meta-analisi (ovvero un riesame degli studi svolti nel tempo sull’argomento), condotta su oltre 600mila lavoratori dalla University College London, in Gran Bretagna, e pubblicata  su Lancet.

Troppo lavoro fa male al cuore. L’analisi svolta dai ricercatori è stata immane, ma per noi, per la nostra salute, ne è valsa proprio la pena. Perché il lavoro nobiliterà anche l’uomo, ma sempre entro ragionevoli limiti. Ovvero, la conquista e l’esercizio della nostra professione si deve concretizzare in un massimo di 55 ore lavorative settimanali perché, oltre questo tempo, il cuore potrebbe “scoppiare”. Dunque, gli esperti londinesi suggeriscono che l’ideale sarebbe dedicare al lavoro tra le 35 e le 40 ore settimanali: il giusto mezzo sarebbero le 48 ore. Meglio poi riporre penne, sogni di gloria lavorativa e pc nel cassetto e dedicarsi ad altro, se non si vuole rischiare anzitempo di incorrere in un infarto e un ictus.

 

 

  • Rischio ictus. Le probabilità che si sviluppi questo evento cardiovascolare a seguito del troppo lavoro sarebbero addirittura del 33 percento in più (1,3 volte superiori) negli stakanovisti rispetto che nei lavoratori moderati. La stima è arrivata da un riesame di 17 studi che avevano coinvolto quasi 529mila soggetti di entrambi i sessi, seguiti nel tempo per una media di 7,2 anni. Ne è emerso che l’abnegazione alla professione, indipendentemente da altri possibili fattori di rischio considerati (quali fumo, alcool, attività fisica e malattie croniche) risultava essere la causa principe dei disturbi del cuore. In buona sostanza, è possibile asserire che lavorare da 41 a 48 ore a settimana aumenta il rischio di ictus del 10 percento, ma se si sale tra le 49 e le 54 ore lavorate l’incremento delle probabilità è del 27 percento, fino a punte del 33 se le ore diventano o superano le 55 settimanali.
  • Rischio infarto. Qui i numeri di popolazione considerata sono notevolmente più grandi: 25 studi internazionali relativi a 604mila individui, randomizzati dall’Europa, Usa e Australia, monitorati per un periodo di 8 anni e mezzo. Sebbene il super-lavoro avrebbe sul rischio di infarto (e di eventi coronarici) un’influenza più modesta, vale a dire con percentuali massime (solo) del 13 percento, ad essere svantaggiati sarebbero comunque i lavoratori no-stop.

 

 

Quali sono i motivi. Le ragioni di questa relazione superlavoro-rischio cuore non sono ancora del tutto chiare e per scoprirlo occorreranno ulteriori studi. Ma la prima ipotesi sembra correlata a uno stile di vita sbagliato. Ovvero, il troppo lavoro porterebbe a rinunciare a buone abitudini come fare un po’ di moto settimanale, se non addirittura quotidiano, ad alimentarsi con del junk-food, aumentando invece i fattori di rischio stilistici più nocivi, come l’accensione di una sigaretta via l’altra, l’uso/abuso di bevande alcoliche, ricche anche di zuccheri, e soprattutto a un aumento dei livelli di stress, stimolato da mete impossibili da raggiungere in tempi limitati e dal’innesco di alterazioni biologiche che, alla lunga, finiscono per avviare verso patologie anche molto insidiose.

Quindi, che fare. Esistono leggi ben precise che disciplinano il numero delle ore lavorative, quali ad esempio la Direttiva europea sull’orario di lavoro 2003/88, che dà ai cittadini il diritto di limitare il loro orario di lavoro a 48 ore settimanali, o anche normative specifiche definite da ogni singolo Paese. Purtroppo non in tutti, anche fra quelli appartenenti all’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (Ocse), queste leggi vengono rispettate. Ancora meno oggi, perché, complice anche la crisi economica, il prolungamento dell’orario di lavoro è quasi all’ordine del giorno.

Merito dello studio, secondo i ricercatori, è stato dunque quello di avere evidenziato la possibile stretta relazione tra eccesso di lavoro e salute del cuore, messa a rischio per eventi come lo stroke, l’ictus o colpo apoplettico che si voglia, o altre malattie cardiovascolari, spesso evitabili. Con la moderazione e politiche di tutela per la salute. A condizione però che, queste, vengano rigorosamente messe in pratica, senza trasgressioni orarie.

Turismo 2020
Top news
Glocal News
Video più visti
Foto più viste
Il mondo che vorrei
Gite in treno
Curiosità
ANCI Lombardia