Cronaca
Democratizzazione completata?

La Tunisia sceglie il presidente

La Tunisia sceglie il presidente
Cronaca 22 Novembre 2014 ore 12:10

In Tunisia domenica 23 novembre potrebbe compiersi il processo democratico. Il Paese è chiamato alle urne per eleggere a suffragio universale il suo presidente, dopo il voto del 26 ottobre, che ha decretato la vittoria del partito laico. Il compito del nuovo presidente è quello di dare l’incarico per la formazione del nuovo governo. Il primo parlamento dopo la caduta del regime di Ben Alì nel 2011 durante la rivoluzione dei Gelsomini, che diede inizio alle turbolenze da cui il mondo arabo non è ancora stato capace di placare. Sono 27 i candidati in corsa per il Palazzo di Cartagine, 5 dei quali si sono già ritirati. Nessuno di loro ha meno di 50 anni.

Il favorito è un uomo del vecchio regime. A essere favorito è l’ex premier Beji Caid Essebsi, 87 anni, leader del partito Nidaa Tounés, che ha ottenuto la maggioranza dei seggi in Parlamento alle legislative. Tuttavia non si prevede una vittoria al primo turno, e si pensa che il vincitore uscirà dal ballottaggio che molto probabilmente vedrà sfidare Essebsi con il presidente uscente Moncef Marzouki, eletto all’Assemblea costituente nel 2011 dopo aver vissuto a lungo in esilio in Francia e da più parti criticato perché alleato degli islamisti. A giocare in favore di Essebsi anche la decisione della principale forza islamista del Paese, il partito Ennahda, di non appoggiare nessuno dei candidati e dare libertà di scelta agli elettori.

Una donna tra i candidati. Unico candidato donna è l’avvocato Kalthoum Kannou, classe 1959, sposata e madre di tre figli, fino a un anno fa era la presidente dell’Associazione Nazionale dei magistrati. È una femminista dichiarata, attivista di lunga data, ma soprattutto nemica giurata del regime dell’ex presidente Ben Alì. Il suo slogan durante la campagna elettorale è stato “Yes, we Kannou”. Mire forse un po’ ambiziose dato che l’appoggio le viene dato solo dal minuscolo Partito Tunisino, che alle scorse legislative ha ottenuto una manciata di voti. A una radio nei giorni scorsi ha dichiarato: «Il prossimo capo di Stato dovrà prendere delle decisioni urgenti sui piani per la sicurezza e diplomatici. La mia candidatura è un messaggio forte a tutti i tunisini. Significa che la donna tunisina può entrare in concorrenza con gli uomini nei posti dove si assumono delle decisioni politiche». Il suo programma prevede la lotta al terrorismo e aperture innovative nel campo dell’educazione, ma non si pensa possano bastare per raggiungere il soglio della presidenza. Almenno non al primo turno. Se mai dovesse succedere Kalthoum Kannou sarebbe la prima donna presidente in uno stato musulmano.

Dalla Rivoluzione dei Gelsomini a oggi. Il 17 dicembre 2010 Mohamed Bouazizi si diede fuoco nella cittadina di Sidi Bouzid per protestare contro le continue vessazioni  da parte delle forze locali di polizia. Seguono manifestazioni di piazza in tutte le città più importanti del paese, che nel giro di poco più di un mese portano a uno degli eventi più importanti e significativi degli ultimi decenni: la destituzione del venticinquennale regime del presidente Ben Alì, che fugge per salvarsi. Un evento epocale, per i radicali mutamenti che ha comportato negli assetti geopolitici nordafricani, se non mondiali.

Dopo quattro anni di fase transitoria, e tra molti ostacoli, il paese può segnare un momento storico verso la vera svolta democratica. L'approvazione della nuova Costituzione, lo scorso gennaio, è stato il primo momento verso questo processo e l’esito delle elezioni del 26 ottobre il secondo, seppur con qualche perplessità. Non avendo ottenuto la maggioranza schiacciante, infatti, il partito laico è costretto a un’alleanza di governo e non si esclude una coalizione con la seconda forza politica del Paese: gli islamisti del partito Ennahda, con i quali potrebbe profilarsi una fase di transizione basata sul dialogo. Ora è da vedere se il processo di democratizzazione, che ancora presenta molte incognite, verrà completato con le presidenziali.

Le sfida ancora aperte, tuttavia sono ancora molte: un profonda crisi economica, con alti tassi di disoccupazione e un aumento dell’emigrazione, soprattutto tra i giovani, oltre a una situazione di emergenza per la sicurezza legata alla comparsa di gruppi jihadisti. In Tunisia dominano la corruzione diffusa, la mancanza di servizi e l’inefficienza dell’amministrazione statale. C’è un divario enorme tra le città e le campagne, dove le condizioni di vita restano precarie e le aspettative di benessere e democrazia suscitate dalla Rivoluzione sono state deluse più che altrove. La repressione nei confronti del dissenso è sempre stata molto forte, unita all’impunità concessa agli uomini del vecchio regime e alle forze di sicurezza che durante i giorni della rivolta spararono sulle folle. Tutto questo ha determinato una disaffezione dei cittadini verso la politica.